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CARI COMPAGNI, PER IL NOSTRO BENE, FERMATEVI

Pubblichiamo un appello sottoscritto da numerosi esponenti di sinistra che pone con forza il tema della difesa della legalità e dello Stato di diritto. Per noi laici e riformisti una difesa naturale, consustanziale al nostro modo di essere e di pensare. Per una sinistra dipietrizzata e smarrita, ipnotizzata dal giustizialismo e ormai insensibile ai sacri e insopprimibili diritti del cittadino, un richiamo rivoluzionario. La rivoluzione di tornare ad essere se stessi. (n. c.)

di Nicola Cariglia | 25 Gennaio 2011

Care compagne e cari compagni, per carità, per il nostro bene, fermatevi.
Il nostro avvenire, la libertà, i nostri diritti e quelli delle persone colpite dalla crisi e dall’ingiustizia sociale, non possono essere affidati alla legge e alla violenza dello Stato. Ai tribunali. Alla repressione. In passato ci è capitato, qualche volta, di pensarlo. Poi abbiamo capito che sbagliavamo.
Non possiamo sperare nel carcere, nell’arresto dell’avversario più detestato, nei sistemi di intercettazione a tappeto, nella logica dei corpi separati e persino nell’intervento del Vaticano per ottenere ciò che non abbiamo ottenuto con il consenso.
Nel giustizialismo non c’è meno oscurità che nel comportamento arrogante della politica di potere.
Rischiamo di trasformare il popolo della sinistra, dei democratici, in tricoteuses compiacute e senza idee, che se ne stanno lì davanti alla ghigliottina e assistono al Terrore rivoluzionario mediatico e alle controffensive della Vandea. Oppure in castigatori moralisti dei comportamenti privati e sessuali di chicchessia, fino ad invocare l’ingerenza della Chiesa sulla politica, e a scagliarci contro le donne poco castigate, contro i libertini, contro gli eccessi sessuali, o contro il peccato.
Certo, cari compagni, nel nostro passato abbiamo qualcosa che non va. Vi ricordate quando pensavamo che la “celere” e le leggi speciali e le carceri e le proibizioni fossero il modo giusto per risolvere il disagio sociale o la ribellione dei giovani? E mettere in salvo la linea del partito? Vogliamo liberarci di quel passato, oppure vogliamo riprodurlo tale e quale, ma senza avere più il partito, né la linea, e senza esserci accorti di quanto sono cambiate le cose?
Che vuol dire per noi essere di sinistra? Più o meno significa questo: indicare una missione e obbiettivi per la crescita dell’equità, della giustizia, della libertà. Giusto? Ma qualcuno ci dice: “D’accordo, avete ragione, ma per ora c’è una emergenza più grande della giustizia sociale o della libertà. Questa emergenza è la lotta contro la corruzione e contro il malcostume”.
Giusto, la corruzione va perseguita. Ma non è l’emergenza delle emergenze. E la corruzione va perseguita, ma non, come fu nel ’92-’94, decapitando una classe politica, o esercitando la pressione della carcerazione preventiva, a volte abusiva. E’ troppo lunga la lista di errori, di vittime, di interferenze nella vita politica dovute a processi mediatici o sbagliati. Dobbiamo difendere il sistema dei diritti dell’imputato la cui salvaguardia risale a prima della stessa Rivoluzione francese. E la corruzione va combattuta sì con le indagini, ma soprattutto con l’efficienza e la trasparenza delle funzioni pubbliche, come dicono i rapporti dell’Ocse sull’argomento: perchè una società in cui lo Stato non funziona finisce per avere bisogno di corrotti o servi per funzionare.
L’esercizio della giustizia deve essere efficace, ma esemplare nel rispetto delle regole e nella sobrietà dei comportamenti, più di quanto non spetti agli imputati. Il braccio della legge deve esercitarsi senza ossessioni di protagonismo. I poteri di indagine non devono ridurre i cittadini, testimoni o sospettati, a numeri di telefono intercettabili e a condannati molto prima del giudizio, né a quei poteri debbono sommarsi considerazioni moralistiche, né va utilizzato in modo devastante il circuito mediatico come prima ed ultima sede di sentenza.
Non lo credevamo, ma oggi la sinistra rischia una involuzione autoritaria, rischia di abituarsi a pratiche liberticide.
E per di più questa involuzione si realizza circondata da una sorta di consenso totalitario, che si somma alla paura del dissenso per meschine finalità politiche o elettorali. E’ una doppiezza che abbiamo allontanato da tempo, e che non renderà più credibili i propositi di riscatto sociale, non sanerà le divisioni, ma renderà la società meno libera e più ingiusta.
Cari compagni, evitiamo di trasformare la sinistra in una nuova destra, pulita e reazionaria, bigotta e illiberale, antifemminsita, moderata e populista. Siamo ancora in tempo. L’Italia ha bisogno della sinistra. Non ha bisogno di manette né di intellettuali o di politici che giocano a fare gli sbirri.
Piero Sansonetti
Fabrizio Rondolino
Ottaviano Del Turco
Claudio Velardi
Massimo Micucci
Enza Bruno Bossio

Associazione “Néon. Per una Nuova Italia”
Enrico Antonioni
Gianni Bernini
Alessandro Bertinazzo
Roberto Bianchi
Celestina Brivio
Antonio Bruno
Paolo Del Bufalo
Peppino Cancelliere
Paolo Codeluppi
Piero Conti
Dino Cutarelli
Giovanni De Dominicis
Nedo Di Batte
Gabriele Di Bucchianico
Giuseppe Alberto Falci
Silvano Guidi
Kuliscioff
Paolo Mautino
Manuel Mascaro
Pasquale Motta
Luigi Nardullo
Riccardo Nencini
Giuseppe Nitto
Gabriele Petrone
Marco Reis
Giuliano Romani
Alessio Saderi
Sabatino Savaglio
Gaetano Scarcella
Andrea Severi
Rocco Tanzilli

***
Chi vuole aderire può farlo inviando un’email a redazione@thefrontpage.it

Pubblicato in : Primo piano

Info Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Giampaolo Mercanzin

    25 Gennaio 2011 alle 14:47

    Ottima iniziativa di Sansonetti e Rondolino che da tempo vedo molto insofferenti a tutta questa NUOVA IDENTITA’ della cosiddetta “sinistra”.
    Credo, se posso esprimere un giudizio, che una delle questioni da risolvere sia togliere dal Giornalismo d’inchiesta radiotelevisivo personaggi schierati a senso unico, alla stregua di altrettanti personaggi, autoproclamatisi “comici”, e che fortunati loro, vedono solo con l’occhio “sinistro” deformando fraudolentemente la realtà.
    Nessuno che abbia fatto tesoro, anche in mancanza di una minoranza politica degna di questo nome, di quanto affermato da Tony Blair, proprio in una trasmissione di questi “intrattenitori” con tessera (anche se non ce l’avessero!).

    Rispondi

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