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CAPRE E CAVOLI

E’ una vergogna che, dopo 80 anni dalla realizzazione dello stadio, a Firenze non si sia ancora compreso che il valore di un’opera d’arte prescinde da tutto il resto e che la distruzione stolta e sistematica della propria storia non solo non restituisce verginità a un passato esecrabile, ma accentua invece l’esecrabilità di chi lo vuole distruggere. Di Andrea Viero

di Andrea Viero | 24 Agosto 2011

Su La Nazione del 17 agosto u.s., a pag.8 della cronaca di Firenze, la consigliera comunale della Commissione Cultura, Susanna Agostini, a proposito dello stadio Franchi, dichiara che: “Io sono per la scelta di adeguare alle nuove esigenze la struttura esistente……… Trovando un punto d’incontro con le richieste della Sovrintendenza………I modelli di riferimento li troviamo negli stadi di gran parte del continente… ……. anche un piccolo stadio come l’Auguste Delanue (Délaune, ndr) di Reims in Francia…….. Spostare oggi lo stadio della Fiorentina all’interno di una Cittadella, comunque di là da venire, trasformerebbe un Franchi chiuso o quantomeno non adeguatamente vissuto, in una cattedrale nel deserto con il rischio di degrado della struttura.”
Conoscendo la competenza e la serietà della consigliera Agostini, sorprendono le sue affermazioni forse scaturite dalla poca conoscenza dell’opera di cui parla. Ma, visti i pregressi atteggiamenti delle amministrazioni fiorentine nei confronti del nostro patrimonio, non si possono eludere alcune considerazioni.
Qualsiasi altro paese civile avesse la fortuna di possedere l’ex Stadio Berta, lo dichiarerebbe museo di arte moderna, con visite guidate per turisti e di studio per aspiranti architetti fuori dalle manifestazioni compatibili con la struttura. Lo tutelerebbe effettivamente (e anche su questo argomento ci sarebbe da aprire un discorso molto approfondito) in quanto si tratta di una delle più importanti opere del ‘900 a livello mondiale.
La “leggerezza” attuale non è certo maggiore di quella che, nel 1990 (quando solo pochi consiglieri sollevarono critiche, proponedo lo spostamento dello stadio in altro sito), consentì la realizzazione di sovrastrutture di adeguamento le quali, a mio avviso, hanno deturpato le linee, le forme e la godibilità d’insieme della struttura. E sorvoliamo sugli orribili orpelli aggiunti dopo.
Da vari decenni è in atto una sistematica distruzione (tanto politicamente mirata quanto affaristicamente “interessata”) delle memorie del periodo monarchico (toponomastica di viali, spostamento della statua equestre a Vittorio Emanuele. II° da p.zza della Repubblica, cancellazione visiva del ponte ferroviario dello Statuto, prossima distruzione dell’area ex Macelli, etc) e di quello fascista (vedi la demolizione della ex GIL, le previste “ristrutturazioni” della Manifattura Tabacchi e del palazzo Mazzoni), con ciò confondendo il valore delle opere con quello dei regimi che le hanno volute e prodotte.
Inoltre è quantomeno incomprensibile il comportamento della Soprintendenza (si ricordi il rialzamento esagerato antistante la Fortezza, prima approvato e poi, per fortuna, non relizzato) che dà il suo placet a che monumenti nazionali sotto la sua tutela vengano fatti oggetto di…“restyling”.
Come non inorridire di fronte a ipotesi come quelle di un nuovo adeguamento, ipocritamente o ignorantemente chiamato restyling (operazione che si fa a qualcosa di esteticamente superato, non certo a delle opere d’arte!), con una spesa di 60 milioni previsti (poi si sa come vanno queste cose!), quando con 10 o 20 milioni in più lo si costruirebbe nuovo in una zona più idonea e lontana dal tessuto urbano? Invece di distruggere definitivamente un nostro capolavoro, ripuliamolo dalle superfetazioni e riportiamolo all’originario linguaggio architettonico, costruendo il nuovo stadio là dove può stare senza recare danno ai cittadini residenti. Lo stadio “Berta” può tranquillamente tornare alla capienza originaria, ospitando manifestazioni di atletica, rugby e altri eventi effettivamente sportivi e civili, compatibili con la vita dei residenti. I fiorentini amerebbero avere ancora davanti ai loro occhi una “cattedrale” come questa!….
Purtroppo anche la stampa si mette a creare confusione. Si pubblica addirittura, senza commento, l’ipotesi di demolizione del Franchi!…… Ma siamo matti?! E’ vero che chiunque ha libertà di dire la propria idea, ma occorrerebbe anche che un giornale nazionale prendesse una posizione chiara e consapevole per evitare che certe follìe possano essere prese in considerazione dal pubblico che magari, sull’argomento, ne sa poco o niente. Abbiamo forse già scordato l’orrore, giustamente provato da tutto il mondo civile, per la distruzione a cannonate dei Buddha di Bamiyan a opera dei talebani?….
E’ una vergogna che, dopo 80 anni dalla realizzazione dello stadio, a Firenze non si sia ancora compreso che il valore di un’opera d’arte prescinde da tutto il resto e che la distruzione stolta e sistematica della propria storia non solo non restituisce verginità a un passato esecrabile, ma accentua invece l’esecrabilità di chi lo vuole distruggere.
Basta! E’ stato distrutto anche troppo di ciò che non doveva esserlo e niente di quanto lo avrebbe meritato (si vedano certe nostre periferie per endersene conto). Io, come (spero) la maggioranza dei cittadini, voglio conoscere la mia storia, anche (forse soprattutto) quando non è stata nobile; quantomeno perché i suoi segni nel paesaggio servano da monito! Ma, certamente, non accetto che l’evoluzione del pensiero artistico e culturale e il sedimento della storia, narrata dai suoi monumenti, siano cancellati.
A proposito poi del confronto proposto dalla consigliera Agostini, fra lo Stadio di Firenze e quello di Reims, va fatto presente che si tratta di due opere inconfrontabili, non foss’altro (se proprio non si vedono “a occhio” le differenze) per il valore del loro primo progettista.
Pier Luigi Nervi è stato uno dei maggiori architetti “funzionalisti” europei del ‘900. E’ presente in tutti i manuali di storia dell’arte e rappresenta uno dei cardini culturali intorno ai quali gira l’architettura del secolo scorso. Egli sosteneva che “….i suggerimenti statici interpretati e definiti con paziente opera di ricerca e di proporzionamento sono le più efficaci fonti di ispirazione architettonica.” In questo pensiero sta la chiave di lettura delle sue opere. Il bello cioè, non emerge da una personale visione estetica, ma da una ricerca attenta delle leggi statiche. Questo pensiero trova la sua massima espressione nella pensilina, nelle scale elicoidali, nella torre e in tutte le forme dello stadio G. Berta dove essenzialità, eleganza e senso della composizione formale, raggiungono vertici assoluti. Quest’opera non rappresenta soltanto il superamento in senso estetico di una visione meramente “funzionalista”. Si tratta di un capolavoro che apre la strada a una visione completamente nuova dell’architettura novecentesca dalla quale, amcora oggi e chissà per quanto ancora, gli architetti traggono utili spunti creativi. E’ un’opera che si pone nella tradizione brunelleschiana, leonardesca e guariniana, cioè di quella creatività artistica che trova perfetta armonia tra tecnica e forma, essendo l’una funzione inscindibile dell’altra.

Reims Lo stadio Auguste Délaune (detto anche “velodromo comunale”) è un piccolo stadio, anche dopo i lavori di ristrutturazione, del quale (nonostante una breve ricerca fatta su internet) non viene neppure citato il nome del primo progettista del 1931. Uno dei rarissimi casi in cui i nuovi interventi, dell’arch. Michel Rémon, sono senz’altro migliori dell’originale.

In definitiva, è come confrontare la Cappella di Ronchamp di Le Corbusier con uno dei condomini postbellici della “piana”..E’, appunto, come confrontare le capre con i cavoli!

Andrea Viero

Pubblicato in : Dossier

Info Andrea Viero

Andrea Viero ha esercitato la libera professione fin dagli anni settanta come architetto (realizzando, fra l’altro, opere per il Comune di Firenze), arredatore e designer. Nel corso degli anni ha partecipato a vari concorsi di architettura e design pubblicando alcuni articoli e commenti di carattere professionale. Successivamente si è dedicato all’insegnamento di Disegno e Storia dell’Arte nei licei scientifici e linguistici di Firenze e provincia. E’ autore fra l’altro, con l’arch. Pierluigi Costa, della parte storico-urbanistica (Considerazioni sulla Firenze degli anni risorgimentali) in “Firenze, percorsi risorgimentali”, di Adalberto Scarlino e Silvestra Bietoletti, Lucio Pugliese editore, seconda edizione 2010. E’ scomparso nel 2012.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. andrea viero

    4 Settembre 2011 alle 10:49

    E’ vero, negli ultimi vent’anni non ho più sentito ragionare secondo parametri urbanistici, almeno dalla stampa, sulle questioni relative alle grandi infrastrutture. Certamente (spero) nelle stanze dei “bottoni” ne avranno parlato correttamente anche se, da cittadini, si hanno sensazioni diverse……… Certe decisioni non possono che discendere da interessi di altro tipo che non quello degli utenti (vedi tram per Scandicci e sua fermata alla Coop!…. Non all’ospedale!….) o da quelli della città (perché è impossibile sottoattraversare quando si parla di metrò e, invece, diventa possibile quando si parla di TAV?).
    Certamente, come dice Orsini, “Il disastro continuerà ancora…..”. Si continuerà a dividere in “fette” la città, come fosse una torta, grazie a infrastrutture che creano barriere a livello stradale senza risolvere alcuno dei problemi legati alla mobilità cittadina. Mi è sembrato di cogliere, però, qualche perplessità nel nuovo Sindaco (che stimo capace e chiaro) a proposito delle linee già decise. Speriamo bene……

    Rispondi
  2. andrea viero

    28 Agosto 2011 alle 11:43

    In effetti non ricordavo, a differenza di Martelloni, il record di Sebastian Coe sugli 800 metri come pure la pista lineare di 200 metri ricavata sotto le tribune (altro elemento di vanto dello stadio Berta….). Grazie per queste utili notazioni.
    Sul problema della possibile destinazione del Franchi, sono d’accordo con Cellino che vorrebbe (giustamente) far lavorare i nostri politici…………….. (anche se non so se noi cittadini ci facciamo sempre un affare).
    Anch’io ho vissuto per 24 anni davanti allo “Stadio Militare”, poco distante dalla curva ferrovia. Durante questi anni, in occasione di certe partite, ho visto accadere di fronte a casa mia tafferugli, scontri con la Polizia, violenze e vandalismi di ogni tipo. Tali fatti mi hanno convinto dell’incompatibilità di certe manifestazioni con il tessuto cittadino. Ecco perché sostengo l’idea di ricostruire le stadio del calcio in altro luogo. Ovviamente, per decisioni di questo livello, esistono altre ragioni e alternative da valutare come, ad esempio, quelle proposte da Cellino.
    Sommessamente ricorderei come l’ex Stadio Berta, nel ’29, fu giustamente pensato per un’area come il Campo di Marte, libera da agglomerati urbani e residenziali; un’area destinata ad addestramenti militari, circondata da campi, con l’unica delimitazione a sud costituita dalla ferrovia.
    Certo, adesso dobbiamo fare i conti con la situazione odierna. Ma siamo proprio convinti che, dovendolo ricostruire, il criterio di scelta dell’area, adottato nel ’29, non sia ancora valido?

    Rispondi
  3. Silla Cellino

    25 Agosto 2011 alle 10:24

    Anch’io concordo sull’analisi, ma mi discosto leggermente dalle conclusioni. Innanzi tutto come abitante limitrofo al Campo di Marte ho sempre condiviso la vocazione sportiva del quartiere e pertanto sono sicuro che se questa viene meno ciò comporterà una trasformazione radicale della sua natura sociale, ma anche commerciale e non è detto che ciò avvenga in meglio, anzi proprio no. Nell’impossibilità ormai evidente di fare una cittadella viola in altra parte del territorio è evidente che la Fiorentina dovrà rimanere lì per un altro bel periodo e del resto è stato appena ultimato il nuovo centro sportivo e che facciamo ora, lo buttiamo via? Invece sono del parere che lo stadio di Nervi debba essere recuperato nella sua originaria funzionalità e destinato ad altre attività, sportive e non solo, che non richiedano una trasformazione radicale della sua struttura, in particolare atletica leggera, rugby, forse baseball e – perché no – manifestazioni equestri, mentre la nuova sede per il calcio può essere ricavata lì accanto trasformando o ricostruendo per la nuova funzionalità lo stadio dell’atletica ed utilizzando per le necessarie complementarietà anche le aree vicine, tipo Padovani, visto che il rugby avrebbe una sede anche migliore. Per quanto riguarda infrastrutture e collegamenti, soluzioni ce ne sarebbero tante, ma che ci pensino un po’ anche i politici, sennò che ci stanno a fare.

    Rispondi
  4. Enrico Martelloni

    24 Agosto 2011 alle 21:41

    Concordo in pieno sulla sua analisi. Aggiungo che lo Stadio Berta, Comunale, Franchi, come ora si chiama, era dotato di una pista d’atletica dove Sebastiano Coe stabili il record del mondo degli 800 m piani. Non solo. Era l’unico impianto d’atletica, me lo diceva mio padre, che aveva sotto la tribuna un rettilineo di 200 m piani, forse unico al mondo. Lo Stadio, è fuori del calcio attuale, ma questo non vuol che potrebbe essere utile alla città. E’ giusto ed importante, averne unno nuovo fuori, ma come ben sa la politica e le sciocchezze sono il vero problema di Firenze.

    Rispondi

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