
Alla domanda di “Repubblica”(17 giugno), “Presidente, ritiene di avere vinto o perso alle regionali”, Matteo Renzi così risponde: “Il Pd ha vinto, governiamo 17 regioni e abbiamo un consenso nel Paese che è il più forte di tutta la sinistra europea”. Ma anche lui, la mattina, deve guardarsi allo specchio. Perciò aggiunge: “Però non basta”. A ogni buon conto, poiché il ragazzo è sveglio, tiene a precisare: “il Pd rifletterà, perché i cittadini non sbagliano mai”.
Non sarà stata una Caporetto, la sua. Ma poco ci manca. Se è vero che ha perso due milioni di voti e il Pd è passato dal 41 per cento delle europee al 25 per cento delle regionali. Le sue pupille, la Moretti in Veneto e la Paita a Genova, sono state umiliate dagli avversari. Emiliano e De Luca, eletti rispettivamente alla presidenza della regione Puglia e della regione Campania, non sono certo dei renziani doc. In Umbria la candidata del Pd ce l’ha fatta per il rotto della cuffia. Perfino nella rossa Toscana Enrico Rossi è arretrato di non poco rispetto alle precedenti regionali. E nel complesso i consiglieri renziani, a risultati acquisiti, sono appena 54 su 112.
La verità è che la luna di miele tra Renzi, considerato il personaggio nuovo per eccellenza, e gl’italiani non è che un lontano ricordo. E l’uomo del fare sempre più si arrovella in problematiche quadrature del cerchio. E allora può dirsi contento come Vittorio Gassman nel film “I mostri”. Dopo essere stato brutalmente buttato al tappeto durante un incontro di pugilato, non riesce più a riprendersi. Riconosce che i cazzotti fanno male. Ma lui, chissà perché, si dichiara contento.

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