Premetto che il momento richiede grande senso di solidarietà: sentirsi tutti sulla stessa barca senza piccole furbizie e rispetto scrupoloso delle direttive emanate dal governo. E sono anche convinto che dopo tante incertezze e pasticci, governo e Regioni sono sulla buona strada nella gestione della crisi legata al Covid 19, anche se c’è ancora molto da fare. Ma non eluderà certo questi nobili sentimenti qualche considerazione sulle reazioni che ha suscitato l’ultimo mio articolo pubblicato da Pensalibero, titolato: “Ora è chiaro che l’Italia è finita in mano a dei pivelli”. Confrontando la classe politica di oggi con quella del passato e prendendo spunto dalla gestione di questo difficile momento, sostenevo la tesi che la gente, ora che la situazione richiede di vedere il politico in faccia, comincia a capire tutta la tragedia di avere buttato a mare una intera generazione di politici esperti a favore di una nuova, fatta di pivelli. E che i piccoli leader di oggi non sono in grado di riaffermare il primato della politica rispetto ad altri poteri: che, poi, era proprio l’obbiettivo del golpe mediatico-giudiziario dei primi anni ’90 che aveva determinato questa situazione.
Come era prevedibile (ed avevo previsto), l’articolo, oltre a numerosi apprezzamenti ha ricevuto commenti addirittura indignati da chi vi ha visto una critica ingiusta all’attuale governo. Esagerazioni rispetto a ciò che avevo scritto. Non di rado era facile capire che l’articolo nemmeno era stato letto attentamente, bastando il titolo a suscitare autentici attacchi di rabbia. Insomma, ancora una volta ha prevalso, di fronte ad una situazione che richiede un sereno confronto delle opinioni, la irresistibile tentazione di lasciarsi andare al tifo irrazionale. Spergiuravano che tutto andava benissimo, e qualche blanda critica o suggerimento o proposta riguardo all’epidemia del Covid 19 era, secondo loro, espressione di irresponsabile disfattismo. Due giorni appena, e proprio il Governo, consapevole delle proprie difficoltà, smentiva clamorosamente (e fortunatamente) i suoi dissennati difensori, nominando un commissario straordinario all’emergenza nella persona dell’amministratore delegato di Invitalia, Domenico Arcuri.
Per carità, niente di nuovo. La medesima esperienza l’avevo fatta con i sostenitori di Renzi ad ogni minimo rilievo, ai momenti del massimo fulgore (oltre il 40%); lo stesso quando critico Salvini o parlo delle maggioranze di governo di centrosinistra o di centrodestra.
Il tifo, però ha una caratteristica: non si applica alla stessa maniera in tutti i campi. Per esempio, il tifo calcistico è per sua natura fedele. Il tifo politico è cangiante. Dove è ora il 40% di Renzi? E il 33% di Grillo? O le percentuali da capogiro di Berlusconi? Le tifoserie sono migrate verso altri lidi. Ma intanto i danni già si sono consumati, proprio per effetto del sostegno espresso acriticamente, sempre e comunque, finchè dura la passione che oscura la mente. Ma, in politica, essere bravi tifosi non significa essere bravi cittadini. Tutt’altro.
Nicola Cariglia

Direi che parlare di politica dei pivelli in questa situazione è come se nell’ottobre del ’17 ci si fosse preoccupati dei colletti inamidati dei parlamentari. Che si sia in mano a gente dozzinale è sotto gli occhi da anni, come sotto gli occhi è ogni sforzo di censurare questa verità. E anche rimpiangere i politici della prima repubblica è molto, molto ingenuo, i Fanfani, gli Andreotti, i Berlinguer, i Craxi, o i Saragat non avrebbero fatto niente di meglio. Piuttosto urgono risposte che non possono essere eluse dal politically correct: quali motivi interni ed esterni hanno portato l’Italia nel mirino del virus, superando per esiti letali la Cina che ha venticinque volte la nostra entità demografica? Nessuna ipotesi deve essere scartata in nome della comprensione cattolica e del qualunquista “volemose tutti bbene”. Invito poi la magistratura a valutare se esistono gravi inadempienze di vigilanza configuranti reato penale da parte di infettivologi e virologi degli istituti governativi e della sanità territoriale, considerando che il virus circola da dicembre 2019 e forse prima. Nessuno si è accorto che non si trattava della solita influenza stagionale? Un esempio di come l’Italia sia radicalmente disarmata, tecnicamente, militarmente, intellettualmente, politicamente, moralmente, solo ripiegata ad ascoltare i Bergoglio e i Mattarella nei loro discorsini copia e incolla. Un dato positivo c’è: che la sciagurata industria turistica vada finalmente in malora e dopo mille tribolazioni obblighi a progettare non una “nuova Italia”, ma un Italia nuova. E poi la speranza che finalmente un ambito generazionale di falliti, il mio, sparisca per sempre.
Bravo Gino strada che nella “emergency” ha approntato un centinaio di ospedali da campo contro il COVIT-19!. te pareva?
Bah……….