Ed ora che c’è la guerra come la mettiamo?
Intendiamo dire: in caso di concomitanza tra un consiglio dei ministri ed una udienza in tribunale, cosa deve fare il nostro presidente del consiglio, disertare la riunione del governo, perché altrimenti “non è un cittadino come gli altri” oppure “delegittima la magistratura”?
Ci voleva un caso estremo (e la guerra certamente lo è) per fare capire il danno che fanno all’Italia gli opposti strumentalismi? E per dimostrare che non è vero che i temi della giustizia non riguardano tutti?
Nei momenti più infuocati del dibattito sul legittimo impedimento, di fronte ai toni da Santa Inquisizione dei duri e puri del giustizialismo “alla matriciana”, abbiamo tenuto botta. Non ci siamo mai lasciati intimorire ed abbiamo ribadito quello che tutti sanno, in ogni parte del mondo: ci sono ragioni superiori, di interesse collettivo e di rispetto della volontà popolare che esigono guarentigie per gli eletti dal popolo e per i governanti. Tutto ciò a prescindere dall’interesse o dalle reali intenzioni di Berlusconi. Non si tratta di impunità o di disuguaglianza di fronte alla legge. Si tratta di procedure diverse per contemperare esigenze di giustizia, equilibrio dei poteri e rispetto della volontà popolare. L’ex presidente francese Chirac sta rispondendo oggi alla giustizia per fatti che riguardano il suo ruolo di sindaco di Parigi verificatisi decenni fa. Il nostro presidente del consiglio (oggi Berlusconi, domani non sappiamo chi) dovrebbe disertare vertici internazionali, riunioni di gabinetto e quant’altro. “C’è la guerra? Non posso, il giudice ha fretta!”
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