L’ultima nomina di Daniele Franco, uno dei cosiddetti “Draghi boys”, alla direzione generale della Ragioneria dello Stato segna probabilmente la fine dell’era Tremonti.

Come ben sappiamo, il destino dell’Italia è legato da tempo al destino dell’Unione europea, ed in particolare di quella monetaria (UME). Negli ultimi anni, il governo dell’economia del nostro paese ha subito numerose modifiche di assetto e di potere. Tra le più importanti: la riorganizzazione del Ministero dell’Economia a decorrere dal 2003 e la riforma della carica di Governatore di Banca d’Italia, il cui esercizio di mandato, a vita fino allo scandalo che ha costretto Antonio Fazio alle dimissioni il 19.12.2005, è ora previsto per una durata di 6 anni ed è rinnovabile una sola volta.
In questi ultimi dieci anni, il cambio di potere più importante ha fatto seguito a tali dimissioni, con la nomina per l’appunto di Mario Draghi a Governatore della Banca d’Italia. La stima ed il prestigio di Draghi, indiscussi, sono testimoniati non solo dalla successiva nomina ai vertici della BCE ma soprattutto dall’attività svolta; ancor più nell’esercizio del nuovo ruolo e della nuova funzione di promotore dei meccanismi monetari di sviluppo dell’economia europea.
A tal fine, altro passo importante è stato realizzato con la sottoscrizione, tra 25 dei 27 paesi membri, dello scorso Patto di bilancio europeo, in vigore dal 1° gennaio 2013 e denominato più comunementeFiscal compact. Il patto prevede il rispetto di una serie di regole d’oro, tra le quali spicca quella relativa al principio del cosiddetto pareggio di bilancio, ritenuto parimenti essenziale per la promozione di politiche europee di sviluppo.
Almeno a partire dalla nomina di Ciampi a Capo dello Stato – e ancor prima, ritengo, con la fine del finanziamento della politica dei due blocchi dell’ovest statunitense e dell’est sovietico – è indubbio che la politica nel nostro paese è dipesa sempre più dall’economia e quindi sempre più dai cambi di potere e dalle strategie pensate e poi attuate in particolare da Banca d’Italia. Nell’ambito di un tale generale contesto s’inserisce anche l’ultima nomina di Daniele Franco alla direzione generale della Ragioneria dello Stato, dopo una precedente gestione durata ininterrottamente per otto anni. La scelta, del ministro Saccomanni, ricade ancora una volta su uno dei cosiddetti “Draghi boys”.
Finisce così, “l’era Tremonti”? Probabilmente sì!
Quel che è certo, invece, è che rispetto al passato dovranno innanzitutto sostenersi procedure di accertamento sempre più trasparenti e quindi reali dei nostri conti pubblici.

Lascia un commento