«Augusto Minzolini si deve dimettere subito per l’intollerabile faziosità del suo telegiornale. C’è un limite anche all’indecenza». Sono sicuro che non ci crederà nessuno. Ma queste sono vere, autentiche, nero su bianco, parole di Gianfranco Fini. Il quale se l’è presa per due servizi mandati in onda dal Tg1 che lo riguardano. Il presidente della Camera non ha perso l’occasione di fare sapere anche che nei confronti del Tg1 si riserva di tutelare la propria onorabilità in sede giudiziaria e professionale.
Ne vogliamo dire due al nostro caro presidente della Camera? La prima è che il suo alto incarico dovrebbe portarlo a difendere la libertà di pensiero in ogni sua espressione. Dove vogliamo arrivare, presidente: a mettere il bavaglio ai giornalisti che le muovono qualche critica proprio quando la vediamo impegnatissima a garantire libertà di sputtanamento mediante intercettazioni, sia pure illegittime, che arrivano alle redazioni via procure?
La seconda, onorevole Fini, è che vorremmo si tutelasse dall’effetto boomerang. Dimissioni di un giornalista che la critica? E perché non da lei l’esempio, in una situazione in cui le chiedono (giustamente) di dimettersi da un anno e mezzo? Non lo sa che quando Giuseppe Saragat, occupando il suo stesso scranno, fondò un suo partito, come ha fatto lei, il giorno stesso presentò le dimissioni? E non ha avvertito proprio in questi giorni, tutto l’imbarazzo di dover prendere decisioni decisive per le sorti del governo al quale ella si oppone tenacemente e legittimamente? Si metta in regola onorevole Fini. E nemmeno dopo essersi messo in regola, ci ascolti, chieda le dimissione di un giornalista che la critica. Soprattutto se si tratta di un giornalista che dipende da un’azienda pubblica sottoposta al controllo del Parlamento di cui lei presiede un ramo. Le capitasse domani di cambiare nuovamente posizione politica, qualche procura potrebbe indagarla, come è successo ad altri, per concussione.

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