
Ebbene sì, Mario Calabresi ha fatto il passo in avanti: si candida. Non è una sorpresa, visto che il suo nome gira da circa un anno nell’agone politico milanese e nazionale. Se fosse davvero lui il candidato del centrosinistra, sulla carta la partita per Palazzo Marino potrebbe trasformarsi in un rigore senza portiere: al momento, nel centrodestra, non si vede infatti un candidato in grado di opporgli una vera sfida. Ma proprio dentro il centrosinistra cominciano ad affiorare i primi dubbi. La segreteria del PD milanese non si è ancora espressa con chiarezza, una parte della sinistra del partito storce il naso, i Cinque Stelle nicchiano e anche Alleanza Verdi e Sinistra non sembrano aver accolto la candidatura con particolare entusiasmo. Chi invece ha detto un sì convinto è Carlo Calenda, e non è un dettaglio: una candidatura come quella di Calabrese potrebbe infatti parlare anche a una parte dell’elettorato moderato milanese. E persino Gabriele Albertini ha fatto sapere che lo voterebbe.
La partita, dunque, comincia a diventare interessante. Siamo a settembre, la politica riparte e la scelta del candidato sindaco di Milano è destinata a pesare parecchio. Nel centrosinistra i nomi sono diversi, si parla di primarie ma non è ancora deciso se si faranno. Tutto resta aperto. La cosa davvero singolare, però, è un’altra: mentre il centrosinistra discute, il centrodestra sembra non avere ancora nemmeno cominciato a giocare. Non c’è un candidato, non c’è stata una riunione collegiale dei partiti, non sembra esserci neppure un vero confronto comune. I partiti non si riuniscono, non si parlano, non decidono. E viene da chiedersi se vogliano davvero contendersi Milano oppure se abbiano deciso di consegnarla senza combattere. Una situazione francamente strana, soprattutto perché una Milano apparentemente contendibile avrebbe bisogno, per una questione di democrazia prima ancora che di competizione politica, di un’opposizione capace di proporre un’alternativa credibile. Il centrodestra, insomma, dovrebbe svegliarsi. E cominciare finalmente a giocare la partita.
Roberto Caputo

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