Fuori dal ricatto “destra” “sinistra” una ricetta diversa per il rilancio del “sistema-Paese”. L’importanza di uomini nuovi per una politica che non ripeta gli errori del passato.

A meno di una settimana dal voto i sondaggi registrano ancora una percentuale molto alta di elettori che dichiarano di volersi astenere. E’ il fenomeno fisiologico di una democrazia matura o rappresenta una patologia?
In questa fase è il sintomo di una profonda delusione. L’Italia esce da un ventennio, quello della cosiddetta Seconda Repubblica, che si era aperto all’insegna di molte speranze. Non va dimenticato che, allora, il Paese usciva da Tangentopoli. C’era l’esigenza di un rinnovamento anche morale. E’ stato invece un fallimento, sotto tutti i punti di vista. Le vicende che si sono succedute negli anni, ed anche quelle recentissime, basti pensare a quello che sta emergendo per il Monte dei Paschi, sono lì a dimostrarlo. Ma non è solo questo. Guardiamo ai risultati concreti. In questi 20 anni l’Italia si è impoverita. Negli anni 90 eravamo in linea con la media europea per quanto riguarda la ricchezza, anzi eravamo avanti a molti Paesi, ora ci troviamo indietro, fra l’altro con molti meno spazi di futuro per i giovani. E’ di questi giorni un dato preoccupante. C’è stato un crollo nelle iscrizioni all’università di 50/60 mila unità e quando i ragazzi non si iscrivono più all’università, in un Paese fra l’altro dove il tasso di giovani che frequentano l’università è molto più basso della media europea, significa che si è ridotta, e di molto, la soglia di speranza.
A chi attribuire la responsabilità?
A chi ha governato questo Paese. Le responsabilità vanno divise in modo equanime, secondo gli anni di governo, fra centrodestra e centrosinistra. Pd e Pdl, in questi 20 anni, non hanno realizzato le promesse che avevano fatto. Non le ha realizzate il Pdl che aveva annunciato di voler ridurre la pressione fiscale mentre la pressione fiscale è aumentata, non le ha realizzate la Lega che voleva dare spazio ai piccoli produttori mentre i piccoli produttori hanno oggi meno spazio per le loro attività di quanti ne avessero prima, non le ha realizzate nemmeno il Pd che aveva promesso di essere una grande forza riformista e è stato invece un partito che, una volta al governo, è tornato indietro verso le posizioni di una sinistra molto tradizionale, inadatta a governare una società moderna e globalizzata
Eppure Pd e Pdl si accreditano reciprocamente come le uniche forze realmente alternative. Tutti gli altri partiti dovrebbero essere di supporto all’uno o all’altro polo
Una tesi che è smentita dai fatti. Per perpetuare se stessi i due partiti maggiori puntano ancora sulle categorie, desuete, di destra e sinistra. Cercano di mobilitare i tifosi, fanno appello alla pancia, non alla testa. Loro hanno governato e loro hanno portato l’Italia a questo punto. I numeri parlano chiaro. La pressione fiscale è aumentata, la spesa pubblica è aumentata, la disoccupazione è aumentata, in modo particolare fra i giovani. Un paese che non offre speranze ai suoi giovani è un Paese senza futuro. Ora vorrebbero farci credere di non avere responsabilità in quello che sta accadendo. E qui tocchiamo un altro punto dolente. Nella vita privata, nel lavoro di un imprenditore o di un artigiano, se uno sbaglia, è chiamato a rispondere di quello che ha fatto o non ha fatto. Ognuno di noi si assume le sue responsabilità. In politica tutto questo non accade. La politica è l’unico ambito del lavoro collettivo dove la responsabilità può non essere assunta. Se questo Paese ha sviluppato livelli di antipolitica così drammatici, così viscerali, così violenti e in fondo così negativi, è dovuto proprio a questo senso di impunità. E’ per questo che chi fa politica viene considerato un paria, un appestato. Uno che si affaccia a questo mondo quasi si vergogna di dire che vuole fare politica e quando ci si vergogna di fare politica non siamo in un Paese sano. L’Italia ha bisogno che la politica torni ad essere guardata con rispetto. Ma la dignità e il rispetto vanno conquistati non possono essere dati per definizione. La politica italiana questo grado di disistima se l’è meritato. Con questo livello di antipolitica rischiamo di disgregare la società, rischiamo di diventare un paese dove anche l’interesse generale viene considerato secondario.
Qual’ è la ricetta per invertire questa tendenza e riconquistare alla politica dignità e rispetto?
Serietà, trasparenza, credibilità. Scelta civica è un progetto politico che ha proprio l’ obiettivo di restituire onore e dignità alla politica e di ridurre la distanza fra questa e i cittadini. Noi ci rivolgiamo a tutti gli italiani che vogliono cambiare il Paese e che pensano sia possibile farlo. Non abbiamo la ricetta magica. Diciamo con chiarezza le cose che è necessario fare, non quelle che vorremmo fosse possibile fare, per far tornare grande l’Italia. Promettiamo solo quello che è utile all’interesse generale senza guardare in faccia agli interessi costituiti e alle tante lobby che da troppo tempo soffocano lo sviluppo. Il nostro obiettivo è di unire i riformismi e i riformisti che sono rimasti delusi da quanto, al di là delle parole, hanno fatto negli ultimi 20 anni Pd e Pdl.
Per favorire la crescita è indispensabile ridurre la pressione fiscale ma questo può essere pericoloso per la tenuta dei conti pubblici. Sembra la quadratura del cerchio.
Il 2012 è stato l’anno dell’emergenza, nel corso del quale il governo Monti ha dovuto adottare una strategia di cura estremamente impegnativa per evitare all’Italia il rischio della catastrofe. Già dal 2014 sarà possibile introdurre una graduale correzione alla pressione fiscale, se gli indici di crescita economica torneranno a farsi positivi. In questo senso sarà fondamentale tenere a freno la spesa pubblica, evitando promesse irresponsabili che non potranno essere mantenute.
Il lavoro, soprattutto giovanile, è l’altra grande emergenza nazionale. Scelta civica propone un piano che rivoluziona completamente questo settore
L’Italia deve ricominciare a investire nel proprio futuro. Negli ultimi vent’anni, lo sguardo della politica ha smesso di puntare avanti, schiacciando il nostro Paese sul presente e sul passato, togliendo slancio e prospettiva. È invece necessario puntare sui giovani e il futuro. I giovani sono stati al centro di molte misure adottate dal governo Monti, che è necessario intensificare. È la stessa Agenda Monti a indicare questa via: “bisogna rilanciare un Piano Occupazione giovanile con incentivi a sostegno della formazione e dell’inserimento nel mercato del lavoro e con forme di detassazione per chi assume lavoratori tra i 18 e i 30 anni”. A novembre 2012 i disoccupati di età compresa tra i 15 e i 24 anni sono 641 mila, cioè il 37% della forza di lavoro di quell’età. E anche moltissimi di coloro che un lavoro ce l’hanno si trovano costretti in situazioni di precariato, basti pensare che nel 2011 solo il 18% dei nuovi contratti attivati è stato a tempo indeterminato: sono 3 milioni i lavoratori con contratto a tempo determinato (dipendenti a tempo, lavoratori a progetto e collaboratori). ” Per risolvere questa vera e propria emergenza generazionale, Scelta Civica propone: – La sperimentazione di un nuovo contratto a tempo indeterminato che assorba le attuali forme di contratto precario: un contratto più flessibile, meno costoso, ma con maggiori tutele in caso di licenziamento per superare un dualismo nel quale una parte di lavoratori, sempre più piccola, ha tutte le tutele a spese dell’altra parte, sempre più grande, che non ha alcuna tutela. – L’offerta, a ogni giovane che esca da un ciclo scolastico, entro il termine massimo di 4 mesi di un servizio di orientamento scolastico e professionale, e un’opportunità di apprendistato, formazione, o lavoro. – L’istituzione e il finanziamento di più efficienti servizi all’impiego, ovvero di assistenza nella ricerca di una nuova occupazione per le persone che abbiano perso il lavoro precedente. – La creazione di un Fondo d’Opportunità per giovani meritevoli e/o svantaggiati, da maturare durante gli anni della scuola, per facilitare l’accesso a opportunità di studio o di realizzazione professionale che richiedono costi non sempre sostenibili da tutte le fasce di reddito.

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