
Le dimissioni di Chiara Appendino dalla vicepresidenza del M5stelle non mettono in discussione la strategia di Conte di unità con il PD e di partecipazione allo schieramento di centrosinistra.
E questa è senz’altro una buona notizia.
Si chiarisce anche l’enigma Silvia Salis, riguardo ad una sua partecipazione alle elezioni politiche.
Questo è il ragionamento. Il centrosinistra può tornare competitivo solo se aggiunge una componente riformista autonoma che bilanci un PD, che Schlein ha meritatamente spostato a sinistra.
A Roma l’assessore Alessandro Onorato ha lanciato un contenitore civico-moderato, con la benedizione di Goffredo Bettini e la sponda discreta di Dario Franceschini. In platea tanti big. Obiettivo: portare nel centrosinistra energie nuove, non professionali, e raddrizzare un asse che, a loro modo di vedere, oggi è troppo spostato a sinistra per poter vincere.
Se si faranno le primarie per il/la premier, “parteciperemo con un nostro nome”, dice Onorato. Traduzione: parteciperà per loro Silvia Salis, sindaca di Genova.
Si pensa che il “mondo civico” valga oltre il 10%.
Salis non delude le aspettative e si colloca subita in una posizione di centro: “Basta con la corsa a chi è più di sinistra”, e prosegue, “Sono qui per dire che non siamo contro qualcuno o qualcosa, ma siamo a favore. In questa politica urlata, di polemiche, devi parlare di quello che hai da dare, non di quello che hai più degli altri”.
Con Salis in campo la gara si svolgerebbe con Schlein, Conte e forse Fratoianni. Effetto politico prevedibile è che una candidatura centrista, rappresentata da Salis, pesca nel bacino PD e può rafforzare Conte nella corsa ad arrivare primo e a fare il candidato premier dello schieramento.
Da qui l’idea, avanzata da alcuni, di primarie a doppio turno con ballottaggio tra i primi due.
Col Rosatellum le primarie non sarebbero necessarie perché a guidare la coalizione potrebbe essere il leader del primo partito della coalizione. Ma molti pensano che Meloni possa cambiare la legge introducendo il nome del premier in scheda. In quel caso, scegliere la leadership diventa decisivo.
Il PD fa mostra di serenità perché dicono che “Elly ha l’organizzazione”.
Renzi resta defilato, non si è fatto vedere all’incontro, ma ricorda i suoi numeri (4,5% Calabria, 8,9% Toscana) e manda un messaggio chiaro: niente veti, niente “cappelli”.
Azione di Calenda fiuta concorrenza e si arrabbia contro Schlein e Conte.
I riformisti del PD temono che la presenza di una forza centrista farebbe perdere loro spazio nella contesa interna al partito lasciando Schlein più libera nella sua politica di sinistra, finalizzata recuperare l’astensione, a far tornare a votare i tanti compagni e le compagne rimaste deluse e ancora incerte.
Se “Progetto civico” diventa davvero la gamba moderata dello schieramento, il centrosinistra può ricominciare davvero a contendere.
L’unica strada è infatti trasformare un fronte largo in una coalizione di centrosinistra plurale composta da forza che hanno una precisa identità politica, a cui si aggiunge un riformismo civismo e moderato con una leadership scelta in modo trasparente e contendibile.
Tutto bene, dunque, anche se bisogna stare attenti al rischio di dispersione frammentazione che non attrae gli elettori.
Resta solo da fare forse la cosa più importante: riunire tutte queste forze e scrivere un programma di giustizia sociale e ambientale, in pochi punti, da presentare agli elettori.
Su questo, io penso, ci giudicherà la maggioranza dei cittadini.
Enrico Rossi

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