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Borsa: recap delle ultime due settimane

Nelle ultime due settimane, i mercati finanziari globali hanno mostrato un andamento a due velocità. Da un lato l’azionario USA ha toccato nuovi massimi storici grazie a dati sull’inflazione in frenata, che sembrano allontanare un eventuale rialzo dei tassi nel prossimo autunno. Dall’altro, i segnali di rallentamento macroeconomico e i fronti geopolitici hanno innescato volatilità su valute e materie prime.

di Saverio Berlinzani | 17 Agosto 2026

Nelle ultime due settimane, i mercati finanziari globali hanno mostrato un andamento a due velocità. Da un lato l’azionario USA ha toccato nuovi massimi storici grazie a dati sull’inflazione in frenata, che sembrano allontanare un eventuale rialzo dei tassi nel prossimo autunno. Dall’altro, i segnali di rallentamento macroeconomico e i fronti geopolitici hanno innescato volatilità su valute e materie prime. Il mercato azionario statunitense ha vissuto sessioni storiche, registrando la sua terza settimana consecutiva in rialzo, nonostante un lieve ripiegamento nell’ultima seduta di venerdì 14 agosto. I massimi storici hanno visto l’indice S&P 500 raggiungere il record storico intraday a 7.816,70 punti giovedì 13 agosto. Le spinte principali sono arrivate dai dati sui prezzi alla produzione (PPI) e sui prezzi al consumo (CPI) di luglio, risultati più contenuti delle attese. Questo ha rafforzato l’aspettativa che la Federal Reserve mantenga i tassi invariati (attualmente al 3,50%-3,75%) nella riunione di settembre, allontanando lo spettro di nuovi rialzi. Solo la giornata di venerdì, ha evidenziato segnali di rallentamento a causa del crollo delle vendite al dettaglio di luglio (-0.6%), il dato peggiore degli ultimi 14 mesi, accompagnato da un calo della fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan (scesa a 51 contro le previsioni di 55). I settori chiave che continuano ad alimentare la corsa dei listini, sono quello dei semiconduttori e delle infrastrutture legate all’Intelligenza Artificiale. Ottima performance settimanale anche per le small-cap del Russell 2000, che ha registrato un rally del +3,15%, segnalando una decisa rotazione dei flussi d’investimento fuori dai soli mega-cap tecnologici.

PETROLIO.

Il comparto delle commodity è rimasto fortemente ancorato agli sviluppi geopolitici in Medio Oriente, in particolare attorno alla gestione del conflitto legato all’Iran. Il petrolio rimane l’asset di riferimento per movimenti di mercato. I prezzi del greggio hanno vissuto forti oscillazioni. Dopo un calo iniziale innescato dalle speranze di allentamento delle tensioni nello Stretto di Hormuz, le quotazioni sono tornate a salire bruscamente a metà agosto dopo l’annuncio statunitense sulla continuazione a tempo indefinito del blocco navale contro i porti iraniani. Il Brent si è attestato intorno agli 87-88 dollari al barile, mentre il WTI viaggia sopra gli 81 dollari.

GOLD.

Oro in fase di consolidamento, dopo i rally dei mesi precedenti, con un movimento che ai più, è parso di ripiegamento fisiologico. Il prezzo spot si è stabilizzato sui 4.360 – 4.380 dollari l’oncia.

OBBLIGAZIONI.

Il mercato valutario e dei tassi d’interesse riflette le incertezze sulla crescita economica globale. Rendimento dei Treasury è parso in rialzo,, nonostante l’inflazione Usa si stia raffreddando. I rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine sono tornati a salire bruscamente. Con il decennale USA riavvicinatosi ai massimi del 2026, attestandosi intorno al 4,65% – 4,70%, alimentato dai timori che la Fed possa mostrare un eccessivo compiacimento verso le spinte inflazionistiche strutturali nel lungo periodo.

FOREX.

Forex stabile ma teso con il dollaro che ha mantenuto una posizione di forza relativa sostenuto dal livello dei tassi d’interesse. I principali tassi di cambio (incluso l’Euro-Dollaro) non hanno registrato scossoni drammatici nelle ultime sessioni, muovendosi all’interno di intervalli di trading consolidati, in attesa di indicazioni più chiare dalle rispettive banche centrali.

PROSPETTIVE.

L’attenzione degli investitori si sposterà sull’imminente debutto di Reddit all’interno dello S&P 500 (previsto per il 18 agosto), nonché sui dati relativi alla spesa dei consumatori per capire se il rallentamento macroeconomico USA si trasformerà in una vera e propria recessione o in un “soft landing”. La narrativa delle banche centrali sta vivendo un momento di forte transizione a causa del bilanciamento tra il raffreddamento della crescita e il rischio di fiammate inflazionistiche.

A fine mese, tra le altre cose, è previsto l’incontro annuale di Jacksone Hole, Questo storico appuntamento sarà il palcoscenico ideale in cui i banchieri della Federal Reserve (e delle altre principali banche centrali) delineeranno la traiettoria dei tassi per l’autunno. I mercati cercheranno indicazioni chiare dopo che l’ultimo meeting della Fed ha mostrato una spaccatura interna più falco (hawkish) del previsto.

Sul fronte dati abbiamo assistito ad un calo a sorpresa dello 0,6% nelle vendite al dettaglio di luglio e una contrazione della fiducia dei consumatori americani. Gli investitori monitoreranno se questo indebolimento allontanerà definitivamente l’ipotesi di un ulteriore rialzo dei tassi nella riunione di settembre.

Ma attenzione alla Boj, in ragioen del fatto che i mercati stimano circa 20 punti base di ulteriore restringimento monetario entro settembre. Un eventuale passo indietro della BoJ potrebbe indebolire nuovamente lo Yen, mentre un rialzo confermato potrebbe riaccendere la volatilità sui mercati globali legata al carry trade.

Sul fronte dei mercati azionari, va ricordato che le prossime settimane vedranno il rilascio delle trimestrali dei colossi del consumo di massa statunitensi (come Walmart, Target e Home Depot). Saranno fondamentali per capire la reale tenuta della spesa al consumo discrezionale a fronte delle spinte inflazionistiche.

Sul fronte del settore delle nuove tecnologie, non possiamo dimenticare che, sebbene giganti dei semiconduttori come Nvidia continuino a mostrare stime di crescita degli utili eccezionali, gli investitori stanno iniziando a interrogarsi sulla sostenibilità della spesa in conto capitale per l’IA. Molti gestori stanno mantenendo un’esposizione strutturale sul tech statunitense ma diversificando verso mercati emergenti ex-Cina o verso infrastrutture energetiche collegate ai data center.

Le tensioni internazionali restano il principale elemento di disturbo imprevedibile per i portafogli. Il Petrolio, in particolare il Brent scambia vicino agli 89,50 dollari al barile. Qualsiasi escalation militare che vada a colpire direttamente le infrastrutture di gas e petrolio (in particolare un coinvolgimento strutturale dell’Iran) potrebbe spingere il greggio sopra i 120 dollari, riaccendendo immediatamente le paure inflazionistiche globali e costringendo le banche centrali a un atteggiamento rigido.

Saverio Berlinzani

Pubblicato in : Economia, Editoriale

Info Saverio Berlinzani

Nel 1989 inizia il suo percorso lavorativo nel mercato valutario come spot trader per il Banco Lariano.
Dal ’91 per la Banque San Paolo di Parigi come trader su lira e Franco francese.
Dal ‘92 presso il Banco Lariano di Milano spot trader su tutte le valute SME.
Dal ’95 per Swiss Bank Corporation capo cambista – Lugano, Ginevra, Londra.
In questi anni, oltre alla specializzazione sul mercato dello spot come market maker ha sviluppato conoscenze del mercato dei derivati come trader di posizionamento per l’Istituto (Opzioni vanilla ed esotiche), nonché conoscenza diretta delle valute legate ai paesi emergenti (carry trades).
Dal ’98 è rientrato in Italia come Libero professionista in qualità di Consulente Finanziario e patrimoniale – Presidente e socio fondatore di una società broker in forex.
Dal 2009 ad oggi, trader indipendente nel mercato valutario fondatore del sito www.saveforex.it, community di traders con cui condivide QUOTIDIANAMENTE in tempo reale la sua operatività FOREX attraverso una chat e un webinar LIVE

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