Oggi volevo parlarvi di una meravigliosa storia d’amore tra una vispa ragazza di 84 e un romantico ragazzo di 87 anni. Scoppiata dopo un corteggiamento di due anni di lei verso il lui a suon di regalini e appostamenti. Lui, seppur cauto, ha ceduto. E ora vivono una primavera di dolcezza. Ma ne parleremo la prossima volta, se mi danno l’autorizzazione. Oggi scriviamo, con voi, alla neo ministra del Turismo Maria Vittoria Brambilla. Che un Paese a fortissima vocazione turistica non avesse un rappresentante di governo col rango di ministro faceva un po’ impressione e anche ridere i polli. Adesso la forma e i livelli sono a posto, vediamo la sostanza. E la sostanza è che il turismo mondiale cambia e noi non possiamo andare avanti solo a cartoline. Cara Brambilla immagino quanti consigli, appunti, messaggi, indicazioni, segnalazioni le siano arrivate in questo anno e continueranno ad arrivarle per individuare progetti ed iniziative che (ri) diano smalto all’immagine turistica dell’Italia. Tutte bellissime e tutte rispettabilissime, immagino. Dai Festival ai monumenti, dalle ville all’arte nel verde e via elencando. Ma c’è un lato del turismo che non ha mai tradito ed è sempre stato all’altezza delle aspettative: quello eno gastronomico. Cioè cibo e vino. In nessun Paese come l’Italia il turismo enogastronomico ha assunto una fisionomia così diffusa e consistente, con una ventina di leggi nazionali, 140 Strade del Vino e dei Sapori, 1.300 Comuni attraversati da questa rete capillare, che comprende quasi 400 denominazioni territoriali di vini, oltre 4.000 ristoranti, quasi 33.000 prodotti e più di 3.300 cantine. L’enogastronomia è la carta vincente per la destagionalizzazione dell’intero settore del turismo. Cara Brambilla un piccolo consiglio dalla provincia: si butti sulla tavola. Una coda agli Uffizi è sicuramente lenita se dopo si prospetta una ribollita innaffiata dal chianti. Un percorso assolato negli scavi di Pompei è già pre-gustato se all’orizzonte della mente compaiono una mozzarella e un greco di tufo. Una rampicata o una passeggiata tra Corvara e Selva sono già più digerite se poi hai l’idea del sapore e del gusto dei canederli e di un grande blauburgunder. Una cosa è chiara: il nostro turismo, da quello balneare a quello d’arte, da quello escursionistico a quello dello spirito, è intrecciato, connaturato, innestato nella buona produzione di cibi e vini italiani. Lì vinciamo di sicuro. Altrove è da vedere. E non si tratta di fare ovunque una scorpacciata di piatti tipici, ma di assaggiare il territorio attraverso una o due tipicità del posto. I sapori di questo Paese sono innumerevoli come gli scorci di un lago o i panorami di una valle, e bella loro varietà vanno gustati. Secondo l’Osservatorio sul Turismo del Vino , nel 2008 l’attrazione enogastronomica ha fatto registrare una forte crescita dei flussi turistici : dal 18% al 20%. E se all’enogastronomia spetta il primo posto tra i motivi del viaggio in Italia (33%), c’è una sostanziale equivalenza per ambiente e bellezze naturali (24%), arte e cultura (22%) e vino (21%). Il turismo del vino è fattore determinante per lo sviluppo turistico ed economico del territorio, soprattutto in Campania, Lazio, Piemonte, Marche, Sicilia, Veneto e Lombardia, e se in Abruzzo non ha ancora assunto una rilevanza significativa ma alimenta aspettative future, risulta già ampiamente affermato in Trentino, Umbria, Toscana, Puglia, Friuli ed Emilia Romagna. Si dovrà pensare prima o poi a un monumento alla piadina e al sangiovese.
Fabrizio Binacchi
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