La cultura laica e liberalsocialista per governare il Paese.
Perché dar vita a una costituente Laica liberal socialista oggi? C ’è una ragione evidente: forti partiti con queste tre caratteristiche nella politica italiana attualmente non ce ne sono. Se vogliamo che questa cultura si affermi nella vita pubblica sta a noi spingere per l’aggregazione di coloro che vi si riconoscono, perché escano dal privato in cui gli ultimi anni della politica italiana li hanno spinti e aiutino a conquistare nuovi consensi a questi ideali, specie fra le nuove generazioni.
E poi c’è una ragione profonda. Abbiamo fondati timori che il gattopardo vinca ancora: che tutto cambi perché nulla cambi. È vero che l’intero quadro politico appare in movimento, ma è un movimento a vite, che lascia ciascuno ben fisso sulle proprie posizioni, mentre la società va altrove. Noi riteniamo invece che la società debba essere governata verso mete ambiziose, non lasciata a se stessa e alla lotta fra corporazioni e interessi particolari più o meno forti.
L’Italia, infatti, ha la necessità di ancorare le proprie politiche di sviluppo alla costruzione della società basata sulla conoscenza secondo le indicazioni del Consiglio europeo di Lisbona.
Per superare strozzature ed arretratezze che ledono capacità di competere nel mondo, dinamismo interno e coesione sociale tutte le politiche debbono essere fondate su priorità precise:
• l’ampliamento dell’area di libera scelta dei cittadini e delle imprese;
• l’incentivazione della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica;
• il rafforzamento dell’istruzione e della formazione del capitale umano;
• l’adeguamento delle infrastrutture materiali e immateriali;
• la tutela ambientale.
L’obiettivo fondamentale è quello di creare progressivamente un Paese più aperto e vivace nel quale il merito dell’individuo sia la forza fondamentale capace di garantire più sviluppo sostenibile e più equità. Un Paese nel quale diritti e doveri vadano di pari passo. Un Paese nel quale la responsabilità della comunità verso la persona sia accompagnata dalla responsabilità della persona verso la comunità.
Perciò vi proponiamo dieci capitoli di proposta laica liberal socialista
1 -Il cittadino origine e fine di ogni decisione
Nessun ostacolo al raggiungimento di condizioni di vita soddisfacenti per tutti può essere rimosso se il cittadino non è al centro della politica.
Il cittadino è l’origine ed il fine di ogni decisione.
Quando le Istituzioni non si legittimano attraverso la volontà e l’interesse del popolo, si determina il distacco dei cittadini dalla politica che si manifesta con disaffezione al voto, mancato ricambio di classe dirigente, scarsa rappresentanza di donne e giovani. Si affievolisce il controllo dei cittadini sull’operato dei loro rappresentanti, il sistema politico diventa autoreferenziale, viene meno il processo virtuoso di selezione della classe dirigente e prevale, ad ogni livello, il perseguimento degli interessi particolari.
Condizione delle condizioni per affrontare i problemi del Paese sarà per la Costituente liberalsocialista il recupero della centralità del cittadino e delle sue prerogative democratiche a cominciare dal diritto-dovere di eleggere i propri rappresentanti. Solo così i partiti riacquisteranno quella legittimazione che hanno perso per aver delegato i compiti propri della politica ad istituzioni esterne quali la Chiesa, la magistratura, i sindacati quando non ad interessi settoriali, economici e finanziari.
2 – Il bipolarismo “bastardo” ed il fallimento del governo Prodi
La transizione incompiuta, iniziata nel 1994, ha prodotto solo un sistema bipolare “bastardo”. I due schieramenti non si contendono il governo del Paese per le loro le opzioni sui temi del momento ma per la somma dei partiti che stringono alleanze senza omogeneità di programmi. Di conseguenza il sistema non garantisce stabilità né efficacia all’azione dei governi che, come l’esperienza dimostra per entrambi i poli, rischiano la crisi quando compiono scelte e durano solo se le rinviano.
Il bipolarismo dell’antipolitica sarebbe ulteriormente irrobustito da un referendum sulla legge elettorale che, se approvato, limiterebbe ulteriormente la possibilità di scelta dei propri rappresentanti da parte degli elettori , che già oggi si trovano a dover votare per un Parlamento di “nominati” da un ristretto numero di segretari di partiti all’interno dei quali non vigono le regole della democrazia.
Il corretto e trasparente rapporto elettori-eletti richiede il ripristino del voto di preferenza e l’adozione di una legge elettorale rispettosa del pluralismo culturale e politico che caratterizza il nostro Paese. A questo scopo la Costituente Laica e Liberalsocialista promuoverà un’ampia intesa, al di là dell’appartenenza agli schieramenti, per l’adozione di una strategia comune in ordine al referendum sulla legge elettorale. Lo scopo è impedire che ne scaturisca un sistema che rafforzi ulteriormente le oligarchie dei partiti.
3 – Per un progetto, un sogno, a sinistra
Una sinistra di governo non è tale se non è portatrice di un progetto innovativo, un sogno per tutta la società italiana.
L’egemonia sulla sinistra esercitata a lungo, in Italia, dal comunismo ancora è la causa di iniziative e proposte che appaiono vecchie su temi tradizionali come lavoro, previdenza, scuola, sicurezza, etc; casuali, insufficienti e scarsamente innovative sui temi cruciali della società moderna quali energia, acqua, risorse ambientali, pari opportunità, libertà individuali.
Bisogna quindi ridefinire un progetto, un sogno, che sia innovativo e di sinistra allo stesso tempo. Il modello è quello della saldatura dei principi della socialdemocrazia e del liberalesimo che ha prodotto grandi trasformazioni nelle società dei Paesi europei come la Gran Bretagna di Blair, la Spagna di Gonzalez e Zapatero , la Germania di Schroeder (che ha preferito ripetere l’esperienza della Grosse Koalition di Brandt piuttosto che accettare compromessi con le impostazioni conservatrici della “neue Linke” di Lafontaine), e come sta tentando di fare Segolene Royal rinnovando un Ps francese per anni prigioniero e vittima del sogno della “gauche plurielle”.
Questo è il modello che la Costituente deve proporre per invertire il diffuso senso di demotivazione, di frustrazione che si coglie fra le persone migliori. Perché tutti hanno diritto di sentirsi partecipi di un grande progetto che ribalti l’ottica attuale: il sogno di una società che premi il merito, indipendentemente dalla ‘casta’ di appartenenza, deve essere percepito come uno dei principali obiettivi di governo e come un obiettivo realizzabile.
4 – Rendere il nostro Paese un bel posto per vivere
Modernizzare lo stato e l’economia, proteggere chi ha bisogni, aiutare chi ha meriti: per mettere in pratica questi principi vogliamo dar vita ad un soggetto liberalsocialista nuovo, disponibile a scelte coraggiose quali il lavoro flessibile, controllo dell’immigrazione ed integrazione degli immigrati, retribuzioni differenziate secondo le capacità, sgravi fiscali finalizzati all’aumento della produttività.
La società italiana odierna è quella dei cd “due terzi” di popolazione che si dichiarano soddisfatti della propria condizione . Il compito della sinistra non è più soltanto porre rimedio alle ingiustizie sociali esistenti ma anche fare fronte a nuove debolezze e povertà spesso addirittura provocate dal mantenimento di vecchi schemi e funzioni che nacquero e si svilupparono come conquiste sociali. Oggi il conflitto sociale non è più fra capitale e lavoro, ma fra garantiti e non garantiti, fra inclusi ed esclusi, fra “rentiers” e produttori attivi. L’obiettivo della politica oggi deve essere quello di garantire le migliori condizioni ambientali , di fruizione di servizi , di vita a tutti i cittadini . Questo significa garantire al contempo la possibilità di esprimersi e migliorare, in ragione dei propri meriti e del proprio impegno, la certezza di condizioni di vita minime e opportunità a chiunque sia in grado di coglierle.
L’effetto di questa situazione di privilegi stratificati e di rendite giustificate con logiche elettorali, peraltro sempre meno redditizie, è che a rotazione, nelle diverse situazioni, tutti diventano “outsider” rispetto a qualcun altro. Lo sono i giovani che, dopo aver riportato successi all’estero si ritrovano esclusi dall’accesso alle professioni e dall’insegnamento universitario; lo sono tutti i cittadini, compresi gli stessi dipendenti pubblici, quando devono ricorrere alla Pubblica Amministrazione che agisce tuttora con la logica della “concessione” piuttosto che quella della fornitura di servizi. Pubblica Amministrazione che funziona grazie all’abnegazione non riconosciuta e non premiata dei molti che per senso di responsabilità e del dovere operano e agiscono anche in sostituzione di coloro che usano il posto di lavoro pubblico come una rendita.
Occorre poi assolutamente evitare di rinchiudere nel mondo delle nuove povertà la sempre più cospicua comunità di stranieri lavoratori presenti in Italia (3 milioni oggi) , comunità che è destinata a stabilizzarsi ed ad incrementarsi in tempi brevi . L’inclusione , la “legalizzazione” , l’assicurazione dei diritti ( compreso quello di concorrere attraverso le elezioni all’amministrazione ed alla gestione delle risorse pubbliche, che anch’essi contribuiscono ad alimentare) , l’acquisizione della consapevolezza dei propri doveri , sono elementi imprescindibili di qualsiasi politica. La competizione mondiale determinata dalla globalizzazione riguarda anche, e soprattutto, le condizioni e la qualità della vita in ogni singolo Paese . L’Italia deve vincere la sfida e tornare ad essere un bel posto per vivere .
5 – Meriti, bisogni ed equità sociale
Il nostro Paese è in fondo alle classifiche per qualità dell’istruzione e della scuola , applicazione della meritocrazia e qualità dei servizi nella Pubblica Amministrazione.
Nel contempo, l’Italia si presenta come il Paese, tra quelli sviluppati, con i livelli tra i più bassi di tutela e protezione delle fasce deboli: pensionati e anziani, disoccupati, giovani, lavoratori impiegati nei settori maturi, donne lavoratrici. I livelli di reddito disponibile pro capite in Italia sono tra il 20% e il 30% più bassi dei Paesi a noi più simili e, causa il ristagno economico, il divario si sta allargando.
Il nostro sistema sociale ed economico non potrà svilupparsi se non saranno rimosse le barriere protezionistiche e corporativistiche che contribuiscono all’ingessamento dell’economia. Se ne possono vedere gli effetti in due casi estremi: quello degli imprenditori che affrontano con successo il mercato mondiale globalizzato senza poter beneficiare di servizi all’altezza di un Paese avanzato; e quello dei poveri ed emarginati abbandonati a loro stessi da un sistema di welfare inadeguato alla mutata realtà sociale.
L’Italia ha bisogno di mercati più liberi e concorrenziali, meglio regolamentati e più aperti all’innovazione: non di posizioni protette di rendita e privilegi “acquisiti”, pagati da molti, come consumatori, come lavoratori o come contribuenti, a beneficio di pochi.
Una politica liberalsocialista moderna deve partire da questo approccio per produrre la ricchezza necessaria ad aiutare coloro che da soli non ce la fanno e subiscono la durezza dell’emarginazione sociale ed economica.
6 – Federalismo e riforma della politica. Nord e Sud non sono più categorie utili
I temi della “Grande Riforma” dello Stato e della politica avanzati da Bettino Craxi più di venti anni fa sono ancora tristemente attuali, a dimostrazione dell’inconcludenza e della transizione infinita della “Seconda Repubblica”, di cui è prova ulteriore il fallimento dei diversi tentativi di riforma della Costituzione.
In questo ambito è urgente l’adozione di un serio Federalismo Fiscale, di tipo solidaristico e competitivo, indispensabile per la governabilità e la competitività del sistema .
La scelta federalista, permette “l’accorciamento della catena democratica”, la responsabilizzazione diffusa ed il controllo democratico su un sistema che diversamente è destinato a ridurre ulteriormente il proprio tasso di chiarezza e democraticità. Gli elementi di solidarietà si sono dimostrati fino ad ora più che sufficienti a garantire l’unità nazionale , ma la forma di “secessione dolce” che si sta realizzando ad opera delle regioni del Nord non può che preoccupare. Le illusioni di alcuni ispiratori di un’azione di governo che cessa di intervenire al di sopra della linea del Po sono pericolose : un Nord che non si sente rappresentato dalla dirigenza politica del Paese costituisce un rischio troppo grande per l’Italia e soprattutto per le zone più svantaggiate.
Esiste un problema di classe e di sistema dirigente nelle Regioni del Sud : soprattutto si evidenzia l’inadeguatezza dei processi di governo causata dalla mancanza di cultura competitiva e di sistemi che incentivino l’eccellenza comparativa ed il senso di appartenenza, il tutto aggravato e sempre più condizionato dalla diffusione capillare dell’economia criminale che arriva ad infiltrarsi direttamente nel sistema politico.
Ma sotto il profilo dell’abuso del denaro pubblico, della corruzione, della politica come industria, del clientelismo, del costo della politica, il Nord non è sostanzialmente diverso dal Sud. Al Sud queste cose si sentono con maggiore intensità solo perché lo spessore della società e dell’economia è più sottile. Ciò che occorre fare è piantarla di parlare del Sud come di qualcosa di diverso, ma parlare unitariamente dell’Italia, meraviglioso e malinconico paese che affonda per colpa di istituzioni e di una classe politica autoreferenziale.Bisogna parlare della modernizzazione e della liberazione dell’Italia; come ha scritto bene Viesti: bisogna cancellare il Sud.
7 – Le indispensabili scelte liberalsocialiste
La prima riforma è quella della PA . Essa è parte essenziale della revisione federalista dell’assetto statale, è condizione di tutte le riforme e strumento indispensabile per la riduzione degli sprechi delle Istituzioni e della politica.
Dovranno essere ridotti i centri di decisione politica abolendo enti ed organismi ormai inutili (come le province) o inutilizzati ( come il Cnel), destinando ad altri fini risorse oggi improduttive.
L’introduzione della valutazione dei servizi da parte dell’utenza è elemento indispensabile per riportare cittadini e imprese al centro del sistema.
Purtroppo non sembra questa la direzione intrapresa dal governo. Alcuni esempi per tutti:
1. Le difficoltà di far passare la proposta di Legge ispirata dal Prof. Ichino per inserire nella Pubblica Amministrazione il criterio della valutazione dell’efficienze e del rendimento delle strutture e dei dipendenti pubblici;
2. la spinta alla stabilizzazione ope legis di molte decine di migliaia di lavoratori precari nel settore pubblico che renderebbe ancora più difficile l’accesso al lavoro stabile in questo settore per le generazioni future e più preparate;
3. il rischio che il rinnovo del contratto dei pubblici dipendenti, ancora una volta si limiti a garantire in maniera uniforme un aumento percentuale medio, peraltro superiore al tasso di inflazione, senza nessun serio tentativo di inserire parametri di produttività e di merito.
E’ ineludibile affrontare il capitolo pensioni , con approccio contrario a quello della sinistra conservatrice e radicale. L’innalzamento dell’età pensionabile, infatti, risponde alle mutate condizioni ed aspettative di vita . Ogni intervento conservativo quale l’abolizione del cosiddetto “scalone”, rappresenta un furto di futuro ai danni delle giovani generazioni che si troveranno con pensioni insufficienti a sopravvivere, dopo aver pagato i “diritti acquisiti” dei pensionati di oggi.
Occorre dire una parola finalmente chiara sul problema della lotta al precariato. Il programma dell’ Unione si propone di combattere il lavoro precario e indica come passaggio legislativo cruciale per il conseguimento di questo obbiettivo il “superamento” della legge Biagi (Dlgs n. 276/2003). Tuttavia, la prima misura efficace del governo tendente a questo obbiettivo è consistita in un giro di vite contro l’abuso delle collaborazioni autonome “a progetto” nei call center, dato mediante l’emanazione della circolare del ministro del Lavoro n. 17/2006, che è essenzialmente fondata su di una applicazione rigorosa di quanto disposto su questa materia dalla stessa legge Biagi.
E’ ora di affermare con chiarezza che quella legge non ha favorito e non favorisce affatto il lavoro precario e che il dualismo del nostro mercato del lavoro affonda le sue radici nell’assetto istituzionale che il mercato stesso è venuto assumendo molto prima della XIV legislatura, lungo l’arco dell’ultimo quarantennio. Oggi, l’aumento degli occupati deve essere perseguito tramite una flessibilità che consenta di competere con il resto del mondo. Non si deve garantire lo stesso posto di lavoro , ma la possibilità di accedere a molti posti di lavoro con continuità e facilità.
Le strategie di flessicurezza, basate sull’idea che la flessibilità e la sicurezza non sono concetti in contrapposizione bensì complementari, possono contribuire a modernizzare i mercati del lavoro europei e ad affrontare meglio le sfide e le opportunità della globalizzazione. A tal proposito la stessa Unione Europea ha individuato quattro componenti politiche che possono aiutare a concretizzare tali strategie: soluzioni contrattuali flessibili e affidabili; strategie globali di apprendimento permanente volte a garantire una maggiore capacità di adattamento dei lavoratori; politiche attive del mercato del lavoro per aiutare i lavoratori a far fronte ai rapidi cambiamenti e ridurre i periodi di disoccupazione e, infine, sistemi moderni di protezione sociale atti a garantire un adeguato sostegno dei redditi durante i periodi di disoccupazione.
In particolare bisogna puntare sulla riduzione del divario tra coloro che hanno un’occupazione atipica, a volte precaria da un lato, e coloro che hanno un lavoro permanente a tempo pieno dall’altro; lo sviluppo della flessicurezza interna (nell’impresa) ed esterna (tra le imprese); l’esigenza di un clima di fiducia tra le parti sociali e le autorità pubbliche.
Nel nostro Paese una politica di flessicurezza rende necessario
• risolvere il problema della segmentazione contrattuale;
• sviluppare la flessicurezza nell’impresa, offrire la sicurezza nel corso delle transizioni, aumentare gli investimenti destinati alla formazione dei lavoratori ed incrementare in tal modo la loro capacità di far fronte ai futuri cambiamenti dell’organizzazione del lavoro;
• rispondere alla mancanza di competenze dei lavoratori.
La valorizzazione della persona non può realizzarsi senza mettere al centro delle scelte pubbliche la costruzione di un sistema di apprendimento lungo tutto il corso della vita. A ciò richiamano le decisioni europee e le necessità del nostro Paese. Un sistema di apprendimento permanente come veicolo fondamentale della mobilità e della promozione sociale, dell’esercizio della cittadinanza attiva e di scelte di vita consapevoli che rilascia opportunità a tutti e premia il merito è ciò che manca oggi in Italia. Il rinnovamento del nostro Paese passa dalla costruzione di questo pilastro.
Ciò significa riformare profondamente i sistemi di istruzione e formazione e legarli saldamente al mondo del lavoro. La costruzione di un sistema integrato di educazione, istruzione, formazione e lavoro è lo scenario dei prossimi anni.
Bisogna però cominciare dalla scelta degli obiettivi e poi vedere concretamente quali riforme, in quali modi e in quali tempi, debbono essere realizzate.
Per questo proponiamo di far diventare gli obiettivi già decisi dall’Unione Europea per il 2010 il punto di partenza di qualunque ragionamento, fuori di ogni retorica. Si tratta di obiettivi che nel loro insieme rappresentano davvero un salto dello sviluppo e dell’occupazione in termini di qualità, di innovazione e di pari opportunità. Essi riguardano l’aumento del tasso di occupazione generale, di quello femminile e delle persone anziane, la formazione e l’orientamento come diritto e come dovere per tutti i disoccupati giovani o adulti che essi siano, l’estensione dei servizi per la prima infanzia, l’ampliamento della popolazione con diploma di scuola media superiore, l’abbattimento della dispersione scolastica, l’innalzamento della quantità di adulti in formazione, il miglioramento della qualità dell’istruzione fin dalla capacità di lettura, la crescita dei laureati in materie matematiche, scientifiche e tecnologiche, l’impegno del pubblico e del privato per i finanziamenti nella formazione e nella ricerca.
A questi obiettivi sono da commisurare tutte le riforme da intraprendere in uno sforzo congiunto delle istituzioni pubbliche e dell’intera società.
L’autonomia delle istituzioni educative e formative è la precondizione per poter lavorare in questa direzione superando ed estendendo i limiti attuali unitamente ad un forte decentramento degli stessi apparati burocratici specialmente del sistema dell’istruzione e per questa via ad una integrazione dei livelli di responsabilità relativi all’educazione, all’istruzione, alla formazione ed al lavoro.
Rimane comunque il fatto che al centro del sistema si deve collocare la libera scelta del cittadino a garanzia della libertà e come fondamentale elemento di valutazione del servizio offerto.
Il governo italiano deve al più presto e con determinazione affrontare il problema di energia ed ambiente, pena il rischio di uno sforzo finanziario insostenibile a carico del bilancio pubblico e dei cittadini quando la cambiale europea o quella di Kyoto saranno giunte a scadenza. Il superamento della preclusione antinucleare, che data un’altra epoca rispetto a tecnologia e sicurezza, non significa automaticamente imboccare la strada del nucleare anche per il nostro Paese, dal momento che ogni valutazione economica sull’investimento va attentamente ripetuta; ma è necessario per restituire alla politica ed all’industria la possibilità di scegliere, al pari di ogni altro Paese del mondo.
8 – Laicità dello Stato e diritti civili
E’ ormai iniziata una stagione di confronto sociale e politico attorno a temi che riguardano profondamente le libertà, l’autonomia, la responsabilità delle persone e che contemporaneamente interrogano il senso che una collettività vuole assegnare ai diritti dei cittadini.
Coniugare insieme libertà, responsabilità, autonomia delle persone e senso dell’appartenenza ad una comunità composta di etnie e confessioni diverse chiede, anche più che nel passato, una visione laica dello Stato, come garanzia per la libertà di tutte le posizioni.
E’ oggi indispensabile che, pur partendo da tradizioni culturali e politiche anche distanti, ci si possa ritrovare insieme in un percorso che intende mettere al centro di ogni riflessione e di ogni decisione una visione del mondo all’altezza dei tempi in cui viviamo, inserita nel territorio geografico e culturale del quale siamo una parte, l’Europa.
Laicità non significa sterile opposizione ai confessionalismi, ma apertura responsabile e consapevole alla diversità di etnia e di confessione, significa accoglienza e rispetto di chi la pensa diversamente.
Laico non è chi non la pensa come un cattolico, come a torto qualcuno ritiene, laico è lo sguardo e il pensiero di persone come il cardinale Martini e come tanti altri cattolici meno noti, che sanno guardare al mondo in cui viviamo con compassione, intelligenza e rispetto.
La concezione laica dello Stato, che in teoria non è in discussione, ha bisogno oggi di essere ripresa in mano, di essere nuovamente declinata nella sua vocazione più profonda, come chiave per aprire porte e finestre sugli altri, per comprendere, accogliere, cercare compatibilità e punti di incontro.
Abbiamo bisogno di questa concezione, in fondo classica della laicità dello Stato, per comprendere che nel mondo in cui viviamo l’autonomia della persona e la sua autodeterminazione, se non danneggiano altri, non possono essere messe in discussione.
Occorre far convivere serenamente chi pensa fermamente e legittimamente che la sua vita non gli appartiene perché è un dono di Dio, e chi invece pensa di poterne disporre in libertà, responsabilità e consapevolezza. Lo scontro sulla fine della vita sta tutto qui. In queste concrete riflessioni.
Occorre far convivere chi crede che il matrimonio sia in primo luogo un sacramento, chi invece lo considera un contratto, chi in una relazione d’amore vorrebbe solo vedere riconosciuti diritti e doveri, responsabilità reciproche, soprattutto per proteggere chi è più debole.
Occorre far convivere chi pensa che l’embrione umano, in quanto persona potenziale, sia fin dal suo primo avvio un soggetto alla pari degli altri, e chi invece ritiene che nelle prime ore del processo del concepimento debbano prevalere il rispetto e la considerazione per i soggetti già persone, per la loro salute, per il loro benessere.
Questo, in fondo, è semplicemente un modo di buon senso per guardare ai nostri problemi di oggi, senza mettere in campo pregiudiziali confessionali, del tutto legittime nei comportamenti personali, del tutto fuori luogo, se non persino potenzialmente pericolose, nei comportamenti collettivi, ovvero nel disegnare le regole che presidiano le vite di tutti, che difendono la libertà e la dignità di ciascuno. Chi accusa queste posizioni di relativismo etico, forse senza volerlo, riconosce ad esse un valore aggiunto rispetto ad ogni possibile versione di assolutismo etico, di confessionalismo dogmatico.
E’ questo il senso rinnovato della laicità dello Stato, per il quale vogliamo impegnarci, perché questo è il nuovo concreto orizzonte dei diritti di cittadinanza.
E’ lo sguardo politico di cui sentiamo la mancanza.
9 -Eliminare il deficit di rappresentanza delle donne
A parole tutti a sinistra concordano con la necessità di colmare la distanza, a volte il baratro che separa la politica dalla società.
A parole tutti coloro che vogliono concorrere a una Costituente laica liberal socialista sostengono che questa non può essere una somma.
Nessuno finora ha però indicato il percorso. Noi diciamo che una parte consistente del percorso è eliminare il deficit di rappresentanza democratica relativo alle donne. E a quanti pensano di cavarsela proponendo una politica di quote, noi diciamo bene, e poi?
E poi suggeriamo:
– 1 Riforma elettorale che curi la presenza femminile anche mediante azioni positive quali i rimborsi elettorali ai partiti rispetto al numero di donne elette, che dia anche alle donne accesso ai mezzi di informazione in campagna elettorale, che agevoli la raccolta di finanziamenti elettorali per le donne.
– 1 Bilancio di genere per monitorare i risultati raggiunti dagli interventi positivi delle pari opportunità in tutti gli ambiti territoriali (municipio, comune, regione, aziende pubbliche).
– l’introduzione nella nostra legislazione nazionale della valutazione preventiva obbligatoria (non vincolante) di impatto di genere. Ogni legge infatti ha impatto diverso sui cittadini secondo le loro condizioni di partenza. Così le leggi sul lavoro e sulla pensione, sui congedi parentali, la sanità, la scuola, ecc.
10 – La politica internazionale
Aderiamo e facciamo nostri i principi del “Manifesto di Euston” , che costituisce parte integrante di questo documento.
E’ di vitale importanza per il futuro della politica progressista che oggi le persone di opinione liberale, egalitarista e internazionalista si pronuncino con chiarezza. Dobbiamo prendere posizione contro chi ritiene che l’intero programma progressista e democratico debba essere subordinato a un semplicistico e totalizzante “antiimperialismo” oppure alla lotta contro l’attuale governo americano. Invece, i contenuti e gli obiettivi veri di questo programma – i valori della democrazia e dei diritti umani, la guerra ai privilegi immotivati ed ai poteri arbitrari, la solidarietà con chi combatte la tirannia e l’oppressione – sono ciò che contraddistingue e sempre contraddistinguerà una sinistra alla quale valga la pena di appartenere.
Per rilanciare in concreto le economie degli Stati del terzo mondo è necessario smetterla con i proclami terzomondismi ed agire nell’unico modo possibile: creando anche per loro spazi di mercato. Per questo la graduale – ma radicale – riforma della Politica Agricola Comunitaria con la riduzione degli aiuti all’agricoltura interna e la riduzione dei dazi per i prodotti che giungono da fuori è il primo necessario passo. In questo modo si riduce l’impatto di un bilancio dell’Unione dedicato per oltre il 40% al sostegno dell’agricoltura (liberando risorse che potrebbero essere rivolte per esempio alla ricerca scientifica) e si consente di crescere alle economie di stati poveri, prevalentemente agricoli, che oggi non possono invaderci con i loro prodotti per le nostre politiche protezionistiche.
11 – Etica e morale politica . Il problema della democrazia e della plutocrazia
Il partito laico e liberalsocialista al quale tendiamo ispirerà ogni sua azione alla consapevolezza del legame indissolubile tra impegno politico e principi etici ispiratori che sono quelli della grande tradizione liberale e socialista italiana, che si basa sulla politica come servizio civile , sul rigoroso rispetto delle distinzioni tra interessi privati ed interesse pubblico .
Più che ad un corpo di leggi , occorre riferirsi ad uno spirito , al perseguimento di interessi collettivi, al mantenimento di un contesto civile basato sul riconoscimento reciproco degli avversari politici e delle diverse parti in campo.
Anche in Italia si sta affermando il principio , già consolidato in altre democrazie occidentali, della “plutocrazia” vincente . Il controllo dei mezzi di informazione , la non accessibilità generalizzata alle nuove tecnologie, il sistema di finanziamento della politica dopo che è venuta meno la mediazione dei partiti nella nostra politica, determinano un legame perverso fra esiti elettorali e disponibilità finanziarie.
Non ci rassegniamo al principio “il più ricco vince”. Per questo proponiamo una riforma del rimborso/finanziamento ai partiti che ampli, attraverso la leva fiscale, la possibilità di contribuzioni da parte dei privati.

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