Sono note le ragioni che ci hanno indotto a non entrare nella Costituente socialista e a preannunciare che non entreremo del PS. In primo luogo eravamo e restiamo fautori di un disegno più ampio che portasse all’aggregazione e alla contaminazione fra i filoni laico, liberale e socialista.
Non è, come qualche spirito lieve ha detto e scritto, un problema nominalistico. Da questa diversa impostazione discendono infatti conseguenze che sono rese ancora più evidenti dall’attuale stato comatoso della maggioranza che sostiene il governo Prodi, cui i socialisti sono legati a filo doppio: in quanto facenti parte della Rosa nel Pugno e in veste di Costituente socialista.
Se si andasse avanti lungo la strada tracciata a Bertinoro, la necessità di ricercare il consenso dei liberali, repubblicani, radicali, socialdemocratici, organizzati o sparpagliati, di entrambi gli schieramenti, non consentirebbe lo schiacciamento e la totale perdita di identità, prima ancora che di visibilità, dentro l’attuale maggioranza, impegnata a sostenere un governo non solo traballante ma soprattutto dannoso per il Paese.
Ancora una volta siamo costretti a formulare agli amici del PS la domanda che già rivolgemmo allo SDI: perché restate in questo governo, e qual è la vostra linea del Piave, il confine oltre il quale, si tratti di laicità, di politica economica o internazionale, non siete più disposti al sacrificio? E ancora: perché non vi liberate da responsabilità che non avete, dato lo scarso peso elettorale e, quindi, nel governo, per dedicarvi veramente e interamente ad un grande progetto: quello della nascita di un forte partito liberalsocialista che deve andare ben al di là della micro-ricomposizione della diaspora socialista?
Conosco abbastanza gli uomini che attualmente guidano il processo di nascita del PS. E li stimo troppo per pensare che non sappiano bene che la spinta della Costituente si è rapidamente esaurita. E’ inutile prendersela con lo scarso rilievo dato dalla stampa alle vicende socialiste. Che la grande stampa abbia un atteggiamento di sufficienza verso tutto il mondo laico-socialista, è vero. Ma innestare il processo per una forza nuova appiattendosi sul governo ed eludendo deliberatamente l’impatto con gli elettori, facendo convegni e seminari ma sfuggendo al bagno impegnativo e rischioso delle primarie, non aiuta certo a superare il muro dell’indifferenza.
E dunque, se l’appiattimento, anzi la mimetizzazione dentro la maggioranza, è la cifra che accompagna la nascita del PS, significa che il vertice di questo partito si rende conto che non può fare diversamente. E, almeno in questo, non sbaglia. La via è obbligata perché il nascente PS non si è ancora dotato di una politica autonoma: una strategia, una dimensione ed un metodo che consentissero di procedere in autonomia. Soprattutto per questo, per concedersi non il lusso ma la condizione essenziale dell’autonomia noi volevamo che la Costituente fosse non “aperta ai” ma “composta anche”, fin dall’inizio, di laici e liberali, repubblicani, radicali, etc.
Come più volte detto, non consideriamo concluso il discorso e continueremo a darci da fare per questo obbiettivo. Intanto non sarebbe male se il PS, mentre viene edificato, non guardasse solo al proprio bellico ma si ponesse il problema di assumersi qualche responsabilità in più verso il Paese.
Nicola Cariglia

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