Non torneremmo sul caso Marrazzo sul quale già siamo intervenuti provocando una discussione molto elevata che ha permesso di valutare quanto accaduto da vari punti di vista: etico, politico, antropologico. I contributi di Pietro Caruso, Paolo di Francia, Marzio Siracusa, Giampaolo Mercanzin, Puccio Cartoni, Francesco Mazzeo, Alessandra Campagnano, Gino Di Maro, Maria Rita Monaco e Chiara Boriosi ci hanno fatto toccare con mano quanto appassionata, avvincente e contrastata possa essere una discussione quando gli interlocutori sanno mantenersi su toni elevati e rispettosi nei confronti di tutti: interlocutori ma anche protagonisti della vicenda.
Se ne parliamo nuovamente è perché tutta la vicenda, via via che ne sono venuti alla luce gli aspetti più significativi e sconcertanti, ha fatto emergere un aspetto desolante di questa nostra Italia.
Non sono i carabinieri-ricattatori-mele marce quello che preoccupa di più; non è ovviamente il mondo dei viados e dei loro clienti; e nemmeno apprendere che ci sono persone importanti della politica, ma non solo, che sono ricattabili perché schiavi della loro doppia morale e vittime dell’altrui moralismo.
L’apetto peggiore di tutta la vicenda è la realtà del mondo dei nostri giornali che essa ci permette di decifrare.
Un mondo che tutto fa all’infuori che svolgere il proprio compito: informare la gente di ciò che accade e aiutare a capire.
I nostri giornali non si pongono come mediatori fra la gente ed i fatti, ma come strumenti indispensabili dei ricatti e delle pressioni su uomini di potere per conto di altri uomini di potere.
Spioni, paparazzi, infiltrati, doppiogiochisti, poliziotti e servizi “deviati” lucrano sul potenziale ricattatorio della “merce” procuratasi senza scrupoli perché sanno di poter contare su giornali disposti ad acquistarla. Per usarla a fini di killeraggio nei confronti degli avversari o per toglierla dal mercato se si tratta di amici. La cronaca recente e meno recente ci offre esempi di entrambi i casi.
I giornali che sono in mano non a editori puri ma a chi li usa per i propri affari, non cercano lo scoop per lo scoop. Lo cercano se può giovare all’amico e nuocere al nemico: i carabineri “infedeli” che ricattavano Marrazzo (e che forse erano essi stessi inconsapevolmente manovrati) hanno agito consapevoli di questo contesto; e allo stesso modo si comportano agenzie, fotografi, pseudo-investigatori e gossippari che popolano un certo mondo.
Se si può usare ancora questa parola, è questo l’aspetto che maggiormente fa schifo del caso Marrazzo.
CASO MARRAZZO: LA FIGURA PEGGIORE LA FANNO I GIORNALI
I nostri giornali non si pongono come mediatori fra la gente ed i fatti, ma come strumenti indispensabili dei ricatti e delle pressioni su uomini di potere per conto di altri uomini di potere.

Lascia un commento