Servirebbe Ercole per ripulire le stalle d’Augia: ma forse anche lui truccherebbe l’appalto, come se l’occasione della pulizia fosse un qualunque Expo, Mose, oppure la rimozione di foglie dai viali del Lungotevere.
Così titolava l’Espresso negli anni ’60, denunciando – con un’inchiesta spettacolare dal titolo “Il Sacco di Roma” – l’assalto speculativo sotto l’egida dei sindaci Dc Rebecchini e Ciocchetti – alla costruzione delle borgate nel periodo del “boom economico” e delle Olimpiadi. Un titolo che oggi si potrebbe ripetere soltanto per suffragare una verità storica: la corruzione, la malversazione, l’intreccio con la malavita confermano semplicemente che quello è il livello “vero” della politica italiana. Lo si può affermare senza qualunquismo: i malfattori qualunquisti sono questi signori che in tutta Italia e da tutte le provenienze culturali e ideologiche, hanno concepito l’azione politica e amministrativa soltanto in funzione dell’accumulo di denaro, privilegi, prebende; in collusione con chi poteva fornire loro questa condizione di favore. Dagli scandali del dopoguerra fino a Tangentopoli, all’oggi, è una storia che caratterizza moralmente una nazione che non ha mai avuto identità, volontà di reazione, coesione sociale. Dietro le dichiarazioni di nazionalismo vecchio stile si nasconde questo mondo del “tutti a tavola assieme” (ci sono foto imbarazzanti oggi sui giornali che testimoniano un vero e proprio “fasciocomunismo”). Servirebbe Ercole per ripulire le stalle d’Augia: ma forse anche lui truccherebbe l’appalto, come se l’occasione della pulizia fosse un qualunque Expo, Mose, oppure la rimozione di foglie dai viali del Lungotevere. Ci pensino, le compagne e i compagni disponibili a fare accordi per “sconfiggere la destra” e assicurarsi così assessorati e presidenze di commissione. In realtà si tratta di un richiamo retorico: ci hanno già pensato e l’unità per battere le destre è sempre un bello slogan per giustificare le proprie scelte. Gli affari ovviamente sono un’altra cosa.
(Circolo Rosselli)

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