Sull’epoca e l’epopea di Renzi, tra banche e cantieri, si alza minacciosa l’ondata giudiziaria. Dicevano che prendevano soldi per la rivoluzione, poi per la democrazia, poi per se stessi. Ora ci siamo ridotti ad una corruzione quasi benefica, voluta e cercata per riuscire a fare i lavori, grandi medie e piccolissime opere in un paese tanto depresso da non volere più fare ed accettare niente. Per esempio non si tollera più nemmeno l’ereditarietà degli skill e si salta sulla sedia alla nomina in Telecom del figlio della prefetta ministressa o a quella del figlio del paron del Censis. Quel che attizza la libido infatti nell’indagine romancalabrese del giudice Sturzo è il coinvolgimento dei figli, il Giandomenico arrestato ed il Giuseppe indagato, rispettivamente pargoli dell’Andrea Monorchio ex ragioniere generale dello Stato e dell’ex ministro delle Infrastrutture Lunardi. Altre epoche, altri valzer, altri giri da prima repubblica e monarchia berlusconiana che pur tornano nell’attuale signoria toscana. A quest’ultima ed all’entourage pisano appartiene l’altra famiglia, la De Michelis, strappata al focolare, di babbo Giampiero, figlia Jennifer con tanto di fiancè. Tutti vittime in realtà del solito malamente n’drino calabro il quale perfido con sottogusto tipicamente italiano non poteva che proporre bunga-bunga ad ognuno, scordardosi dei gigolò per le ognune. E’ un amalgama, nome non casuale dell’inchiesta, delle tante ragioni di agevolazione (non chiamiamola rapina pubblica) della crescita del Pil e dell’ereditarietà, se non del sangue, delle competenze, concetti su cui l’Europa tutta si è fondata per secoli. Ed è anche amalgama territoriale dato che così fan tutte le Regioni, dalla Lombardia alla Liguria, dalla Toscana alla Campania ed alla Calabria, via Tav Milano-Genova, Salerno-Reggio Calabria e Mover Pisa Aeroporto. Ed avranno le loro ragioni. Il familismo amorale, quel fenomeno che vuole giustificare ogni cosa in nome della protezione dei pezzi ‘e core e che viene studiato da vicino come fenomeno insito nelle cammurrìe, è in realtà l’ultima cosa rimasta alla famiglia da tempo martoriata, derisa, vilipesa, calunniata, divisa e snaturata. Un tempo, insegnano i capi del personale aziendale di Svezia, era assolutamente proibito per le loro imprese assumere i figli dei loro capi; un modo per far girare il sangue da un’azienda all’altra. Concetto inapplicabile per l’impresa italiana che se piccola, è al 95% tutta familiare e se grande, capitalismo di famiglia come ben testimoniano le contese ereditarie scoppiate tra i Gucci, i Versace, i Ferrero e da ultimo i Caprotti. La burocrazia pubblica nel suo sforzo di assomigliare al mercato privato ha trovato valori condivisi. Dagli Usa è venuto però il contrordine compagni sul familismo amorale. Le donne hanno fatto notare che la guerra al postificio familiare era discriminatorio per il gentil sesso coniugale e morganaticale. L’istituto universitario affidato ad un Lui penalizzava la Lei che con lo spostamento magari perdeva la cattedra. Oggi così le università americane propongono incarichi bini, che poi diventano trini per non dispiacere al figlia\a. E La Sapienza può giustamente andare orgogliosa di avere anticipato da tempo il nuovo trend. Nell’epoca in cui l’ex presidente degli States propone la moglie per sostituirlo, come si fa a vedere familismo amorale negli incarichi, nei lavori, nelle regioni, nelle imprese, nella politica? Lo diceva anche la Spiz, la moglie di Follini dimenticata alla guida prima di Patrimonio dello Stato spa poi di Invimit sgr. E’ il familismo che ci unisce, l’ultimo amalmaga tra Calabria e States, Liguria e Svezia, privato e pubblico, campani magistrati e camorristi, figli divorziati ma risarciti. L’amalgama né morale né amorale ma divenuto esso stesso mos, fonte di costumi e dunque di morale. Magari tenuto insieme non dal calcestruzzo né dalla colla, ma da un’altra materia, very familiar dai pannolini degli infanti ai pannoloni dei senescenti. Amalgama di m….
Giuseppe Mele

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