Il buzzurro Trump in fondo faceva simpatia. Certo è facile col senno di poi.
Antipatia e mancanza di empatia, come sostiene Farinetti, della Hillary. E auspica ritorno alla simpatia anche da noi.
Mascolinizzazione eccessiva di una donna che per altro porta il nome/cognome del marito come consuetudine anglosassone. Non paga e non è un bel messaggio per il suo genere. E mentre accusava Donald di essere un lupo mannaro dimenticava, o aveva rimosso, di essere passata sopra alle corna di Bill pur di arrivare dove voleva. Alla Casabianca. Non è piaciuta. Soprattutto alle donne.
E poi si scopre che hanno votato per il tycoon i sondaggisti.
Crollo di media crollo di previsioni radical chic e del politically correct.
Come avevamo detto in precedenza la simpatia non sprizzava dai pori né dell’uno né dell’altra. Apparentemente.
Ma l’uno ruspante ingioiellato similmaraja ricco sfondato ma genuino, dall’aura azzurra e il boccone slurpante e battute fuori luogo, ma battute. L’altra fredda distaccata arcigna autoritaria con la bocchina stretta. Ricca pure lei.
Certo è facile dirlo col senno di poi, ma questo è quanto. E la gente ha bisogno di uscire dal cul de sac che la circonda. Ha bisogno di speranza nel nuovo.
Anche nel paesone nostrano, naturalmente. Si parlava del controestablishment quando la Hillary ne è esponente conclamato.
L’altro, ancorchè avvinghiato a belle donne, basta vedere moglie attuale e figlia, che si dice innamorata del padre, ha dimostrato che è comunque non il bieco maschilista rappresentato dai detrattori ma uno che, le donne, le ama. Proprio come il Silvio nostrano. E loro hanno recepito il messaggio.
Ora c’è il tototrump per capire a chi assomiglia dei nostri. Chi dice Beppe chi dice Matteo due. Per noi è il Cavaliere, più signorile molto milanese ma, che si voglia o meno, molto empatico. E ricco. Uno che a suo tempo scese in campo e riuscì ad attrarre tanto da andare al governo in quattroequattrotto. Poi, naturalmente, tradito da uno degli alleati. Come succede sempre. Ricordiamo, noi berluschini, e non ce ne vergognamo affatto, quel tempo e quell’età. E lo rimpiangiamo.
Mentre negli USA le stelle, Madonna, stanno a guardare.
Ora non c’è che da augurarsi una stretta di mano tra il Donald e il Vladimir come gesto di distensione e di buon auspicio per la riapertura. Dato che la cooperazione e il dialogo sono un bene e un valore sempre e per tutti. Come il buon senso e senso di responsabilità. Lo auspichiamo al di là dei colori politici e delle idee professate. Anche per noi.
E l’Europa? Lasciamola al suo destino, ai vari Shulz e Juncker. Che si benedicono a vicenda con storici baci, mentre insultano l’Italia con i vari menefrego.
Carla Ceretelli

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