
Non si arresta l’onda oceanica del populismo di destra, neanche in Gran Bretagna dove molti hanno riposto speranze per un’inversione di tendenza.
Nel Regno Unito Starmer insegue le posizioni di Farage sui migranti, i laburisti per sostituirlo pensano a una soluzione tipo Londra e New York.
L’ultima polemica riguarda la riforma delle procedure per concedere l’asilo ai rifugiati nel Regno Unito, per la quale il governo viene accusato di inseguire le posizioni di Farage e della destra. Ma l’esecutivo del primo ministro Keir Starmer è da tempo nella bufera, a causa della crisi economica e dell’aumento della povertà, tanto che ormai i laburisti stanno già pensando alla possibilità di sostituirlo.
In cima alla lista di eleggibili, ci sarebbe la ministra Shabana Mahmood, nata da genitori pakistani e promotrice della riforma sull’asilo per gli stranieri. Con lei il partito vuole ripetere l’operazione riuscita con il sindaco di Londra Sadiq Khan, musulmano, apprezzata guida della capitale, tenendo conto anche dei risultati delle elezioni di New York che hanno visto il successo di Zohran Mamdani.
Per ora Starmer rimane, anche per non bruciare Mahmood, ma il suo futuro potrebbe essere già segnato.
La riforma proposta è molto diversa da quella dei conservatori, che prevedevano di portare i richiedenti asilo in Rwanda, ma si tratta di un piano troppo duro per i laburisti. Tutti i partiti in Gran Bretagna inseguono le tematiche dell’immigrazione e lo fanno scegliendo la linea dura e questo per due motivi. Per prima cosa c’è un problema di sicurezza avvertito in tutte le grandi città: in Gran Bretagna ci sono seggi uninominali, ogni deputato ha un rapporto molto diretto con il territorio e ha intesse a mostrare di lavorare per eliminare i problemi più urgenti. Tra la gente c’è una forte percezione di insicurezza.
I sondaggi dimostrano che Farage, leader di Reform UK, sta acquisendo consensi, la sua retorica sull’immigrazione fa sempre più breccia e il governo laburista cerca di mostrare il pugno duro proprio su questo dossier.
Starmer è stato votato perché gli elettori non volevano più i conservatori dopo 14 anni, ma non per il suo programma o perché ispirasse fiducia. Il suo avvio come capo di governo è stata zoppicante, tanto che, non avendo grande sostegno neanche dalla base del partito, si parla già di una possibile sostituzione. Basterebbe che lo decidesse il partito: i conservatori sono rimasti per 14 anni al potere con 5 primi ministri differenti. Lo stesso Partito laburista nel 2007 cambiò in corsa, senza ricorrere a elezioni, Tony Blair con Gordon Brown.
Oltre alle critiche nel merito delle proposte, la polemica tra i laburisti è nata perché si accusa Starmer di inseguire la destra. Molti nel partito temono di annacquare il programma finendo per perdere i voti della base laburista senza guadagnarne a destra. Hanno paura di snaturare il Labour.
In realtà c’è l’economia che non sta andando affatto bene. In Europa si parla molto del malato tedesco, del malato francese senza accorgersi ancora di quello italiano mascherato da una abile propaganda demagogica del suo governo. La Gran Bretagna vive un momento di difficoltà ben peggiore. Londra non sta avendo una crisi dovuta al debito pubblico come la Francia, ma è aumentato il numero delle famiglie povere: ci sono intere periferie che sono abitate da persone che hanno perso potere d’acquisto e la gente fatica ad arrivare a fine mese. Su questo il governo Starner si sta giocando la reputazione. Il primo ministro aveva promesso una ripresa immediata e maggiori investimenti sul welfare, ma si è trovato con una coperta molto corta e non sta incidendo come aveva promesso in campagna elettorale. Il sistema economico e le regole di mercato del modello capitalistico forniscono una coperta corta che non consente la realizzazione di politiche socialiste volte al benessere sociale.
Per sostituire Starmer, il nome più gettonato è quello di Shabana Mahmood, che è la ministra di origine pakistane che ha proposto la riforma dell’asilo. Potrebbe ripetersi a livello nazionale quello che è già stato fatto con Londra, dove c’è un sindaco musulmano che ha una certa popolarità. Si tende a puntare su un personaggio nuovo, che possa fare breccia nell’elettorato più a sinistra, sugli immigrati di seconda e terza generazione. Potrebbero essere arrivati, secondo alcuni, gli echi del voto a New York, a cui gli inglesi guardano sempre con attenzione, che dimostra come personaggi nuovi in una fase del genere siano più graditi.
Secondo alcuni, alla base di tutto ci sarebbe una mancanza di carisma. Tony Blair era carismatico e gli inglesi lo hanno rivotato tre volte, Starmer non ha la capacità di coinvolgere la base del partito. Per sostituirlo si parla anche del ministro della Salute Streeting, più centrista, ma la Mahmood resta in pole position. I laburisti, però, non vogliono bruciarla, non vogliono correre il rischio di farle fare la fine di Sunak, diventato primo ministro quando ormai i conservatori avevano perso consensi.
In Gran Bretagna si può cambiare in corsa il primo ministro senza ricorrere a nuove elezioni, basta che lo voglia il partito di maggioranza. Se arriverà il momento di cambiare basterà una riunione del partito laburista che certifichi la volontà di avere un nuovo leader per andare a costituire un nuovo governo.
Ma il problema non è così semplice come potrebbe sembrare. Ormai sono maturi i tempi per iniziare a costruire quella democrazia economica ipotizzata mezzo secolo fa dall’economista inglese James Meade che gli fruttò il premio Nobel, ma non è stato scelto politicamente come modello economico da realizzare. Soltanto i sindacati inglesi (Union Trades), attorno agli anni novanta del secolo scorso, per un breve periodo di tempo, ventilarono la proposta del modello economico concepito da James Meade.
Salvatore Rondello

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