Sandro Pertini, il 9 luglio del 1978, appena eletto Presidente della Repubblica ai giornalisti che chiedevano se sua moglie avrebbe rivestito il ruolo di First Lady rispondeva che Carla Voltolina voleva rimanere fuori dal Quirinale, nel loro nido di Piazza Fontana di Trevi. Qualche giornalista scrisse che sette anni sono lunghi, prevedendo, quindi che Donna Carla avrebbe ceduto.
Il Presidente fece la prima visita ufficiale a Firenze tre mesi dopo l’elezione nella sede del Consiglio regionale, omaggiato da Loretta Montemaggi e Lelio Lagorio e dai sindaci e presidenti delle province della Toscana. Al termine della cerimonia un’amica Elena Mannini che li accompagnava mi presentò la coppia. Elena, costumista, e il marito Italo Dall’Orto, attore, mi dissero che Carla avrebbe fatto la pendolare tra Roma e Firenze per fare volontariato, tre quattro volte la settimana, a Santa Maria Nuova al Pronto Soccorso Psichiatrico, diretto dalla Professoressa Gabriella Magherini. Aggiunsero che il Presidente affidava Carla a loro e a loro amici.
Carla, laureata in Psicologia a Torino, si era laureata anche in Scienze Politiche come Sandro che, dopo la laurea in giurisprudenza a Genova si era laureato alla Cesare Alfieri con una tesi su “La cooperazione”. Spesso Sandro le raccontava i begli anni della gioventù trascorsi a Firenze prima di affrontare le lotte politiche contro la dittatura che gli costarono 5 anni di confino, una condanna a 11 anni di reclusione di cui 7 trascorsi in carcere e il resto al confino. Sandro il giorno di Natale del 1980 ci raccontò, grazie a Carla, le peripezie di Sandro durante la Liberazione di Firenze.
Carla, per tutti quei motivi, aveva scelto Firenze come punto di riferimento, fuori dalle noie della popolarità e anche del Cerimoniale, perché era una donna indipendente e libera, un carattere ben diverso da quello di Sandro, un uomo deciso, sempre molto rispettoso delle forme, elegante nell’eloquio, e anche nell’abbigliamento.Carla, invece già dagli anni ’60, acquistava a Porta Portese vestiti dalla foggia originale, e dai colori vivaci, un modo per provocare un po’ il marito.Chi scrive andava spesso alla Stazione a prenderla. Una volta arrivò vestita con pantaloni neri e una giacca bianca con revers di raso, praticamente una giacca da smoking. Mi complimentai, le chiesi dove l’avesse comprata e lei, in mezzo ai viaggiatori frettolosi, girò il colletto e mi mostrò una targhetta: “Grand Hotel- Lugano”. tanti anni prima con mille lire l’aveva acquistata a Lugano da un cameriere, sconcertando un po’ Sandro.
Firenze ha avuto l’onore di ospitare Il Presidente ben 16 volte in occasione di mostre, rappresentazioni teatrali e cerimonie ufficiali. Era Carla che lo convinceva- ovviamente mettendosi d’accordo con il Cerimoniale – a venire a Firenze, perché quelle erano le uniche occasioni per potergli stare accanto, anche se sempre un po’ defilata, per godere dell’affetto che i fiorentini nutrivano nei riguardi del marito.
Spesso, in occasione delle giornate fiorentine di Sandro, gli amici di pattuglia di amici di Carla si riuniva in casa di Elena Mannini il cui marito, Italo, qualche volta accompagnava con la chitarra Sandro che cantava “Addio Lugano Bella”, la famosa canzone di Pietro Gori, che il Presidente aveva sentito cantare in carcere tante volte dai suoi compagni di cella anarchici. Una sera un po’ troppo presto, erano appena le 23, improvvisamente salutò tutti e Carla ci rimase un po’ male. Lui le spiegò che non poteva lasciare la scorta ad aspettarlo e che voleva andare a riposarsi. In realtà alla tenuta di San Rossore, allora presidenziale, quelli della scorta preparavano una spaghettata e poi insieme a Pertini giocavano a lungo a scopone, la sua passione. Dopo un’ora Sandro telefonò a Carla che, ascoltate le sue parole, sorrise: “ Anche questa volta me l’ha fatta! Sandro mentre l’auto arrivava a San Rossore ha visto, al di là del cancello, una cerbiatto fermo che lo ha fissato come se sorridesse e mi dedicato quel sorriso”.
A proposito di scopone, a Sandro, in coppia con il Colonnello Piccinini, capitò di incontrare due avversari che Pertini conosceva. disse: “Contro questi due, caro Colonnello, non ce la faremo mai perché usano la telepatia.” Infatti erano due famosi gemelli: i registi Andrea a Antonio Frazzi. Carla viveva di quei rari momenti di gioia, ma quando era a Roma la sera vedeva Sandro stanco, spesso turbato:era il settennio di tragici eventi che gli italiani ben ricordano e il cui peso gravava sul Presidente.
Un sabato sera, verso le venti, mi telefona Carla e mi dice: “Domani vengo da voi a pranzo e – dopo una pausa – aggiunge: “Viene anche Sandro”. Sentendomi un po’ perplesso e silenzioso mi dice: “Ma come, non vuoi ricevere un tuo caro compagno socialista?” Del menù parlò con mia moglie Cristiana, e si raccomandò di acquistare l’acqua di Evian per Sandro,un ricordo dei suoi anni trascorsi in Francia. Alle 12 arrivarono 10 auto e si sentirono sbattere 40 sportelli.
La gente si affacciava alle finestre e molti fiorentini del rione di Piazza Beccarla seppero di quella sorpresa. Sandro, mi chiese di poter telefonare – aggiungendo che mi avrebbe pagato la conversazione – e di voler rimanere solo. Si sentiva, nonostante le porte chiuse, la voce tagliente di Sandro che invitava Maccanico, a nome suo, a rispondere per le rime ad un parlamentare che, come riportavano i giornali, aveva polemizzato nei suoi confronti..
Il pranzo andò bene. Tante le battute tra moglie e marito. Sandro gustava i tortellini in brodo e Carla diceva: “Ecco, con i tortellini e con un po’di secondo lui è a posto. A cena gli bastano 15 grammi di formaggio e un po’ di pane. Sandro, con il cucchiaio sospeso aggiunse, : “Signori, a volte abuso e ne mangio anche 20-25 grammi.” E Carla rimaneva un po’ di stucco.
In uno dei suoi soggiorni di 24 ore a Firenze, Sandro mi chiamò, eravamo in casa di Elena, per assistere al conferimento di una onorificenza. Il destinatario era emozionatissimo: “Signor Alfio Rigacci Le conferisco l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica, da Lei ben meritata per tutta la pazienza dimostrata nei riguardi di mia moglie, consolandola nelle ore che precedevano gli esami e la laurea”. Era il mitico Alfio, bidello della Facoltà di Scienze Politiche, non solo per i meriti acquisiti nei confronti di Carla, ma di tutti gli studenti succedutisi negli anni in quella Facoltà.
Molti fiorentini ricordano Carla, soprattutto ora che non è più tra noi, per quel suo carattere libero e ottimista, ma vale la pena di ricordare che fu giovane partigiana a Torino, catturata dalle S.S. nelle Marche durante un rastrellamento e fatta evadere dal medico dal carcere. Il suo nome è iscritto al Distretto Militare di Roma come combattente decorata con la Croce di guerra.
L’ho sentita al telefono qualche giorno prima della sua scomparsa. Mi chiedeva notizie di una lapide che sarà posta in Via Ghibellina al n. 109 dove Bruno Bertoletti aveva ospitato Sandro,
clandestino e condannato a morte nell’agosto 1944. Alcuni mesi fa le avevo letto l’epigrafe che proponevo e lei era molto contenta. Non le ho saputo dire le ragioni del ritardo: mi aveva detto che sarebbe stata presente alla cerimonia.Cose che capitano a Firenze.
Giovanni Errera

io non ho avuto il piacere di conoscere Carla Voltolina, che dall’articolo ne esce come una persona piacevolissima, ma ho avuto e ho, il piacere e l’onore di conoscere Giovanni Errera. Complimenti Giovanni, un articolo bello e sentito.
grazie Giovanni per quest flash su Carla Voltolina, dove anche a Firenze è poco conosciuta. Molto bello, col tuo godibile stile, ricordare aspetti interessanti, ma poco noti di persone meravigliose come Carla; della quale anch’io conosco troppo poco.
Non la conoscevo. E quello che so del marito lo so perchè lo ho letto o sentito raccontare.
Ma dal quadro ne esce una figura – la signora Carla – veramente di alto livello.
Mi lasciano perplesso le ultime righe.. quando si fa un richiamo al comune.. ecco. se potessimo sapere di più..
comunque molti complimenti ancora