In un ottimo libro sulla storia della camorra del prof. inglese Tom Behan ho appreso che l’affare migliore per loro è stata la gestione del post terremoto: tangenti del 5% su tutto, monopolio di grassi subappalti in loco e, spesso, il gradito incarico di consegnare ai politici il 3% di loro spettanza.
Mi sembra una questione meritevole dell’attenzione degli storici contemporanei la gestione straordinaria delle catastrofi ( e dei grandi eventi sportivi internazionali), cioè di tutte le occasioni in cui il governo ha dettato regole atipiche per la gestione urgente delle risorse necessarie. In 50 anni si sono verificate 9 volte, e han dato un vigoroso contributo alla crescita del debito pubblico e quasi sempre anche alla ricchezza della delinquenza organizzata, che è diventata un vero “contropotere”, altro che quelli di cui strologa la sottocultura di sinistra…Insomma, direi che meritano una commissione d’inchiesta parlamentare, o comunque un “libro bianco”, come nella tradizione inglese, meno retorica e più produttiva.
Mi sono levato una curiosità: chi era il presidente del consiglio quando furono dettate le regole straordinarie:
-per il Belice, ancora da chiudere adesso dal 67, Leone e poi Rumor
– per l’alluvione di Firenze e per il terremoto del Friuli, due casi gestiti bene, han provveduto due governi Moro: forse è anche per questo che lo han fatto ammazzare?
-per il terremoto dell’Irpinia ci han messo le mani in tanti, cominciando con Forlani e il verboso e distratto Spadolini, per finire con De Mita…
-per Sarno e l’Aquila ci ha pensato Berlusconi, e, suppongo, gli amici di Verdini.
Note per la cronaca: il rapimento Cirillo, snodo essenziale nella storia della camorra e dei suoi rapporti con lo stato, fu gestito dal governo Forlani e dal successivo Spadolini. In loco, da Antonio Gava, che si guadagnò il passaggio a ministro. In buona parte della gestione delle catastrofi, il prof inglese vede circolare il nome di Licio Gelli.
Per chi si occupa di pubblica amministrazione va citata la trista buffonata delle commissioni di collaudo, che si prendono (o prendevano?) l’1% della spesa pubblica dell’opera per certificare il falso, cioè che l’opera era finita e ben eseguita, mentre la gente stava ancora nei container, e per non fare nessun confronto con il costo medio di quelle costruzioni in Italia e in Europa. Le commissioni erano composte quasi esclusivamente da magistrati, ordinari e amministrativi: chi sa se questo scandalo per cui il ministro del lavori pubblici si compra la magistratura dura tuttora?
Claudio Bellavita
PS: Il libro, edito da Newton Compton 2009, è stato stupidamente intitolato “il libro che la camorra non ti farebbe mai leggere” per cui, dopo averlo trovato in una biblioteca, ci ho messo un mese prima di aprirlo…

Lascia un commento