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Cantone prenderà una cantonata? Speriam di no

di Carla Ceretelli | 12 Aprile 2015

E’ stato chiarissimo.

Nessuno si illude/da  di abbattere la corruzione, ma solo di ridimensionarla e riportarla a livelli fisiologici. Qualcuno conosce la fisiologia corruzionale? Boh.  Alla domanda gruberiana, alla quale dà occhiate suadenti,  per altro ricambiate,  afferma che è impossibile sorvegliare e controllare tutte le grandi opere, fare blitz a tutto spiano e a trecentosessantagradi.  La domanda sorge spontanea e fa rimpiangere e spalancare gli occhi sull’iperattivismo e l’ottimismo   del premier, attuale, si. Qualcuno ha detto che non si deve guardare il dito ma mirare e apprezzare la luna. Intanto si interseca la vicenda De Gennaro sulla Diaz, difeso dal Cantone che afferma, giustamente forse, che non può pagare  per tutti. .

Ci sono due modi di vivere la vita. Uno è pensare che niente è un miracolo. L’altro è pensare che ogni cosa è un miracolo, per dirla  con  il grande Albert. Accettare le condizioni in cui viviamo o assumersi la responsabilità di cambiarle.

La vita è una processione. Chi è lento la trova troppo veloce e si fa da parte; chi è veloce la trova lenta e si fa da parte,  rincalza Gibran. Per citare due personaggi agli antipodi che esprimono il medesimo concetto.

 

l’Italia è il paese degli eccessi,  dalle babypensioni alle pensioni dopo morti (cit. Alessandra Mussolini). Siamo totalmente incapaci di lungimiranza e progetti a lungo termine. Si procede a tentoni  a pannicelli caldi e a pezze tampone.

Se Monti e i suoi ministri, Fornero   Padoa Schioppa e Severino  con i loro choosy bamboccioni e decreti nebulosi e contorti, per citare  i/le   peggiori, non esistessero, bisognerebbe  avere tanta fantasia e creatività per scriverci un romanzo. Le peggiori sono  donne? Ebbene sì, ma non è detto che il donnismo, insieme al giovanilismo,  esasperati,  sia la panacea di tutti i mali.

Chiedo venia per la digressione ma dovevo togliermi il sassolino. Troppi errori ormai atavici che ora stiamo pagando tutti. Errori di vario colore. Conditi abbondantemente dalla corruzione, per tornare al tema, che ci sta fagocitando. Non è pensabile che il bel Cantone dagli occhi languidi sotto le lenti che lo costringono a guardare di sguincio,  ci venga a raccontare che non  ci si può illudere  di abbatterla. Nessuno si aspetta miracoli, ma almeno un programma ben definito e coordinato  di controlli a tappeto e non a macchia di leopardo come ci ha prospettato. Bene stare con i piedi per terra, ma partendo già con il freno a mano tirato, davvero si procede a stento. Non ci piacciono le promesse  più o meno mantenute alle quali ci hanno abituato i premier di spicco dell’ultimo ventennio, ma neppure il gettare la spugna prima di combattere. Dichiara pure che “le fondazioni hanno sostituito le vecchie  correnti”. Dunque  dovrebbe trovare la strada spianata, con questa consapevolezza.

Se non se la sente e vede la processione  troppo veloce o troppo lenta   si faccia da parte e scantoni.

E poi la sparatoria al Tribunale di Milano . Per giorni ci siamo chiesti come il copilota è potuto rimanere solo in cabina e come ha potuto volare pur essendo bipolare conclamato. Ora ci si chiede come l’assassino del tribunale sia potuto entrare armato. Metal detector non funzionante? Avvocato compiacente? pass contraffatto? No comment. E Intanto il presidente ANAC sostiene,  a caldo in una intervista videata,  che dovrebbe essere difficile e impossibile. Si dice sconvolto. Figurati noi. Ci stracceremo le vesti e ci strapperemo i capelli per mesi chiedendoci come sia stato possibile. Dopo che i buoi sono scappati. E ora lunghe file al portone del tribunale mianese fanno comprendere quanto poco  siano state osservate le misure di sicurezza. Come si diceva, l’Italia è il paese degli eccessi.

Ma la tragedia oltre la tragedia sta nel fatto che la gente, anche moderata, nel segreto del cuore quasi giustifica l’assassino…in fondo in fondo. Qualcuno  dovrebbe fare il mea culpa per aver portato le persone per bene ad essere anche  soltanto  sfiorate dal desiderio di pensare a Giardiello  come a un simbolo eroico di ribellione collettiva.. Mala mala tempora currunt.

Pubblicato in : Editoriale

Info Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

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