• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

BOTTO DI CLASSE

Rivoluzioni e lotta armata. E poi uno dice che torna il terrorismo nelle fabbriche…
di Enrico Cisnetto

di Enrico Cisnetto | 20 Settembre 2010

Davvero le vicende sindacali della Fiat sono il prodromo della rinascita del terrorismo nelle fabbriche e che, di conseguenza, Marchionne rischia la vita? Siamo sicuri che gli atti di intolleranza che ci sono stati ultimamente (Schifani, Bonanni, Ichino) siano il segnale di un incombente pericolo non solo di squadrismo giustizialista – che già si è manifestato da tempo – ma anche di lotta armata? Giampaolo Pansa ha fatto benissimo a scriverne su Libero, e la sua preoccupazione non va assolutamente presa sotto gamba.

Forse – speriamo – le cose non stanno proprio nei termini descritti da Pansa, forse non sono così avanti come lui paventa, ma su una questione così delicata è bene tenere accesi i riflettori, e comunque è meglio sbagliare enfatizzando il pericolo che, viceversa, sottovalutandolo o addirittura tacendolo. Anzi, siccome Pansa è stato trattato come un vecchio rincoglionito con il fragoroso silenzio di reazioni inesistenti – a parte una lodevole intervista di Repubblica a Ichino e una coraggiosa trasmissione di Giannino su Radio24 – ecco spiegato il motivo della scelta di questo argomento per “tre palle un soldo” di questa settimana: un’altra lampadina accesa, qualche watt per tenere fuori dal cono d’ombra l’argomento.

Detto questo, vediamo di entrare di più nel merito. Ho già espresso qui più volte l’idea di come sia legittima la scelta della Fiat di rompere il velo di ipocrisia – che essa stessa ha contribuito a creare, peraltro – intorno a certi comportamenti in fabbrica e alle coperture sindacali di cui essi godono. E nello stesso tempo, però, non ho mancato di esporre dubbi e riserve circa le reali intenzioni di Marchionne, che potrebbe avere in mente, una volta fatta la fusione Fiat-Chrysler – di cui ieri si sono messe le premesse con la creazione di due Fiat, una per l’auto e l’altra per tutto il resto delle attività industriali – di portare la testa del gruppo a Detroit e di distribuire il corpo (le fabbriche) nelle aree del mondo dove il lavoro ha un costo minore e una flessibilità maggiore. Non in Italia, dunque, che rimarrebbe non competitiva – almeno nei confronti di certi paesi – anche se dovesse passare pienamente la linea Fiat-Federmeccanica.

E siccome la fusione porterà gli Agnelli ad avere un ruolo marginale, per cui i motivi di natura più generale di permanenza del gruppo in Italia verranno meno, è possibile che Marchionne, che certo nazionalista non è (e nel caso: svizzero, canadese o italiano?), abbia comunque intenzione di delocalizzare e quindi di “usare” le vicende sindacali per giustificare future decisioni drastiche. Detto questo, le denunce degli abusi (Melfi), delle cattive abitudini (Pomigliano) e più in generale di molte rigidità nella organizzazione del lavoro e la richiesta di un decentramento aziendale della contrattazione, rimangono sacrosante.

E in nessun caso possono costituire un alibi per qualunque forma, anche solo verbale, di intolleranza e di violenza. Se a Ichino viene impedito di parlare, ha ragione di dire che quella forma di demonizzazione personale è la stessa che ha preceduto, creandone le condizione, l’assassinio di Marco Biagi. Le parole e i comportamenti sono pietre, e nel caso di Biagi il sottoscritto non ha mai mancato di sottolineare la responsabilità di Cofferati. Dunque, anche se Marchionne avesse in testa di portare tutta la produzione Fiat fuori dall’Italia – cosa peraltro legittima, anche se, fosse vera, sarebbe meglio esplicitarla questa intenzione – non rappresenterebbe davvero un buon motivo per demonizzarlo, o peggio. Una cosa è chiedergli conto del perché la Fiat dall’anno scorso ha perso un punto di quota di mercato in Europa, altro è dipingerlo come “l’uomo nero”.

Certo, chiudere fabbriche significherebbe aggravare situazioni sociali già pesanti. Ma qui entra in gioco il vero motivo per cui assistiamo ai fenomeni che hanno indotto Pansa a lanciare un grido d’allarme: la totale scomparsa di ogni capacità riformista. Quando il Paese accumula ritardo nella crescita, non fa le riforme, non ha un modello di sviluppo in testa né sente il bisogno di discuterne – e ieri è stata la Confindustria, anche molto duramente, a denunciare tutto questo – allora lascia spazio agli estremismi. E di questo ha responsabilità prima di tutto la sinistra, incapace di assumere una linea riformista chiara e netta tanto in politica (quanto contano le idee di Ichino nel Pd?) quanto nel sindacato (perché il socialista Epifani non rompe con le componenti più assurdamente antagoniste della Fiom?).

Ma ne hanno non meno i moderati, che pur godendo di un consenso abbondante non sono stati capaci di cambiare in profondità un Paese troppo vecchio, autoreferenziale e sempre rivolto al passato per essere moderno. E poi uno dice che torna la lotta di classe.

Enrico Cisnetto (da Terza Repubblica giornale on line di Società Aperta)

Pubblicato in : Primo piano

Info Enrico Cisnetto

Editorialista economico e opinion leader, da anni studio e descrivo i processi di cambiamento del capitalismo italiano e internazionale, soprattutto in relazione alle dinamiche politiche. Già direttore di diverse testate della Rusconi, vicedirettore del quotidiano l’Informazione e vicedirettore del settimanale Panorama, svolge un’intensa attività di editorialista per Il Messaggero, Il Foglio, Il Gazzettino di Venezia, La Sicilia di Catania, Liberal e Il Mondo. Cura una rubrica quotidiana nella trasmissione radiofonica Zapping (Rai Radio1) ed è spesso ospite delle trasmissioni di approfondimento e telegiornali di Rai, Mediaset, Sky, La7. Presidente di “Società Aperta”, è direttore responsabile del quotidiano on-line TerzaRepubblica.it

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Luisa Marzulli su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Francesco Altamore su La distanza che umilia l’Italia
  • Luca Bagatin su Netanyahu: “Israele difende anche voi”: e allora?

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti