
A 10 anni di distanza dalla scelta dell’auto-esilio per sfuggire alle sgrinfie della giustizia spagnola, come in un romanzo picaresco, genere letterario nato in Catalogna, l’avventura di Carles Puigdemont si conclude; il leader dell’indipendentismo di centrodestra catalano ha ottenuto il provvedimento di amnistia già varato due anni or sono dal governo Sanchez e la possibilità di tornare da uomo libero nella sua terra natìa. La vicenda in queste ore si é arricchita di surrealismo infatti Puigdemont, come nei racconti di fantasia, ha morso la mano del suo benefattore; in altri termini obbligando il suo gruppo parlamentare a votare contro per disarcionare il governo che lo aveva salvato macchiandosi del reato di tradimento; condotta assai consueta nella vita politica convulsa delle fragili democrazie europee durante il disordine Mondiale.
Detto questo, Puigdemont è stato protagonista indiscusso delle epiche giornate di Barcellona quando spinse ad un pericoloso precipizio la Catalogna promuovendo il referendum per l’indipendenza, certamente con il concorso di una società civile profondamente indignata con Madrid a causa dell’affossamento del tribunale costituzionale spagnolo nel 2010 dello Statuto di autonomia promosso quattro anni prima da tutte le forze democratiche catalane e votato persino alle Cortes.
Carles Puigdemont torna in patria dopo gli anni al Parlamento Europeo e la sua etero direzione del movimento indipendentista dal proprio eremo di Waterloo. In mezzo ci sono state due detenzioni, una in Germania ed una in Italia a l’Alghér per dirla in Catalano, una vittoria alle elezioni autonome ed una sconfitta sonora a Barcellona ed a nuove elezioni regionali che hanno consegnato la guida politica ai socialisti catalani che hanno spinto affinché venisse data una opportunità per disinfiammare la situazione locale attraverso un provvedimento di clemenza generalizzato verso i leader politici che avevano partecipato alla insubordinazione referendaria.
Puigdemont ha proseguito nella sua battaglia ideale ed a giocare al gatto ed il topo, comparendo nella politica catalana, una volta anche di persona in una mattina di ottobre nella capitale, e scomparendo come un personaggio non privo di slancio ideale e creativo. L’uomo che ho conosciuto in una notte barcellonina ad una settimana dagli scontri tra le forze inviate da Madrid e gli elettori del referendum considerato “illegale” mi apparve tutt’altro che irragionevole, ma era avvolto dentro la retorica e l’epica irrendentista, convinto di essere nel giusto e di interpretare il sentimento di un’intera nazione. Al di là della rovinosa azione poliziesca di Madrid egli si sbagliava perché non c’era un clima favorevole per garantire sul piano politico e legale la separazione all’interno dell’Unione europea di una regione così importante, e parimenti avrebbe provocato anche delle serie perplessità all’interno dell’alleanza difensiva a cui partecipiamo, argomento questo su cui insistetti affinché non si lasciasse troppo irretire dalle sirene di disponibilità che gli uomini dell’amministrazione Trump, quello della prima nomina non ancora imbevuto di ideologia MAGA,, e badasse al contrario a non dividere la sua gente.
Puigdemont era convinto che il popolo lo avrebbe difeso dinnanzi al tentativo di Madrid di condurlo in carcere. Si sbagliava, fu costretto a riparare all’estero protetto da un’immunità europea.
Ritornerà da uomo libero come in definitiva è giusto che sia, voleva l’indipendenza della catalogna e ha rischiato di perderne persino l’autonomia, e per paradossale che possa apparire ha valorizzato le diversità nazionali che sono la ricchezza della nostra Unione Europea. Per questo il sindaco ribelle di Girona epigono del catalanismo di Pujol è atteso ad una nuova prova questa volta di responsabilità e sarà apprezzato da tutti i democratici europei.
Bobo Craxi

Lascia un commento