
Ieri è iniziata la campagna elettorale per l‘Europa, con Meloni e Von der Leyen a Lampedusa e Salvini e Le Pen a Pontida.
Mancano ancora nove mesi alle elezioni, un periodo lunghissimo, in cui, continuando di questo passo, la propaganda prenderà sempre più il posto all’impegno per affrontare i problemi del Paese.
La “passerella” a Lampedusa è stata contestata e si è risolta con l’ennesima dichiarazione roboante, sempre la stessa da anni, contro i migranti: “decidiamo noi chi entra in Europa, non i trafficanti”.
Quindi la solita ricetta già fallita, cioè “stop alle partenze, rimpatri veloci e fondi alla Tunisia”.
Niente di nuovo se non quel riferimento inquietante ad una missione navale che fa temere quel “blocco”, che piace a Meloni, con il conseguente uso della forza contro i barchini, invocato da Salvini.
A Pontida la Lega si schiera con le forze più reazionarie e antieuropeiste, eredi di un passato nazionalista.
Se qualcuno si era illuso che questo partito potesse convergere in un’alleanza con i Popolari Europei, con la giornata di ieri, dovrà ricredersi.
Infatti, il governatore Zaia esce dal suo solito à plomb, dichiara che il “leone è incazzato” e si trincera verso una gridata rivendicazione dell’autonomia differenziata.
Anche lui è in campagna elettorale?
Resta da chiedersi se il Paese, gravato da pesanti problemi economici, sociali e di bilancio, è in grado di reggere nove mesi con questi toni e con questi argomenti.
È legittimo pensare di no.
Per l’opposizione sarebbe il momento di passare all’attacco con una seria proposta di governo, che faccia gli interessi generali dell’Italia, sull’accoglienza dei migranti, sullo sviluppo economico e sulla ridistribuzione della ricchezza a favore dei ceti medi e più deboli, sulla difesa e il rilancio della sanità pubblica e della scuola pubblica.
Ma l’opposizione non è unita e lo stesso PD ha ancora troppe divisioni al suo interno.
Sono scogli superabili se i cittadini e i lavoratori si faranno sentire con la partecipazione alle lotte sociali d’autunno e se, a sinistra, nel PD, faranno sentire la loro voce a favore di un nuovo corso politico improntato alla giustizia e allo sviluppo dello stato sociale.
Altre volte questo è avvenuto: si è mobilitato un popolo democratico che ha spinto i propri rappresentanti verso scelte coraggiose che hanno contribuito a fare il bene dell’Italia.
Non è detto che, inaspettatamente, non debba accadere anche questa volta.
Enrico Rossi

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