Basta una piazza, anche non grande, per fare di un borgo italico un vero gioiello. A volte pure una facciata su uno spiazzo che nemmeno si può, o si potrebbe, definire piazza o piazzale. Ma tant’è!
Se avete tempo e potete programmare la classica gita fuori porta nel prossimo ponte che va da Ognissanti alla Festa delle Forze 4 novembre vi segnalerei due o tre posti. Da visitare con il cuore e il palato insieme con la ragione e la ricerca.
Il primo è Greve in Chianti. Ho fatto lì qualche trasmissione tv e ho un ricordo indelebile di quella piazza a forma irregolare con portici, monumento, campanile e facciata della chiesa che delimita un lato e nel contempo fa da sfondo ad una prospettiva teatrale. Insomma un salotto dove ti trovi bene dal primo momento.
Dopo il primo assaggio visivo puoi anche fare ricerche storiche, artistiche, monumentali ma sei già rapito. In più se capitate in giorno di mercato o di bancarelle che offrono i prodotti contadini puoi vedere delle verdure, della frutta delle carni, dei salumi dei formaggi e sentirne il profumo. Voi direte: ma succede un po’ dappertutto. E’ questo il bello. Che ogni borgo ha il suo cuore corrispondente alle nostre attese.
Se quel giorno sentite il bisogno di fidanzare i vostri sensi con Greve in Chianti non c’è Venezia e Trento che tengano. Con tutto il rispetto.
Insomma: se pensate o vi viene in mente un borgo che avete visitato o che avete visto da qualche parte, e non conoscete, andateci perché il gusto visivo, olfattivo, uditivo, tattile sarà doppio, triplo e via moltiplicando. Molto caratteristica anche per la sua pendenza la piazza centrale di Fermo, Marche basse, a due passi (quante esse) dal mare e piena di facciate imponenti e di botteghe da acquolina in bocca. Ricordo un panino che ha fatto da pranzo. Mica poco per sapore e colore.
Sopra l’Appennino ricordo Colorno, nel Parmense, col suo Palazzo Ducale che ospita la Scuola di cucina più rinomata d’Italia ed una delle più conosciute al mondo, l’Alma di Colorno appunto, che in 15 anni è passata da 17 a più di mille allievi.
A Colorno terra di salumi e formaggi tra i più famosi del mondo si vive una dimensione di storia e di ambiente, di cucina e di architettura in una delle fusioni più caratteristiche dello stile italico. Dove si rincorrono profumi e colori, luci e proiezioni. Insomma c’è veramente l’imbarazzo della scelta. Così nella vicina Sabbioneta, la Piccola Atene dei Gonzaga dove puoi vivere davvero prospettive del Rinascimento e incontrare sapori della terra del Po.
Il bello di questi posti è che puoi immedesimarti nelle usanze e nei costumi, fare la vita della vita del luogo, immaginare passato e futuro, cogliere sfumature che solo la forza del ventricolo cardiaco emotigeno può suscitare.
In fondo come diceva Montale anche qui citato parecchie volte, si può fare turismo anche a pochi chilometri da casa basta avere l’animo predisposto all’accoglienza della sorpresa, del nuovo che è sempre stato lì. E visto che in questo ponte di Ognissanti – 4 Novembre c’è ovviamente dentro anche la ricorrenza dei morti ci può stare anche questa idea: cogliere l’occasione della visita alle tombe dei cari defunti con la ricerca dei cimiteri monumentali, per cercare la memoria e la bellezza anche laddove si prova malinconia e tristezza. Tutto fa cuore.
Fabrizio Binacchi

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