Avevo un amico, più anziano di me e ormai passato a miglior vita, che non era riuscito a dimenticare la passione per le belle donne nemmeno in quella fase della vita che abitualmente dedichiamo a solitarie passeggiate nei giardini o a prenderci cura dei carissimi nipotini. Gli chiesi una volta se mai si fosse trovato in difficoltà, dato che presumibilmente, alla sua età poteva non essere in grado di rispondere in ogni momento alla bisogna. “Mai – mi rispose – perché se capita, ho un metodo infallibile: la butto in politica”.
Mi è tornato alla mente, nitido, il ricordo di questo amico per la oscura e velenosa vicenda che vede contrapposti il ministro della Giustizia Bonafede ed il magistrato Di Matteo. La questione, subito, è stata buttata in politica. Ed è così, come nel caso dell’amico, che sono state dimenticate altre incombenze. Semplici e nitide. Perché o il magistrato Di Matteo è in grado di dimostrare l’insinuazione che vuole il ministro Bonafede succube dei mafiosi nella nomina del responsabile del dipartimento affari penali. Oppure il grande teorico della “trattativa Stato-Mafia” ha calunniato il ministro. In entrambi i casi, qualche procura dovrebbe adempiere al preciso dovere di una azione penale. Ed anche il CSM, del quale Di Matteo fa parte, dovrebbe, magari, intraprendere una azione disciplinare. E, invece, per ora, quello che più si nota è una grande buriana politica. Da parte di chi dovrebbe astenersi, cioè il mondo politico nel suo complesso. Che dovrebbe attendere l’accertamento dei fatti compiuto dalla magistratura e poi esprimere valutazioni.
La magistratura, incline ad occuparsi di questioni che competerebbero alla politica quando sono accese le luci della ribalta, trovatasi, per una volta di fronte ad una questione di stretta competenza penale, fa di tutto per non occuparsene. E la politica, abitualmente irritata per le invasioni di campo che deve subire dalla magistratura, è squassata dalle polemiche senza avere alcuna competenza in merito e, dunque, invade a sua volta il campo che è della magistratura. Insomma: a parole politici e magistrati evocano ad ogni piè sospinto la separatezza scritta a chiare lettere nella nostra Costituzione. Ma, nei fatti, il minestrone piace agli uni e agli altri.
Nicola Cariglia

Buongiorno Direttore, leggo con condivisione il Suo scritto…Sarei propenso, nel concreto, a dare rilievo alle parole del magistrato Di Matteo e, conseguentemente, timbrare di -almeno- disarmante dilettantismo il ministro pentastellato. Dico ‘sarei’ perché rabbrividisco nel cogliere l’assordante silenzio del CAPO DEL CSM che, seppur colpito nei propri affetti dal cancro mafioso, ostina una irritante indifferenza. E’ vero, il Capo dello Stato italiano non è mai stato, per Costituzione, un Condottiero ma santoiddio! cosa deve pensare il cittadino qualunque? Fino dove dobbiamo illuderci che esiste uno Stato, una Magistratura indipendente ed una Giustizia degna di questo nome? Lascio alla Sua coscienza riflessioni oneste e leali…
Cordialmente Marco Bonavia
Caro Bonavia, solo perchè mi chiede lei stesso una ulteriore riflessione, non mi sottraggo. Il Capo dello Stato, tutti, non solo l’attuale, non sono mai intervenuti nelle vicende del CSM. Discutibile, certo, ma hanno fatto sempre così. Salvo Cossiga, ma in una unica circostanza, quando minacciò di sbarrare il passo ai membri del CSM per una riunione che egli riteneva fosse giusto non si svolgesse. Ma, trattandosi di giustizia, credo che la cosa che più sia da temere, sia il doppiopesismo e non il “distacco” presidenziale che, come anche lei ha rilevato, è una costante. Anche il doppiopesismo, purtroppo è una costante. E nella vicenda Bonafede-Di Matteo il doppiopesismo, a cominciare dai due illustri protagonisti, è la cosa che risalta maggiormente e la rende insopportabile. Anche a lei un cordialissimo saluto.
Forse la Magistratura dovrebbe intervenire per che cosa ? quale ipotetico reato ? Il ministro ha la facoltà di scegliere il Dir del DAP ed è insindacabile. Forse al Ministro si può imputare una scelta non adeguata del Dir che concircolari e ritardi ha consentito l’uscita da tanti mafiosi invece di assumere un atteaggiamento rigoroso sulle rivolte nelle carceri. Il politico deve apparire oltre che essere competente e chiaro nelle scelte di competenza politica. Il giochetti oggi ti chiamo domani ci ripenso non lo fa brillare , ma solo sulla sua affidabilità politica.
Nel passato ad altri Ministri si imputate azioni ben meno di impatto pubblico, che li hanno fatti dimettere ; dipende dal colore della compagine , se c’è il rosso-rosa molto si perdona perchè loro hanno buoni propositi, come dice Aron, per gli altri si valutano i fatti !
Lei ha ben lumeggiato il diverso metro di giudizio usato per valutare i politici. In politica tale opinabile metro è caratteristica naturale. Non dovrebbe essere così, da parte dei magistrati, valutare l’eventualità delle ipotesi di reato. In casi analoghi, proprio uno dei due protagonisti della odierna disputa, Di Matteo, si impegnò allo stremo brandendo come una clava l’art.338 del cp e tenendo in scacco ministri ed alti ufficiali per attentato contro i poteri dello Stato e per avere trattato con la Mafia. In altri casi hanno contestato l’evanescente reato di “concorso esterno in organizzazione mafiosa”. Lei dice di non ravvedere eventuali reati nello scontro Di Matteo – Bonafede. Non nel caso che le infamanti accuse risultassero vere e nemmeno se risultassero false. Io posso darle ragione. Ma, almeno, andiamo in giro ad avvertire diverse decine di prucuratori e sostituti procuratori della repubblica.
Ottimo articolo contro la distrazione di massa
Il tutto in un quadro dove Conte con disinvoltura finge di non conoscere la propria precarietà politica, e si comporta come fosse stato proiettato a Palazzo Ghigi da un mandato elettorale forte del settanta per cento dei consensi. E il tutto mentre Silvia Romano, eroica missionaria cosmopolita catto-giudaico-islamica, viene ” liberata ” e accolta da Conte, che pur di apparire è disposto a reclamizzare una qualsiasi marca di spaghetti, anche mangiandoli. E il tutto mentre a Berlino e Bruxelles chiudono gli occhi sull’Italia per non sapere e non vedere.
Non vorrei che, come spesso capita, si preferissero i generici polveroni ai puntuali richiami alla responsabilità. In un caso o nell’altro ci sarebbero reati. E quando ci sono ipotesi di reati che riguardano politici, i magistrati non si tirano indietro. Sono sicuro che succederà così anche questa volta. O no?
Se non ricordo male, il problema in questione risale al 2018. Se il comportamento del ministro Bonafede fosse stato influenzato dalle minacce mafiose, il dottor Di Matteo avrebbe dovuto denunciarlo e agire di conseguenza: ALLORA, non due anni dopo.
Non solo: il dottor Di Matteo avrebbe dovuto portare PROVE. Non intervnire con insinuazioni adesso .
Il presidente Mattarella, che – secondo l’articolo 7 della Costituzione – dovrebbe presiedere il Consiglio Superiore della Magistratura,
potrebbe ( dovrebbe ? ) intervenire opportunamente , da Presidente,; senza restare, ancora una volta, a…distanza di sicurezza.
Adalberto Scarlino, Firenze
Gentucola, sempre e solo gentucola…..