La democrazia parlamentare rappresentativa è cosa estremamente delicata. Si basa su un fragile equilibrio di poteri, “pesi e contrappesi” e turbando questo equilibrio si cade in una situazione dalla quale è poi difficilissimo cavarne le gambe. In Italia, purtroppo è successo, anche se c’è chi ancora si ostina a non accorgersene. A beneficio di costoro, ecco alcuni esempi tratti dalla cronaca di questi giorni. Cose da fare rizzare i capelli e che, al contrario, accadono nell’indifferenza generale: della gente, dei politici, dei giornali e persino degli esperti di questioni costituzionali.
Un magistrato che ha fatto la storia italiana. Sono le parole con cui l’attuale procuratore della repubblica di Milano, Francesco Greco, ha reso omaggio a Francesco Saverio Borrelli, suo predecessore all’epoca di “mani pulite”. Nelle intenzioni di Greco era un complimento. Ma in realtà è la peggiore delle stroncature. Un magistrato che scrive la storia? In nome di chi?. Purtroppo è successo davvero e non è una bella storia (come sempre quando i magistrati si assumono questo compito improprio). Non lo dice un garantista incorreggibile. Lo ha detto lo stesso Borrelli anni dopo: “non ne valeva la pena, per ritrovarsi così”. Già, non ne valeva la pena. E, soprattutto, non era suo compito scrivere la storia.
Diteci chi ha organizzato la trappola. Cioè: chi ha messo nel sacco il ministro per l’interno Salvini nella questione della transazione petrolifera al Metropol di Mosca con annessa tangente di 65 milioni di dollari. Per ora il beneficio del dubbio copre sia la trattativa, sia la tangente. Ma il problema vero, non è quello indicato da Maurizio Belpietro, direttore de La Verità che reclama il nome degli “adescatori”. La trattativa c’è stata davvero, tanto che è stata registrata. E le parole rivelano la disponibilità di assecondare gli interessi della Russia, magari “aggratis”. Non basta a Belpietro per capire che queste cose un ministro della Repubblica non se le può permettere? E se davvero Salvini fosse stato attirato in una trappola, l’ultimo a potere parlare è Belpietro. Ha schierato il suo giornale, La Verità, a sostegno di un governo che vuole inserire la figura dell’agente provocatore nel nostro sistema giudiziario. Di questo governo fa parte un ministro dell’interno che come un allocco cadrebbe nelle trappole. Sicuro, Belpietro di avergli reso un favore a chiedere ad alta voce come tutto ciò sia potuto accadere? Perché non lo chiede allo stesso ministro che dovrebbe avere gli strumenti per dare le risposte?
Sulla pagina social del Ministro per l’Interno. Un ministro resta ministro anche quando esterna tramite facebook o twitter. Non può invocare la scusante della sfera privata. Altrimenti non si capisce perché, ad esempio, sia accompagnato (giustamente) dalla scorta anche quando va a cena o in villeggiatura. E allora perché Salvini, ministro dell’interno e, dunque della sicurezza, usa i suoi profili per attaccare i suoi avversari, dalla comandante Carola alla onorevole Boschi? Perché scatena gli odiatori che rivolgono alle medesime offese volgari e sessiste quando non, addirittura, pesanti minacce? Che concezione ha Salvini dei doveri di un ministro dell’interno se non sente minimamente il dovere di cancellare o fare cancellare queste offese, pubblicate in uno spazio digitale che è suo e del quale, dunque, è responsabile?
Ho citato tre esempi di questi giorni. I giornali se ne sono occupati senza minimamente cogliere quanto siano indicativi di uno stato della democrazia degenerato. Come meravigliarsi se proprio i giornali hanno le maggiori responsabilità di questa degenerazione?
Nicola Cariglia

Caro Cariglia,
La politica è caduta molto in basso e i magistrati continuano a governare. Come diceva Cossiga non governa che ha i voti ma chi ha la magistratura.