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Brics: l’onda forte di de-dollarizzazione del dollaro

“Tempesta nella Manica, il Continente è isolato” è il mitico titolo della stampa britannica (Telegraph? Times?) … che, nel 1929 o 1930 (data incerta) esplicitò il senso di superiorità degli inglesi sugli europei. Oggi molta stampa italiana e vari opinionisti dicono più o meno lo stesso anche se con minor protervia: “Tempesta su materie prime e dollaro, il resto del mondo si isola”. A ben pochi va giù il notevole rafforzamento economico ma sopratutto psicologico e politico dei Brics. Rafforzamente che non può non ascriversi anche alla Russia, protagonista di primo piano di tale evoluzione.

di Francesco Pellizzari | 26 Agosto 2023
Dollari (fonte Wikimedia Commons)

“Tempesta nella Manica, il Continente è isolato” è il mitico titolo della stampa britannica (Telegraph? Times?) … che, nel 1929 o 1930 (data incerta) esplicitò il senso di superiorità degli inglesi sugli europei.

Oggi molta stampa italiana e vari opinionisti dicono più o meno lo stesso anche se con minor protervia: “Tempesta su materie prime e dollaro, il resto del mondo si isola”.

A ben pochi va giù il notevole rafforzamento economico ma sopratutto psicologico e politico dei Brics. Rafforzamente che non può non ascriversi anche alla Russia, protagonista di primo piano di tale evoluzione.

I nostri saggi esperti dicono: “dura minga, dura no, non può durare” esattamente come Calindri diceva a Volpi nell’iconica pubblicità carosseliana della China Martini.

Già nel vecchio Brics a 5 la convivenza di Cina e India era, sempre secondo loro, inficiata dalla concorrenza economica e politica (e oggi anche lunare) nonchè dalla squilibrata relazione Cina-Russia, ma oggi, con l’allargamento, come si può pensare che questo carrozzone raccogliticcio di paesi funzioni con dentro due acerrimi nemici di fede e di petrolio come Arabia Saudita e Iran? Come può mettere d’accordo paesi con eccellenze tecnologiche come Cina e India con paesi arretrati come l’Etiopia? E la concorrenza storica fra Brasile e Argentina dove la mettiamo?

Non come noi occidentali dove invece non è mai esistita concorrenza fra USA, Giappone e Germania; o fra UK e Francia. Noi le disuguaglianze fra paesi e dentro i paesi non le abbiamo mai avute!

In realà i Brics allargati, e allargati con storici alleati con gli USA come Arabia Saudita ed EAU fanno davvero paura.

La loro quota di controllo sulle esportazioni di petrolio, di materie prime e di commodities alimentari è, sulla carta enorme, di un peso tale che potrebbe veramente verificarsi il caso di uno spostamento epocale e definitivo dal dollaro ad un’altra moneta o altre monete per gli scambi internazionali.

Fino a non molto tempo fa il dollaro aveva un ruolo di quasi monopolista negli scambi commerciali, negli investimenti finanziari mondiale, nelle riserve delle banche del globo.

Il processo di de-dollarizzazione in atto sta scalzando tale posizione. 

Nel 2022, secondo gli economisti di Groupama, il dollaro valeva il 44% degli scambi commerciali internazionali, il 51% degli impegni finanziari e pesava il 62% delle riserve delle banche. Numeri di tutto rispetto, ma non  più dire da monopolista.

E il processo è in accelerazione.

In un’intervista del 2016, Donald Trump, che sarà criticabile per molte cose ma di economia potrebbe intendersene, affermò pubblicamente che la perdita di posizione dominante del dollaro sui mercati internazionali sarebbe per gli USA peggio di una sconfitta nella terza guerra mondiale.

Meglio una terza guerra mondiale dunque.

Francesco Pellizzari 

Pubblicato in : Editoriale, EsteriTag: banche, brasile, cina, convivenza, francia, germania, guerra mondiale, india, intervista, iran, mercati, mondo, processo, stampa italiana, usa

Info Francesco Pellizzari

Veneziano, economista, consulente aziendale, politico, viaggiatore, sognatore, scrittore e saggista, cresciuto nella Metanopoli di Enrico Mattei, capogruppo dei Verdi in Consiglio comunale di Peschiera Borromeo a cavallo tra i ruggenti anni 80 e 90 della “Milano da bere”

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Enrico Martelloni

    27 Agosto 2023 alle 11:40

    Di sciocchezze in sciocchezze.
    Il dollaro resterà la moneta di riferimento. La BRINGS è solo un bluff per disperati e frustrati comunisti che rimpiangono i crimini compiuti.
    BRINGS… Baratto…vivere nel senso senza responsabilità. Chi vi aderisce è un criminale ricercato in tutto ilondo e non si può spostare da Mosca. I paesi che vi aderirebbero o sono sotto sviluppati o sono dittature con sperequazione enorme redditi tra ricchi e poveri .
    Settamta anni di indipendenza degli stati asiatici e africani, non hanno portato unbarlume di libertà e patriottismo.
    Sostenere gli sbarchi che sono e restano ” clandestini” è minare alla civiltà e alla libertà che l’Occidente rispetta e applica dopo dure lezioni.
    Ma l’invasore dell’Ucraina ha dimostrato i suoi crimine di guerra conben nove capi d’accusa. Gli ucraini hanno dimostrato che cosa vuol dire dignità e lotta per la libertà e integrità del proprio territorio.
    Gli ucraini, extra comunitari, come i cinesi i pakistani, non solo gli africani mercimonio di mafiosi, stanno dando la vita. E voi parlate di baratto e BRIGS sostenendo l’impossibile tra stati falliti miseri e violenti che non hanno nessuna base strutturale ne razio finanziaria commerciale.
    Dite pure quello che vi pare, ma siete fuori dalla storia e dalla realtà. Più o meno come sempre, più o meno in malafede .

    Rispondi
  2. DrAnvilon

    26 Agosto 2023 alle 13:00

    “La moneta cattiva scaccia quella buona”.
    Bisogna stabilire, però, quale è quella cattiva. E di “buona” non ve ne è!
    Aveva ragione Sraffa: “Produzione di merci a mezzo di merci”. E non è mai troppo tardi ricordare che è stato l’ingordo capitalismo occidentale a trasferire alla concorrenza la produzione divenendo consumatore finale. Altro che la Fine della storia, che in meno di un ciclo generazionale ha abortito generando altre Storie.

    Rispondi

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