
È morto Fabio Mussi. Mi dispiace molto.
Lo conobbi tanti anni fa a Pisa, nel PCI. Aveva studiato alla Normale ed era già funzionario del Partito. Era il più colto di tutti.
Apparteneva a una generazione per la quale fare politica significava anche studiare, leggere, discutere, cercare di capire il mondo prima di cambiarlo.
Ci ritrovammo molti anni dopo a Firenze, a dibattere su Cesare Luporini. Ricordo con grande piacere quell’incontro.
Non abbiamo sempre fatto le stesse scelte. Nel 2007, quando Fabio si oppose allo scioglimento dei Democratici di Sinistra e alla nascita del Partito Democratico, io scelsi diversamente.
Oggi, guardando a ciò che è accaduto alla sinistra italiana, mi domando se non avesse ragione lui. Fabio aveva intuito il rischio che, insieme a un partito, si sciogliessero anche una cultura politica, un radicamento sociale e un modo collettivo di discutere e decidere.
Il Partito Democratico nacque, ma quella nuova e solida identità politica che avrebbe dovuto sostituire la precedente non è mai stata davvero costruita. A mio avviso, hanno contato più le scelte politiche sbagliate piuttosto che l’impossibilità di integrare culture diverse.
La domanda sollevata allora da Fabio resta ancora davanti a noi, irrisolta. Almeno per quanto mi riguarda.
E la debolezza attuale della sinistra ci obbliga a prenderla sul serio e ci impegna a cercare risposte sempre più urgenti.
Anche quando le nostre strade si divisero, resta il fatto di sentirsi compagni appartenenti alla stessa storia.
Ciao Fabio. Ti saluto con affetto e con una grande tristezza.
Enrico Rossi

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