Si sa, a volte, i tempi che corrono cancellano i ricordi anche più profondi. Oppure li fanno venire alla luce, improvvisamente. Come una folgorazione. Mi è accaduto l’altra sera con Mara Maionchi, personaggio musico-televisivo e non solo, di una simpatia veramente contagiosa.
Ci scambiavamo chiacchiere (non una intervista vera e propria) per presentare il suo libro e parlando di angoli di Bologna ha di botto ricordato i botti che facevano i carri armati americani che entravano in via Santo Stefano un giorno di aprile del 1945. “Ma sai che me l’hai fatto ricordare tu adesso con l’idea del rumore?!”. Capita!
La nostra memoria mediamente sana è fatta così. Ci fa sorprese. Ci nasconde per anni un particolare di suoni, immagini e sapori e poi quando meno te l’aspetti zac ci sbatte sulla prima pagina del nostro cervello una scena, una faccia, un episodio con la nitidezza che ci fa impressione. Capitano anche fenomeni inversi.
Capita che per anni ci siamo detti, raccontati e promessi di fare le vacanze intelligenti e non quelle da mandrie umane costipate negli stessi giorni e nelle stesse ore nello stesso posto, nella stessa autostrada. Promesse (a noi stessi) da marinaio.
E’ bastato un minuscolo ponticello tardo primaverile, come quello di inizio giugno, per mandare a monte e a mare anni di promesse e buone pratiche, paginate e ore di televisione dedicate agli inviti alla diversificazione. Attenzione: diversificazione non è una parolaccia, ma un parolone di cui faremmo volentieri a meno: ma era proprio il termine per definire un nuovo sistema di ferie, vacanze, partenze illuminate, arrivi più razionali. In quel ponte abbiamo dato il meglio e il peggio delle nostre italiche abitudini in campo turistico.
Un esodo e un controesodo da grandi cifre degli anni settanta e ottanta quando al 5 di agosto chiudeva tutto e al 5 di agosto sera e sei mattina mezza Italia era in 30 chilometri di autostrade. Fermi, bloccati, ovviamente sudati e inca. Con canotti sul portapacchi dell’850 e secchielli che basculavano sul lunotto posteriore insieme con la testolina del cane peluche.
Sarà stata la voglia di ponte collettivo, un generale desiderio di cavalcavia di massa ed eccoli tutti lì da nord verso sud, da ovest verso est, perché l’Italia viaggia così, in andata direzione nord sud e ovest est (ricordate una canzone degli 883?) e poi al ritorno ovviamente direzione opposta, moltiplicati o semplicemente maledettamente più stanchi.
Eccoli lì già in fila alle prime ore del primo giorno del ponte per immettersi da nord sulla regina delle autostrade, la A1, agognata all’innesto di Campogalliano Modena come se fosse una prelibatezza irraggiungibile.
Pensate che, sapendo come sono fatti gli italiani, le società di gestione delle autostrade avevano scritto sui cartelli “attenzione code” prima ancora che le code si formassero. E infatti poi sono arrivate. Tre, 4, poi sei chilometri qui e là come i rovesci temporaleschi di questa stagione che fa le bizze. Solite code e soliti rallentamenti verso il mare Adriatico e Ligure, sulla Firenze mare e in qualche complanare, meno rallentamenti sul tratto appenninico perché lì con la Variante abbiamo dato un bel taglio.
Code molto più disumane invece nel rientro, in quella domenica di ritorno alle città che ad esempio ha visto per un grave incidente dalla parti di Reggio Emilia una fila ferma di veicoli in direzione nord che si formava già dopo Bologna. Scene da film: ovviamente gente in strada a prendersi il calore dell’asfalto, ragazzi cultori della sicurezza appoggiati o seduti sul new jersey, signore scollate impegnate a sventolarsi il ciuffo per non morire di sudore. Sapete cosa vuol dire stare fermi sotto il sole due o tre ore una domenica pomeriggio di giugno? Si, lo so in molti lo sappiamo bene.
Noi le abbiamo chiamate vacanze intelligenti. In realtà le vacanze o le partenze sono solo vacanze o partenze e le rendiamo forse intelligenti solo se noi che le pianifichiamo e le gestiamo siamo intelligenti. Anzi, se usiamo un minimo di buon senso. Non vale quindi dire , a posteriori, questa vacanza mi ha rovinato il ponte. Siamo noi con la nostra testa a memoria da ottovolante che abbiamo rovinato noi stessi nel ponte.
Di suo la vacanza non avrebbe colpe se la prendessimo dal verso giusto. Cambiamo verso alla vacanza. Magari cambia verso anche la fila. E non fondi.

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