Chi l’avrebbe detto? La pandemia ha dimostrato che gli italiani possono cambiare i loro comportamenti, privarsi delle loro liberta’, agire disciplinatamente insieme per ottenere un obbiettivo comune, E’ vero, l’incentivo di evitare il contagio era molto forte, ma il cambiamento c’e’ stato. Si puo’ affermare che potremmo accettare sacrifici in cambio di grandi riforma strutturali. Il problema e’ che se anche gli italiani sono pronti a fare la loro parte, il governo e la classe politica in generale non lo sono per un motivo molto semplice. In altri Paesi i governi sono stabili, durano anni. La Thatcher 11 anni, Blair 10, Kohl 16, Merkel 15 e passa, i presidenti francesi e americani 10 e 8 (se rieletti), mentre noi abbiamo avuto 63 governi in 72 anni ed e’ quindi innato in tutti i nostri Presidenti del Consiglio, l’istinto di conservazione. Ogni tipo di elezioni, voto di fiducia o anche semplice sondaggio elettorale puo’ far saltare il governo, costretto quindi a cercare consensi senza scontentare nessuno. Ma imporre vere riforme strutturali e’ un po’ come curare un cancro, prima di guarire devi soffrire con la chemioterapia, la radioterapia che ti spossano, ti fanno perdere i capelli. Cosi’ i governi annunciano riforme “storiche strutturali” ma in realta’ non incidono, non cambiano niente perche’ se lo facessero, perderebbero consensi e quindi il potere.
Come sempre, la madre di tutte le riforme e’ quella della “macchina dello Stato”, la burocrazia ed il governo Conte, dopo aver consultato grandi managers e illustri accademici, che non hanno mai fatto la fila ad uno sportello, ci presentera’ la sua proposta di riforma. E’ un film gia’ visto, per cui lo possiamo anticipare. La grande rivoluzione sara’ nientepopodimeno che la digitalizzazione della burocrazia. Imprenditori e cittadini potranno seguire on line in tempo reale tutte le fasi dei loro rapporti con la PA. Ci verra’ spiegato che con l’avvento delle nuove tecnologie, 5G e Intelligenza Artificiale, i “tempi tecnici” della vecchia burocrazia spariranno. Allo scopo sara’ formato un consorzio di multinazionali (IBM, Microsoft) e aziende nazionali (di amici degli amici) costituitasi ad hoc. Partenza in pompa magna e poi piano piano si accorgeranno che le piattaforme dei vari rami della PA non possono dialogare, che norme contraddittorie non sono compatibili con algoritmi, che i sindacati fanno resistenza, lentamente la riforma s’insabbia e tutto ritornera’ come prima a parte i miliardi buttati.
Ci sarebbe una possibilita’ di non ripetere gli stesse errori: fare riforme sulla base delle indicazioni di chi trarra’ benefici dalle stesse. Il metodo? Quello vecchio come la democrazia. Ad Atene la guida della citta’ era affidata alle decisioni di una rappresentanza dei cittadini estratti a sorte. A questa prima forma di democrazia si sono ispirate le Assemblee dei Cittadini, organi consultivi dei governi che operano in Olanda, Danimarca, Canada, GB e soprattutto in Irlanda dove sono state strumentali per avere una legge sull’aborto in quel cattolicissimo Paese. Anche in Italia si potrebbero costituire delle Assemblee dei Cittadini in ogni regione, i cui componenti, estratti a sorte, rappresenterebbero tutte le categorie socio-economiche. La consultazione, guidata da esperti, avrebbe come tema la riforma della PA e gli interventi, basati su esperienze dirette, porterebbero un contributo senza filtri politici alla discussione. Al termine dei lavori un documento indica i principi cardini della riforma. Per esempio la proibizione di nomine politiche in enti pubblici ed imprese di stato oppure dare piu’ potere ai difensori civici o ombudusman che potrebbero ordinare alla PA di eseguire atti dovuti in tempi brevi.
Naturalmente questa proposta e’ un utopia, non conta niente, probabilmente quanto e come le riforme strutturali del governo.
Italo Sogno

Lascia un commento