“Buongiorno, mi puo’ cambiare questo assegno?”. “Buongiorno, mi dia pure l’assegno le faccio un favore a cambiarlo ma da oggi non siamo più la stessa banca di venerdì scorso”. Ecco, a posto. Passa un week end e il tuo sportello bancario che fino al venerdì prima ti dava sicurezza, assistenza, bancomat, il carnet degli assegni, diventa un’altra cosa. “No ma non si preoccupi –aggiunge solerte il cassiere- siamo sempre nello stesso gruppo, solo che siamo tornati quello che eravamo prima della fusione”. Ri ecco. Ci si fonde, poi si scopre che per ragioni di mercato quel marchio che ‘era prima in quella città o in quella regione era più forte del nuovo none aggregato ed ecco il ritorno. La chiamano razionalizzazione (paroloni da buttare) del sistema bancario italiano che dicono tutti è abbastanza solido. Vogliamo crederci. Fatto sta che alla fine ma anche all’inizio è un bel casino. Il carosello delle banche nella stagione della grande paura economica fa un certo effetto. E’ il mercato bellezza. E il carosello delle banche cambia anche il panorama delle città con i cartelli e le insegne che da un giorno all’altro scompaiono e riappaiono. Lì c’era Intesa o Unicredit e la settimana dopo trovi Credit Agricol. Pensi di andare allo sportello della Banca di Roma e ti trovi invece al Banco dell’Etruria. Una volta ci si fidelizzava non solo al nome, al marchio, ma anche agli addetti allo sportello. Adesso non più Un po’ perché gli sportelli diventano elettronici e virtuali e un po’ perché cambiano a passo di carica. Anche la pubblicità lo dimostra. Ormai la banca è come un prodotto di consumo e la pubblicità se n’è accorta. Spot su spot e non solo sui prodotti della banca ma sulla banca stessa, con tanto di musical e canzonette a coronamento. Una volta c’era la mitica Commerciale, Banca Commerciale Italiana, poi fusioni incorporazioni, acquisizioni coinvolgendo tra le altre la potente Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde, quella che ha fatto la storia dell’economia della Lombardia per un bel tratto di anni e che faceva quei volumoni sul territorio per cui dovevi ordinare librerie adatte per farceli stare, tipo “la scultura tra Adda e Serio”. Ebbene tutto diventa Intesa, poi nuova intesa e fusione con San Paolo di Torino che ha sua volta aveva acquisito la Cassa di Risparmio di Bologna e il tutto diventa un nuovo gruppone, secondo d’Italia, Intesa San Paolo. Con un chè si mistico e religioso. Passano i mesi e il consiglio d’amministrazione decide che per il mercato bolognese le agenzie di Intesa san Paolo ritornano o diventano Carisbo, e cioè Cassa di Risparmio di Bologna. Anche senza insegna, ma come una volta. “Per carità non si preoccupi –dice il sempre più solerte impiegato- ci sarà qualche codice diverso ma siamo sempre nello stesso gruppo e continueremo a fare tutte lè operazioni come se fosse Intesa San Paolo. Ma non oggi. I sistemi oggi non dialogano. Speriamo domani” . E in attesa che i sistemi, cioè le banche dati di questi colossi bancari, comincino o ritornino a dialogare tra loro andiamo di contante. E il carosello continuerà domani nella migrazione di codici e nuovi iban, si nuovi numeri d’agenzia e nuovi marchi che una volta sepolti prima o poi torneranno in auge. Chissà che prima o poi non torni anche il marchio della vecchia Banca Operaia che poi fu presa dalla Banca Agricola che a sua volta è diventata Monte dei Paschi. Ci vorrebbe un museo anche per i nomi delle banche. Una specie di Louvre della finanza, dove accanto alle storiche cambiali potremmo mettere i nuovi chip. Ma come si chiameranno?
Fabrizio Binacchi
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