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Il buzzurro Trump in fondo faceva simpatia. Certo è facile col senno di poi.

Antipatia e mancanza di empatia, come sostiene Farinetti, della Hillary. E auspica ritorno alla simpatia anche da noi.

di Carla Ceretelli | 11 Novembre 2016
Mascolinizzazione eccessiva di una donna che per altro porta il nome/cognome del marito come consuetudine anglosassone. Non paga e non è un bel messaggio per il suo genere.  E mentre accusava Donald  di essere un lupo mannaro dimenticava, o aveva rimosso, di essere passata  sopra alle corna di Bill pur di arrivare dove voleva. Alla Casabianca. Non è piaciuta. Soprattutto alle donne.
E poi si scopre che hanno votato per il tycoon  i sondaggisti.
Crollo di media crollo di previsioni radical chic e del  politically correct.
Come avevamo detto in precedenza  la simpatia non sprizzava dai pori né dell’uno né dell’altra. Apparentemente.
Ma l’uno ruspante ingioiellato similmaraja ricco sfondato ma genuino, dall’aura azzurra e il boccone slurpante e  battute fuori luogo, ma battute.  L’altra fredda distaccata arcigna autoritaria con la bocchina stretta. Ricca pure lei.
Certo è facile dirlo col senno di poi,  ma questo è quanto. E la gente ha bisogno di uscire dal cul de sac che la circonda. Ha bisogno di speranza nel nuovo.
Anche nel paesone nostrano, naturalmente. Si parlava del controestablishment quando la Hillary ne è esponente conclamato.
L’altro, ancorchè avvinghiato a belle donne, basta vedere moglie attuale e figlia, che si dice innamorata del padre, ha dimostrato che è comunque non il bieco maschilista rappresentato dai detrattori ma uno che,  le donne, le ama. Proprio come il Silvio nostrano. E loro hanno recepito il messaggio.
Ora c’è il tototrump per capire a chi assomiglia dei nostri. Chi dice Beppe chi dice Matteo due. Per noi è il Cavaliere, più signorile molto milanese ma, che si voglia o meno, molto empatico. E ricco. Uno che a suo tempo scese in campo e riuscì ad attrarre tanto da andare al governo in quattroequattrotto. Poi, naturalmente, tradito da uno degli alleati. Come succede sempre. Ricordiamo, noi berluschini, e non ce ne vergognamo affatto, quel tempo e quell’età. E lo rimpiangiamo.
Mentre negli USA le stelle, Madonna, stanno a guardare.
Ora  non c’è che da augurarsi  una stretta di mano tra il  Donald  e il  Vladimir  come gesto di distensione e di buon auspicio per la riapertura.  Dato che la cooperazione e il dialogo sono un bene e un valore sempre e per tutti. Come il buon senso e senso di responsabilità. Lo auspichiamo al di là dei colori politici e delle idee professate. Anche per noi.
E l’Europa? Lasciamola al suo destino, ai vari  Shulz e Juncker. Che si benedicono a vicenda con storici baci, mentre insultano l’Italia  con i vari menefrego.
Carla Ceretelli
Pubblicato in : Editoriale, SituazioneTag: buon senso, elezioni usa, europa, governo, hillary clinton, il cavaliere, italia, obama, president elected, presidente Stati Uniti, speranza, Trump, usa

Info Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

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