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BOZZA DI DOCUMENTO POLITICO PROGRAMMATICO PER CHIANCIANO 7/8 LUGLIO 2007

La cultura laica e liberalsocialista per governare il Paese.

di Redazione Pensalibero.it | 27 Giugno 2007

La cultura laica e liberalsocialista per governare il Paese.

Perché dar vita a una costituente Laica liberal socialista oggi? C ’è una ragione evidente: forti partiti con queste tre caratteristiche nella politica italiana attualmente non ce n’è. Se vogliamo che questa cultura si affermi nella vita pubblica sta a noi spingere per l’aggregazione di coloro che vi si riconoscono, perché escano dal privato in cui gli ultimi anni della politica italiana li hanno spinti e aiutino a conquistare nuovi soggetti e nuove generazioni a questi ideali.
E poi c’è una ragione profonda. Abbiamo fondati timori che il gattopardo vinca ancora: che tutto cambi perché nulla cambi. È vero che l’intero quadro politico appare in movimento, ma è un movimento a vite, che lascia ciascuno ben fisso sulle proprie posizioni, mentre la società va altrove. Noi riteniamo invece che la società debba essere governata verso mete ambiziose, non lasciata a se stessa e alla lotta fra corporazioni e interessi particolari più o meno forti.
L’Italia, infatti, ha la necessità di ancorare le proprie politiche di sviluppo alla costruzione della società basata sulla conoscenza secondo le indicazioni del Consiglio europeo di Lisbona.
Per superare strozzature ed arretratezze che ledono capacità di competere nel mondo, dinamismo interno e coesione sociale tutte le politiche debbono essere fondate su priorità precise:
• l’ampliamento dell’area di libera scelta dei cittadini e delle imprese;
• l’incentivazione della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica;
• il rafforzamento dell’istruzione e della formazione del capitale umano;
• l’adeguamento delle infrastrutture materiali e immateriali;
• la tutela ambientale.
L’obiettivo fondamentale è quello di creare progressivamente un Paese più aperto e vivace nel quale il merito dell’individuo sia la forza fondamentale capace di garantire più sviluppo sostenibile e più equità. Un Paese nel quale diritti e doveri vadano di pari passo. Un Paese nel quale la responsabilità della comunità verso la persona sia accompagnata dalla responsabilità della persona verso la comunità.
Perciò vi proponiamo dieci capitoli per iniziare a inserire elementi di cultura laica liberal socialista di cui la politica italiana ha forte bisogno.

1 -Il cittadino origine e fine di ogni decisione

Nessun ostacolo al raggiungimento di condizioni di vita soddisfacenti per tutti può essere rimosso se il cittadino non è al centro della politica.
Il cittadino è l’origine ed il fine di ogni decisione.
Quando le Istituzioni non si legittimano attraverso la volontà e l’interesse del popolo, si determina il distacco dei cittadini dalla politica che si manifesta con disaffezione al voto, mancato ricambio di classe dirigente, scarsa rappresentanza di donne e giovani. Si affievolisce il controllo dei cittadini sull’operato dei loro rappresentanti, il sistema politico diventa autoreferenziale, viene meno il processo virtuoso di selezione della classe dirigente e prevale, ad ogni livello, il perseguimento degli interessi particolari.
Condizione delle condizioni per affrontare i problemi del Paese sarà per la Costituente liberalsocialista il recupero della centralità del cittadino e delle sue prerogative democratiche a cominciare dal diritto-dovere di eleggere i propri rappresentanti. Solo così i partiti riacquisteranno quella legittimazione che hanno perso per aver delegato i compiti propri della politica ad istituzioni esterne quali la Chiesa, la magistratura, i sindacati quando non ad interessi settoriali, economici e finanziari.

2 – Il bipolarismo “bastardo” ed il fallimento del governo Prodi

La transizione incompiuta, iniziata nel 1994, ha prodotto solo un sistema bipolare “bastardo”. I due schieramenti non si contendono il governo del Paese per le loro le opzioni sui temi del momento ma per la somma dei partiti che stringono alleanze senza omogeneità di programmi. Di conseguenza il sistema non garantisce stabilità né efficacia all’azione dei governi che, come l’esperienza dimostra per entrambi i poli, rischiano la crisi quando compiono scelte e durano solo se le rinviano.
Il bipolarismo dell’antipolitica sarebbe ulteriormente irrobustito da un referendum sulla legge elettorale che, se approvato, limiterebbe ulteriormente la possibilità di scelta dei propri rappresentanti da parte degli elettori , che già oggi si trovano a dover votare per un Parlamento di “nominati” da un ristretto numero di segretari di partiti all’interno dei quali non vigono le regole della democrazia.
Il corretto e trasparente rapporto elettori-eletti richiede il ripristino del voto di preferenza e l’adozione di una legge elettorale rispettosa del pluralismo culturale e politico che caratterizza il nostro Paese. A questo scopo la Costituente Laica e Liberalsocialista promuoverà un’ampia intesa, al di là dell’appartenenza agli schieramenti, per l’adozione di una strategia comune in ordine al referendum sulla legge elettorale. Lo scopo è impedire che ne scaturisca un sistema che rafforzi ulteriormente le oligarchie dei partiti, non escludendo l’invito agli elettori affinché disertino le urne una volta che la consultazione referendaria sia indetta.

3 – Per un progetto, un sogno, a sinistra

Una sinistra di governo non è tale se non è portatrice di un progetto innovativo, un sogno per tutta la società italiana.
L’egemonia sulla sinistra esercitata a lungo, in Italia, dal comunismo ancora è la causa di iniziative e proposte che appaiono vecchie su temi tradizionali come lavoro, previdenza, scuola, sicurezza, etc; casuali, insufficienti e scarsamente innovative sui temi cruciali della società moderna quali energia, acqua, risorse ambientali, pari opportunità, libertà individuali.
Bisogna quindi ridefinire un progetto, un sogno, che sia innovativo e di sinistra allo stesso tempo. Il modello è quello della saldatura dei principi della socialdemocrazia e del liberalesimo che ha prodotto grandi trasformazioni nelle società dei Paesi europei come la Gran Bretagna di Blair, la Spagna di Gonzalez e Zapatero , la Germania di Schroeder (che ha preferito ripetere l’esperienza della Grosse Koalition di Brandt piuttosto che accettare compromessi con le impostazioni conservatrici della “neue Linke” di Lafontaine), e come sta tentando di fare Segolene Royal rinnovando un Ps francese per anni prigioniero e vittima del sogno della “gauche plurielle”.
Questo è il modello che la Costituente deve proporre per invertire il diffuso senso di demotivazione, di frustrazione che si coglie fra le persone migliori. Perché tutti hanno diritto di sentirsi partecipi di un grande progetto che ribalti l’ottica attuale: il sogno di una società che premi il merito, indipendentemente dalla ‘casta’ di appartenenza, deve essere percepito come uno dei principali obiettivi di governo e come un obiettivo realizzabile.

4 – Rendere il nostro Paese un bel posto per vivere

Modernizzare lo stato e l’economia, proteggere chi ha bisogni, aiutare chi ha meriti: per mettere in pratica questi principi vogliamo dar vita ad un soggetto liberalsocialista nuovo, disponibile a scelte coraggiose quali il lavoro flessibile, controllo dell’immigrazione ed integrazione degli immigrati, retribuzioni differenziate secondo le capacità, sgravi fiscali finalizzati all’aumento della produttività.
La società italiana odierna è quella dei cd “due terzi” di popolazione che si dichiarano soddisfatti della propria condizione . Il compito della sinistra non è più soltanto porre rimedio alle ingiustizie sociali esistenti ma anche fare fronte a nuove debolezze e povertà spesso addirittura provocate dal mantenimento di vecchi schemi e funzioni che nacquero e si svilupparono come conquiste sociali. Oggi il conflitto sociale non è più fra capitale e lavoro, ma fra garantiti e non garantiti, fra inclusi ed esclusi, fra una platea di “rentiers” ormai vastissima ed i produttori attivi, che in Italia sono già numericamente (si avviano ad essere?) la minoranza. L’obiettivo della politica oggi deve essere quello di garantire le migliori condizioni ambientali , di fruizione di servizi , di vita a tutti i cittadini . Questo significa garantire al contempo la possibilità di esprimersi e migliorare, in ragione dei propri meriti e del proprio impegno, la certezza di condizioni di vita minime e opportunità a chiunque sia in grado di coglierle.
Occorre poi assolutamente evitare di rinchiudere nel mondo delle nuove povertà la sempre più cospicua comunità di stranieri lavoratori presenti in Italia ( 3 milioni oggi) , comunità che è destinata a stabilizzarsi ed ad incrementarsi in tempi brevi . L’inclusione , la “legalizzazione” , l’assicurazione dei diritti ( compreso quello di concorrere attraverso le elezioni all’amministrazione ed alla gestione delle risorse pubbliche, che anch’essi contribuiscono ad alimentare) , l’acquisizione della consapevolezza dei propri doveri , sono elementi imprescindibili di qualsiasi politica. La competizione mondiale determinata dalla globalizzazione riguarda anche, e soprattutto, le condizioni e la qualità della vita in ogni singolo Paese . L’Italia deve vincere la sfida e tornare ad essere un bel posto per vivere .

5 – Meriti, bisogni ed equità sociale

Il nostro Paese è in fondo alle classifiche per qualità dell’istruzione e della scuola , applicazione della meritocrazia e qualità dei servizi nella Pubblica Amministrazione.
Nel contempo, l’Italia si presenta come il Paese, tra quelli sviluppati, con i livelli tra i più bassi di tutela e protezione delle fasce deboli: pensionati e anziani, disoccupati, giovani, lavoratori impiegati nei settori maturi, donne lavoratrici. I livelli di reddito disponibile pro capite in Italia sono tra il 20% e il 30% più bassi dei Paesi a noi più simili e, causa il ristagno economico, il divario si sta allargando.
Il nostro sistema sociale ed economico non potrà svilupparsi se non saranno rimosse le barriere protezionistiche e corporativistiche : una parte del Paese è pienamente inserita nel sistema di protezione e gode di “diritti acquisiti” (mercati protetti e sovvenzionati, stipendi, posti di lavoro,previdenza, sistema pensionistico) che contribuiscono all’ingessamento dell’economia. Al contrario, una parte crescente non gode di alcuna protezione: sia che si tratti di imprenditori che affrontano con successo il mercato mondiale globalizzato senza poter beneficiare di servizi all’altezza di un Paese avanzato; sia che si tratti di poveri ed emarginati abbandonati a loro stessi da, un sistema di welfare inadeguato alla mutata realtà sociale.
L’Italia ha bisogno di mercati più liberi e concorrenziali, meglio regolamentati e più aperti all’innovazione: non di posizioni protette di rendita e privilegi “acquisiti”, pagati da molti, come consumatori, come lavoratori o come contribuenti, a beneficio di pochi.
Una politica liberalsocialista moderna deve partire da questo approccio per produrre la ricchezza necessaria ad aiutare coloro che da soli non ce la fanno e subiscono la durezza dell’emarginazione sociale ed economica.

6 – Le indispensabili scelte liberalsocialiste

La prima riforma è quella della PA . Essa è parte essenziale della revisione federalista dell’assetto statale, è condizione di tutte le riforme e strumento indispensabile per la riduzione degli sprechi delle Istituzioni e della politica.
Dovranno essere ridotti i centri di decisione politica abolendo enti ed organismi ormai inutili (come le province) o inutilizzati ( come il Cnel), destinando ad altri fini risorse oggi improduttive.
L’introduzione della valutazione dei servizi da parte dell’utenza è elemento indispensabile per riportare cittadini e imprese al centro del sistema.
Purtroppo non sembra questa la direzione intrapresa dal governo. Due esempi per tutti: la stabilizzazione ope legis di molte decine di migliaia di lavoratori precari nel settore pubblico che renderà ancora più difficile l’accesso al lavoro stabile in questo settore per le generazioni future e più preparate; il rinnovo del contratto dei pubblici dipendenti che ha garantito in maniera uniforme un aumento percentuale medio superiore al tasso di inflazione senza nessun serio tentativo di discutere la produttività e l’utilità effettiva di interi settori. Sono provvedimenti che confermano la mancanza di volontà propria degli ultimi governi di invertire la tendenza alla autoreferenzialità delle strutture pubbliche.
E’ ineludibile affrontare il capitolo pensioni , con approccio contrario a quello della sinistra conservatrice e radicale. L’innalzamento dell’età pensionabile, infatti, risponde alle mutate condizioni ed aspettative di vita . Ogni intervento conservativo quale l’abolizione del cosiddetto “scalone”, rappresenta un furto di futuro ai danni delle giovani generazioni che si troveranno con pensioni insufficienti a sopravvivere, dopo aver pagato i “diritti acquisiti” dei pensionati di oggi.
Occorre dire una parola finalmente chiara sul problema della lotta al precariato. Il programma dell’ Unione si propone di combattere il lavoro precario e indica come passaggio legislativo cruciale per il conseguimento di questo obbiettivo il “superamento” della legge Biagi (Dlgs n. 276/2003). Tuttavia, la prima misura efficace del governo tendente a questo obbiettivo è consistita in un giro di vite contro l’abuso delle collaborazioni autonome “a progetto” nei call center, dato mediante l’emanazione della circolare del ministro del Lavoro n. 17/2006, che è essenzialmente fondata su di una applicazione rigorosa di quanto disposto su questa materia dalla stessa legge Biagi.
E’ ora di affermare con chiarezza che quella legge non ha favorito e non favorisce affatto il lavoro precario e che il dualismo del nostro mercato del lavoro affonda le sue radici nell’assetto istituzionale che il mercato stesso è venuto assumendo molto prima della XIV legislatura, lungo l’arco dell’ultimo quarantennio. Oggi, l’aumento degli occupati deve essere perseguito tramite una flessibilità che consenta di competere con il resto del mondo. Non si deve garantire lo stesso posto di lavoro , ma la possibilità di accedere a molti posti di lavoro con continuità e facilità.
Sarà necessario riaprire, a questo proposito, anche il discorso relativo all’art 18 , la cui applicazione univoca di questi anni è fra le cause del male che si vorrebbe combattere, inducendo le aziende a mantenere quanto più possibile ai margini nel precariato una quota di lavoratori che invece potrebbero essere con reciproca utilità stabilizzati anche se non “blindati” sul posto “a vita”.
Il governo italiano deve al più presto e con determinazione affrontare il problema di energia ed ambiente, pena il rischio di uno sforzo finanziario insostenibile a carico del bilancio pubblico e dei cittadini quando la cambiale europea o quella di Kyoto saranno giunte a scadenza. Il superamento della preclusione antinucleare, che data un’altra epoca rispetto a tecnologia e sicurezza, non significa automaticamente imboccare la strada del nucleare anche per il nostro Paese, dal momento che ogni valutazione economica sull’investimento va attentamente ripetuta; ma è necessario per restituire alla politica ed all’industria la possibilità di scegliere, al pari di ogni altro Paese del mondo.
La strada della modernizzazione del Paese non passa solo per gli schemi e le strutture dell’apparato dello Stato , ma anche e soprattutto per la revisione delle condizioni generali dell’economia.Il fattore debito pubblico, affrontato fino ad ora in termini di contenimento dell’incremento del disavanzo, di fatto determina la costrizione di ogni politica economica di qualsiasi maggioranza . Un intervento radicale , attraverso un grande patto Regioni-Stato mirante a ridurre lo stock debitorio in maniera significativa attraverso la vendita di una porzione dei beni pubblici effettivamente alienabili ( e che sono per il 70% già nei patrimoni degli enti locali) potrebbe restituire i margini di manovra indispensabili per tornare a fare effettiva politica economica.
Egualmente necessario è ricondurre a parametri ragionevoli il rapporto spesa pubblica – fiscalità. La sinistra non può essere “tassa e spendi” ( la spesa pubblica italiana , dopo la “rigorosa” finanziaria di Prodi, ha raggiunto il più alto livello assoluto e percentuale sul Pil della storia italiana !), né si può pensare di utilizzare la tassazione, oltre che come strumento di finanziamento del bilancio , anche come strumento di ridistribuzione del reddito.
< b>7 – Laicità dello Stato e diritti civili
L’attacco alla laicità dello Stato e la lotta oscurantista sui diritti civili, che giungono al punto di riaprire e rimettere in discussione anche le conquiste civili degli anni settanta ed ottanta, hanno raggiunto un livello senza precedenti da almeno un secolo nel nostro Paese .
Il tentativo di rimettere addirittura in piedi un partito, o uno schieramento politico, che si richiami esplicitamente al Papa ed alle gerarchie ecclesiastiche italiane , è molto serio e, per quanto non disponga della forza effettiva che rappresenta sulla carta , non è da sottovalutare.
La tutela dei diritti della persona, dei diversi , delle minoranze , sono un elemento determinante per perseguire l’obiettivo dichiarato di “rendere l’Italia un bel posto per vivere.
8 -Eliminare il deficit di rappresentanza delle donne
A parole tutti a sinistra concordano con la necessità di colmare la distanza, a volte il baratro che separa la politica dalla società.
A parole tutti coloro che vogliono concorrere a una Costituente laica liberal socialista sostengono che questa non può essere una somma.
Nessuno finora ha però indicato il percorso. Noi diciamo che una parte consistente del percorso è eliminare il deficit di rappresentanza democratica relativo alle donne. E a quanti pensano di cavarsela proponendo una politica di quote, noi diciamo bene, e poi?
E poi suggeriamo:
– 1 Riforma elettorale che curi la presenza femminile anche mediante azioni positive quali i rimborsi elettorali ai partiti rispetto al numero di donne elette, che dia anche alle donne accesso ai mezzi di informazione in campagna elettorale, che agevoli la raccolta di finanziamenti elettorali per le donne.
– 1 Bilancio di genere per monitorare i risultati raggiunti dagli interventi positivi delle pari opportunità in tutti gli ambiti territoriali (municipio, comune, regione, aziende pubbliche).
– l’introduzione nella nostra legislazione nazionale della valutazione preventiva obbligatoria (non vincolante) di impatto di genere. Ogni legge infatti ha impatto diverso sui cittadini secondo le loro condizioni di partenza. Così le leggi sul lavoro e sulla pensione, sui congedi parentali, la sanità, la scuola, ecc.

9 – La politica internazionale
Aderiamo e facciamo nostri i principi del “Manifesto di Euston” , che costituisce parte integrante di questo documento.
E’ di vitale importanza per il futuro della politica progressista che oggi le persone di opinione liberale, egalitarista e internazionalista si pronuncino con chiarezza. Dobbiamo prendere posizione contro chi ritiene che l’intero programma progressista e democratico debba essere subordinato a un semplicistico e totalizzante “antiimperialismo” oppure alla lotta contro l’attuale governo americano. Invece, i contenuti e gli obiettivi veri di questo programma – i valori della democrazia e dei diritti umani, la guerra ai privilegi immotivati ed ai poteri arbitrari, la solidarietà con chi combatte la tirannia e l’oppressione – sono ciò che contraddistingue e sempre contraddistinguerà una sinistra alla quale valga la pena di appartenere.
Per rilanciare in concreto le economie degli Stati del terzo mondo è necessario smetterla con i proclami terzomondismi ed agire nell’unico modo possibile: creando anche per loro spazi di mercato. Per questo la graduale – ma radicale – riforma della Politica Agricola Comunitaria con la riduzione degli aiuti all’agricoltura interna e la riduzione dei dazi per i prodotti che giungono da fuori è il primo necessario passo. In questo modo si riduce l’impatto di un bilancio dell’Unione dedicato per oltre il 40% al sostegno dell’agricoltura (liberando risorse che potrebbero essere rivolte per esempio alla ricerca scientifica) e si consente di crescere alle economie di stati poveri, prevalentemente agricoli, che oggi non possono invaderci con i loro prodotti per le nostre politiche protezionistiche.

10 – Etica e morale politica . Il problema della democrazia e della plutocrazia

Il partito laico e liberalsocialista al quale tendiamo ispirerà ogni sua azione alla consapevolezza del legame indissolubile tra impegno politico e principi etici ispiratori che sono quelli della grande tradizione liberale e socialista italiana, che si basa sulla politica come servizio civile , sul rigoroso rispetto delle distinzioni tra interessi privati ed interesse pubblico .
Più che ad un corpo di leggi , occorre riferirsi ad uno spirito , al perseguimento di interessi collettivi, al mantenimento di un contesto civile basato sul riconoscimento reciproco degli avversari politici e delle diverse parti in campo.
Anche in Italia si sta affermando il principio , già consolidato in altre democrazie occidentali, della “plutocrazia” vincente . Il controllo dei mezzi di informazione , la non accessibilità generalizzata alle nuove tecnologie, il sistema di finanziamento della politica dopo che è venuta meno la mediazione dei partiti nella nostra politica, determinano un legame perverso fra esiti elettorali e disponibilità finanziarie.
Non ci rassegniamo al principio “il più ricco vince”. Per questo proponiamo una riforma del rimborso/finanziamento ai partiti che ampli, attraverso la leva fiscale, la possibilità di contribuzioni da parte dei privati.

Pubblicato in : Primo piano

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