Non so se ve ne siete accorti. Nonostante ne abbiano già spillaccherato mediologi e merdologi di vario rango e sapienza, par che nessuno abbia intuito che la tempèrie, il clima e lo stile stesso della corrispondenza Veronica – Silvio (e speriamo si fermi qui) sono di impianto deamicisiano.
Ve le ricordate le immortali e mortifere pagine del libro “Cuore” quando apparivano nel testo, ogni tanto, quelle lettere dove si rimproverava al tapino Enrico di avere fatto uno sgarbo alla propria madre, d’aver dato una risposta impertinente alla sorella o di non essersi soffermato a fare la carità al solito cencioso storpio che bazzicava mendicando sotto casa ?
La maniacale attenzione del papà, quasi sempre lui l’autore delle lettere, andava alla ricerca poliziesca di buoni sentimenti e di attitudini al comportamento da piccolo gentiluomo infarcito di precetti che costituivano il fondamento di una sana educazione, all’italiana. E stangava con parole dure, anche umilianti, (“T’ho visto, Enrico…”) da farlo sentire una piccosa canaglia, l’Enrico, che se ne vergognasse per l’eternità e andasse poi a piatir perdono dagli offesi.
Così ha fatto Veronica con Silvio suo.
Lo ha richiamato pubblicamente all’ordine, sul giornale; che se non ci fosse lei in quella casa a tenere un po’ di disciplina con tutte quelle malsane frequentazioni di Silvio e quel viavai di brutta gente, chissà dove si andrebbe a finire, perdinci.
L’argomento si sa, è – per l’epoca del libro “Cuore” – un po’ pruriginoso, ma i tempi cambiano; quante Cesire, Adalgise o Giselle, oggi come oggi, non vorrebbero rimproverare pubblicamenti i propri Corradi, Casimiri, Gaetani per quelle attenzioni che essi rivolgono alle cassiere dei caffè, alle signorine del supermercato, alle impiegate della posta, indugiando sull’abbondanza delle loro natiche e sull’esuberanza delle loro poppe, con apprezzamenti non proprio da galateo. E forse qualcuna lo fa, in casa, con la bava alla bocca e qualche epiteto pungente; forse vola anche qualche piatto del servito buono. Ma tutto resta lì, tra le pareti domestiche o solo ghiottamente spiato dai vicini di casa. Il masculo conclude con un “Cesira, con tutti i pensieri che ho, mi ci mancheresti anche te a rompere i coglioni…!!!”, Cesira piangiucchia e poi si va a sfogare con la mamma che chiosa: “Te l’avevo detto io che era un pezzo di merda…!”
Propongo che si crei su tutti i giornali, in prima pagina, uno spazio – “Cuore di Veronica” – dove con nomi e cognomi le dignità offese delle nostre dame, anche di quelle che non fanno scoop, possano essere denunciate e risarcite dalle vergognose scuse dei mariti e compagni; la grande lezione, il grande esempio deamicisiano di Veronica non possono andare dispersi.
Ettore Borzacchini

E’ consigliabile e auspicabile che la televisione e i giornali si dedichino, a problemi seri, d’interesse collettivo e soprattutto educativi e formativi. Basta con questi salotti rosa in televisione. Basta con i pettegolezzi, nauseanti e irritanti, dei giornali. Oggi, da parte di tutti e di tutto, un poco più di serietà non farebbe male. Anche la semplice ironia va ridimensionata.