
La bufera politica investe entrambi gli schieramenti, anche se con caratteristiche diverse. Nel centrosinistra lo scontro è ormai apertamente nazionale. Elly Schlein ha risposto con fermezza a chi vorrebbe metterla da parte: è pronta alle primarie e non teme il confronto. La segretaria del PD ha anche respinto l’ipotesi di un federatore della coalizione, ricordando che figure di questo tipo in passato non hanno ottenuto i risultati sperati. Il confronto con Giuseppe Conte sembra quindi destinato a diventare uno dei passaggi decisivi per il futuro dell’alleanza. Nel frattempo, proliferano nuove formazioni politiche: dal partito di Ruffini a quello promosso da Onorato, assessore romano, fino ad altre iniziative che cercano uno spazio nell’area progressista e liberaldemocratica. Si affacciano inoltre possibili nuove aggregazioni, come quelle riconducibili a Picerno e al Partito Liberaldemocratico, con eventuali convergenze verso Carlo Calenda. Anche nel mondo autonomista del Nord si registrano novità, con il Patto per il Nord e il Partito Popolare del Nord guidato dall’ex ministro Roberto Castelli, entrambi legati all’esperienza del bossismo. Un panorama sempre più frammentato, nel quale resta da capire chi riuscirà a costruire alleanze credibili e a presentarsi agli elettori con una proposta politica riconoscibile.
Nel centrodestra la partita più delicata si gioca invece a Milano, città il cui risultato elettorale può avere ripercussioni ben oltre i confini comunali. Sul tavolo ci sono tre nomi: Silvia Sardone, indicata dalla Lega, il candidato sostenuto da Forza Italia, Matteo Perego, e Maurizio Lupi per Noi Moderati. Matteo Salvini insiste sulla candidatura di Sardone, anche in vista del congresso straordinario della Lega, al quale vuole arrivare con una posizione politica forte e una scelta chiara. Forza Italia, però, non sembra intenzionata ad accettare questa impostazione e punta su un candidato ritenuto competitivo, sostenuto anche da figure di peso come gli ex sindaci Letizia Moratti e Gabriele Albertini. A completare il quadro c’è Lupi, già ministro e coordinatore di Noi Moderati, che rivendica uno spazio nella competizione. La decisione definitiva potrebbe arrivare entro la fine di ottobre o, al più tardi, nei primi giorni di novembre. Fino ad allora, le tensioni resteranno elevate: perché Milano non è soltanto una candidatura amministrativa, ma una prova di forza tra alleati, destinata a misurare gli equilibri interni del centrodestra e la capacità dei partiti di trovare una sintesi prima che sia troppo tardi.
Roberto Caputo

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