Una fugace serata di musica ti porta via lontano dal presente. Che sia un sogno? Ma ovvio, non di mezzo autunno. E così, quando ormai fuori la sera è umida e scivolano sul nero asfalto le luci dei lampioni, segui i tuoi passi con in testa un movimento, un tempo di musica, un adagio. Nulla più. Verso la consueta ora, le 21 del giovedì 10 novembre, per il concerto della Camerata Strumentale Città di Prato. E’ di nuovo la serata di apertura. Per questo appuntamento inaugurale, apre il concerto per pianoforte e orchestra n 5 in mi bemolle maggiore opera 73 di Beethoven. Sul podio il direttore Jonathan Webb. Al pianoforte, Alessio Bax. Il concerto numero cinque, alias “ L’Imperatore”, concentra tutto il suo fascino ed eloquente monumentale spirito nelle sue celebri pagine di musica, che il virtuoso di Bonn dedicò a Massimiliano Giuseppe di Baviera nei primi anni del XIX secolo. L’esposizione dell’orchestra risponde all’attacco del pianoforte, alle scale, agli arpeggi. Alessio Bax ne propone una versione attenta, abile nel pianissimo fino al ritorno del carattere principale del concerto: grandioso e d’incontenibile varietà di temi. L’interiorità del secondo movimento lascia inevitabilmente attimi poetici di purezza raramente raggiungibili. Grande il “Rondò”. Inesauribile, virtuoso, che permette ad ogni bravo interprete l’idea del trionfo e del tributo che anche Prato ha espresso al suo ospite con fragorosi applausi. Di questa serata resta pregevole l’esecuzione del maestro pugliese e dell’orchestra che hanno reso emozioni grandi al pubblico presente in teatro. Nella seconda parte del programma, dopo una breve pausa per il caffè, si materializza in musica la descrizione romantica di Felix Mendelssohn Bartholdy, per il sogno di una notte di mezza estate, trasfigurazione musicale della fantasia di Shakespeare cui cade i quattrocento anni dalla morte. La fantasiosa composizione fu eseguita per la prima volta a Stettino, oggi Polonia, nel 1826. Del grande drammaturgo elisabettiano, le voci del coro di Firenze Harmonia Cantata, ne trasporta il profumo fiabesco esoterico e mitologico della commedia, colmando la sala di squisita elegia. Merito di tutti, di questo coro celebre e colmo di successi nato molti anni fa, nel 1979, per volontà del maestro Elio Lippi e che oggi a Prato ha aperto la sua nuova stagione. Il Merito è però condiviso con l’orchestra della Camerata che ha regalato come sempre una buona prestazione, e i soprani di questa serata, Eva Macaggi e Mayumi Kuroki. Piacevoli le interpretazioni dei recitanti: da Fabio Mascagni, Maria Caterina Frani, a Archimede pii. Per non esser troppo prolisso in una notte così vivace; se allegro già più non posso, anch’io or vi saluto con un motto: “ Se quest’ombra vi tediaro, Via, pensate (ecco il riparo) Che nel sonno v’immergeste/ E vision sol vedeste./ E del tema, ozioso e etereo/ come il sogno ch’è incorporeo,/ Niun, signori, ci riprenda,/ Ché farem, scusati, ammenda./ E poiché son Puck l’onesto/ La faremo molto presto,/ Se dai sibil di serpente/ Scamperemo indegnamente;/O chiamate Puck mendace. / Bé, dormite tutti in pace./ Su applaudite, siate buoni!/ Robin poi vi farà doni.”
Enrico Martelloni

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