Quel che hanno di bello le favole è che esse non invecchiano mai. Mantengono sempre il candore delle origini pur adeguandosi ai tempi. Anche nei periodi di più cupo materialismo ci permettono di respirare l’aria rarefatta dell’innocenza. Dalla Cina –un Paese che evoca subito la magia- ci viene forse l’ultimo contributo alla nostra passione per le favole. Angelo Rovati, gran consigliere del primo ministro di Italiana, voleva aiutare un grande e ricco (di debiti) imprenditore. E per farlo gli aveva mandato una lunga lettera piena di buoni consigli, in busta chiusa con il gran sigillo di stato. Il consigliere consigliava all’imprenditore di dividere i suoi beni: di vendere allo stato le botteghe che nessuno voleva e a qualche riccone di uno Stato confinante le botteghe con tanti clienti. Lo aveva fatto per amicizia con il riccone, senza dire niente al primo ministro.
In questa favola noi non sappiamo chi sia la nonna e chi il lupo cattivo, ma abbiamo riconosciuto Cappuccetto rosso: i giornali. Che hanno raccontato la storia come se Rovati non fosse il “grande tesoriere” per le attività politiche del primo ministro e il ricco (di debiti) imprenditore non fosse uno dei padroni del Corriere della sera, che molto si era speso affinché il primo ministro vincesse le elezioni.
CAPPUCCETTO ROSSO
Quel che hanno di bello le favole è che esse non invecchiano mai. Mantengono sempre il candore delle origini pur adeguandosi ai tempi. Anche nei periodi di più cupo materialismo ci permettono di respirare l’aria rarefatta dell’innocenza. Dalla Cina –un Paese che evoca subito la magia- ci viene forse l’ultimo contributo alla nostra passione per le favole. Angelo Rovati, gran consigliere del primo ministro di Italiana, voleva aiutare un grande e ricco (di debiti) imprenditore. E per farlo gli aveva mandato una lunga lettera piena di buoni consigli, in busta chiusa con il gran sigillo di stato. Il consigliere consigliava all’imprenditore di dividere i suoi beni: di vendere allo stato le botteghe che nessuno voleva e a qualche riccone di uno Stato confinante le botteghe con tanti clienti. Lo aveva fatto per amicizia con il riccone, senza dire niente al primo ministro.
In questa favola noi non sappiamo chi sia la nonna e chi il lupo cattivo, ma abbiamo riconosciuto Cappuccetto rosso: i giornali. Che hanno raccontato la storia come se Rovati non fosse il “grande tesoriere” per le attività politiche del primo ministro e il ricco (di debiti) imprenditore non fosse uno dei padroni del Corriere della sera, che molto si era speso affinché il primo ministro vincesse le elezioni.

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