Gli incidenti di Catania sono l’ennesima conferma dei sintomi di malattia del calcio italiano, giunto ormai ad uno stato di coma. Non irreversibile pero’ se si guarda a quanto e’ successo in Inghilterra in circostanze simili. Venti anni fa il calcio inglese attraversava una crisi profonda. Quasi tutte le squadre avevano un seguito di tifosi teppisti, i famosi hooligans, che regolarmente si scontravano fra di loro e con la polizia, sia in Inghilterra che all’estero, lasciando dietro di loro una scia di morte e di distruzione, culminata nella tragedia di Heisel, che indusse la signoraTatcher, bonta’ sua, a dichiarare che gli hooligans costituivano una vergogna nazionale. Sempre negli anni ’80, ci furono anche due disastri negli stadi di Bradford e Sheffield, non causati da teppisti ma dovuti all’inadeguatezza degli impianti e degli addetti alla loro sicurezza. Davanti ad una situazione che vedeva le squadre inglesi cacciate fuori dalle coppe europee, le citta’, stazioni e treni paralizzati dal rischio hooligans in occasione delle partite e a causa anche di stadi fatiscenti, il governo decise di agire su due fronti. Il primo, quello piu’ immediato, fu una legge con un pacchetto di misure per rafforzare l’azione della polizia contro gli hooligans; il secondo fu quello di istituire una commissione pubblica (non parlamentare) di indagine e conoscitiva su come rinnovare e gestire gli stadi.
Oggi, considerato che la minaccia degli hooligans, in quanto tifo violento organizzato, e’ stato debellato, si possono trarre lezioni utili anche per l’Italia? Certamente si, anche se tanti provvedimenti sono risultati efficaci perche’ strettamente legati ad un contesto inglese tipo il rispetto per la polizia ed il suo modus operandi oppure il fatto che gli stadi sono di proprieta’ delle squadre. La famosa legge Pisanu del 2001 ricalcava infatti molte norme inglesi; ma inserite in un contesto italiano esse non hanno funzionato o, perlomeno, non sono sufficienti da sole.
Per esempio, con la legge Pisanu i biglietti sono diventati nominativi: ma cio’ da solo non basta per identificare i tifosi. In Inghilterra, contestualmente hanno eliminato i posti in piedi e sulle gradinate sono state fissate poltroncine individuali. Sono state installate numerose telecamere a circuito chiuso collegate ad una sala operativa da cui e’ possibile zoomare e fotografare in flagrante i teppisti.
La polizia ha costituito una banca dati nazionale di tutti coloro che vengono arrestati alle partite di calcio. A queste liste si fa ricorso per delle misure preventive quali il ritiro del passaporto in occasione di partite internazionali o l’obbligo di presenza in una stazione di polizia durante l’orario di una partita. La polizia ha anche istituito squadre speciali che si dedicano ad una attivita’ di intelligence ed infiltrazione nelle bande di hooligans.
Ma aldila’ dei singoli provvedimenti, sarebbe bene confrontare i modelli comportamentali e d’intervento della polizia italiana ed inglese. Questo e’ un discorso generale che non riguarda solo la vigilanza durante le partite. Da 60 anni, quindi da epoche diverse da oggi, la polizia italiana vigila su manifestazioni ed eventi vari occupando quasi in modo militare il territorio. Reparti di polizia asserragliati intorno a camionette formano dei presidi fissi, pronti ad intervenire in caso di disordini. Questa tattica limita il raggio di azione e controllo e spesso induce i balordi ed i vigliacchi a provocare i poliziotti con lancio di oggetti. La polizia inglese, che non porta pistole diversamente da quella italiana, ha un approccio piu’ rilassato mischiandosi tra la gente, scherzando e parlando con le persone. Anche quando scortano i tifosi allo stadio, i bobbies li affiancano semplicemente a piedi. Molto importante anche l’utilizzo della polizia a cavallo sia perche’ consente una visuale dall’alto, che per interventi in caso di rissa.
In Inghilterra pero’, tutti sono dell’opinione che piu’ degli interventi di polizia, a sconfiggere il teppismo e’ stato il rapporto Taylor.
Questa commissione ha lavorato per un anno raccogliendo pareri e testimonianze di tutti quelli che erano interessati e coinvolti a vario titolo nel calcio, a cominciare dai tifosi. Alla fine di questo lavoro il rapporto produsse oltre 120 motivate raccomandazioni per rigenerare gli stadi e migliorarne l’agibilita’, la sicurezza, i servizi e la gestione.
La maggior parte di queste raccomandazioni sono state implementate con leggi, protocolli d’intesa, istituzione di comitati, ecc., tutto questo affiancato da un contributo dello Stato di 1/3 delle spese di rifacimento degli stadi.
Oggi gli impianti sono talmente accoglienti, funzionali, moderni, che un teppista che volesse disturbare il resto del pubblico, si sentirebbe imbarazzato ed intimorito, un pesce fuor d’acqua come se invece che allo stadio fosse in un teatro.
Non per niente l’Old Trafford, lo stadio del Manchester United, e’ conosciuto come “The Theatre of Dreams”.
Da Londra Luigi Cariglia

La soluzione non può essere il mega regalo degli stadi a presidenti straricchi! Ricordiamoci che finora hanno solo dimostrato di essere facilmente ricattabili dagli ultras che nominano o cacciano allenatori, comprano e vendono calciatori e destituiscono persino i presidenti stessi quando non più graditi.Cosa fa pensare che sarebbero in grado di mantere l’ordine dentro gli stadi? A me pare solo che si voglia far fare una speculazione edilizia a gente che spende decine di milioni di euro per un giocatore e neanche un euro per la sicurezza!