
Tutto ciò, ha turbato la psiche di taluni personaggi, presuntuosi ed egoisti, che non hanno esitato a creare azioni di disturbo, abusando proprio di norme della Costituzione. Il successo elettorale, conseguito con i referendum, ha trasformato i promotori, in pseudo eroi, convinti di poter influire sulla legislatura, sulla legislazione e anche sulla giustizia. Oggi, tali personaggi, propongono un referendum per abolire la legge elettorale vigente, per sostituirla con un’altra più anticostituzionale e antidemocratica. La nuova legge elettorale, voluta dai referendari, prevede che il partito, che prende un voto più degli altri, gestisce in assoluto tutto il potere politico e legislativo dello Stato. Non ci sono giustificazioni per un modo di pensare così contro ogni logica umana. Sarebbe stato più serio e apprezzato, martellare ai fianchi i politici e i rispettivi partiti per portare in Parlamento una legge elettorale a sistema proporzionale puro o con sbarramento e con il voto di preferenza, in modo da favorire la formazione dell’esecutivo tra forze omogenee.
E’ incomprensibile che un centinaio di professori, tutti costituzionalisti, condivida tale referendum con l’obiettivo di creare le condizioni istituzionali che favoriscano la prospettiva di un bipartitismo anche in Italia.
Il bipartitismo presenterebbe, in Italia, per cultura e storia, gli stessi, identici difetti del bipolarismo definito “bastardo” da molti politici. Nel bipartitismo si anniderebbero, da una parte e dall’altra, ugualmente gruppi e sottogruppi di disturbo per gli interessi diversi e contraddittori che si porterebbero insieme. La proposta d’impedire le candidature plurime è puerile, se si pensa di affidare ad un solo uomo tutto il potere reale di decidere cosa fare.
E’ pura fantasia affermare che il referendum farebbe saltare la situazione di stallo in cui versa la politica italiana e farebbe uscire il paese dalla paralisi e dal soffocamento in atto.
Questo tipo di referendum non potrà mai essere propedeutico ad un nuovo sistema politico costituzionale, che assicuri maggioranze stabili e democratiche, come non riuscirà ad eliminare le fibrillazioni all’interno di una maggioranza, per la latente crisi d’affidabilità.
Ciò premesso, questa classe politica, di destra e di sinistra, dovrebbe avvertire il bisogno di evitare il referendum e di promuovere in Parlamento una legge elettorale a sistema proporzionale e, subito dopo, dopo dimettersi. I costituzionalisti, favorevoli al referendum, farebbero bene a conoscere di più la Costituzione e le attese del popolo.
li, 26.o6.07
Domenico Civitano

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