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Bollette molto care e paradossi energetici

Abbiamo già dato: il governo Conte 1 ha bloccato le 80 piattaforme di ricerca nel nostro mare, ma a poche miglia dalle inutili trivelle tricolori, Croazia, Montenegro e Grecia continuano a cercare e trovare metano, che magari ci venderanno.

di Beppe Facchetti | 2 Gennaio 2022

Ora che l’Autority gonfia come non mai le bollette del gas e dell’elettricità, sarebbe il momento giusto per pensare alla politica energetica del Paese, che manca da sempre, e ora ondeggia tra speranze belle e realismo crudo.

Non bastano gli 8 miliardi (un reddito di cittadinanza…) che il Governo ha buttato come acqua sul fuoco, riducendo cosi a “solo” 7-800 euro l’incremento di costo annuo per famiglia, che altrimenti sarebbe stato di oltre 1200. Per non parlare delle imprese, che in alcuni settori debbono addirittura fermarsi, proprio mentre la domanda tira….

Si badi bene: non sono stati tagliati i costi di mercato, schizzati da 50 a 450 euro per Mgw, perchè altrimenti saremmo in una Repubblica dirigista delle banane. E’ stata solo sollevata un po’ la manona delle imposte e dei tanti balzelli, a cominciare dal costo del no nucleare, deciso senza spiegare ai votanti del 1987 che 35 anni dopo saremmo stati ancora qui a pagarne il conto.

Le ragioni dell’impennata attuale (che speriamo si attenui grazie a importazioni USA e ad un inverno meno freddo) sono da tempo sulle pagine meno lette dei quotidiani, quelle di politica estera ed economica: la Russia che tiene sotto tiro l’Ucraina, l’Occidente che sanziona la Russia, la Russia che non immette metano nel mercato spot, la Germania che blocca il gasdotto russo, la Cina che taglia le emissioni di CO2 perché ci sono le Olimpiadi, l’Olanda che chiude i giacimenti, e soprattutto la crescita globale in ripresa. E ancora: due reattori nucleari fermi in Francia (che comunque ne ha 58 e ci vende il 20% del nostro fabbisogno) e scarso vento per l’eolico nel Mare del Nord.

Molto più marginale, per ora, l’effetto Greta, cioè lo spostamento degli investimenti sul green, visto che dalle rinnovabili italiane viene solo il 16%, in gran parte idroelettrico dei nostri nonni.

In prospettiva, però emerge, proprio qui, un primo paradosso, che fa a fette la faticosa retorica di Glasgow, in quanto la transizione ecologica verso le rinnovabili promuove una nuova stagione florida per le non rinnovabili.

Nei giorni di Glasgow, pur avendo deciso entro il 2030 una decarbonizzazione del 55%, sono ripartite a Spezia e Monfalcone due centrali a carbone, ed è in calo del 35% l’indice Ispred, che misura la transizione verde. In Germania, la crescita del carbone è del 30%, e in Cina è in corso un colossale piano di nuove centrali coke.

Rispetto a tanti bei discorsi, sembra una presa in giro, ma è spesso solo realismo.

Ma ecco il secondo paradosso: perché dal 2014 sono pendenti domande per 146 giga (57% solare, il resto Eolico) e ne è stato realizzato a malapena l’1-2%? Sarà lentezza burocratica nei ben 11 passaggi autorizzativi (viva le semplificazioni di Cingolani, però le applichi…), ma allora perché non si fanno 396 impianti in Puglia e 126 nel Lazio, già autorizzati, ma bloccati dal Ministero della cultura? Forse c’è anche qualche ragione seria di carattere paesaggistico, perché non tutte le rinnovabili sono virtuose. L’eolico disturba gli uccelli e il panorama, il solare devasta il territorio più di cento autostrade, va bene sui tetti, ma Enel prevede un utilizzo di suolo agricolo per 1000 km quadrati.

Le nozze tra ambientalismo e sviluppo non si possono fare insomma solo a parole, altrimenti nasce un altro partito che ci spiega che il mondo è tutto un complotto, di cui fanno parte in primis scienza, matematica e virologi.

Abbiamo già dato: il governo Conte 1 ha bloccato le 80 piattaforme di ricerca nel nostro mare, ma a poche miglia dalle inutili trivelle tricolori, Croazia, Montenegro e Grecia continuano a cercare e trovare metano, che magari ci venderanno presto, visto che il metano lo importiamo per il 95,4%, pagandolo dalle 10 alle 14 volte di più di quello che potremmo estrarre in casa.

Abbiamo sott’acqua almeno 12 miliardi di valore (un reddito di cittadinanza e mezzo), e lo lasciamo lì, solo perché il Di Maio pre conversione, sosteneva che “lo stop delle trivelle è una battaglia per la sovranità nazionale” e secondo alcuni questa sarebbe una cosa di sinistra.

Si scuserà presto anche di questo, ma, nel frattempo, arrivano bollette salate.

Beppe Facchetti

Pubblicato in : #Pensalibero24, SituazioneTag: anni, battaglia, cina, costi, euro, francia, germania, governo, grecia, la germania, mare, mercato, mondo, puglia, repubblica, sviluppo, usa

Info Beppe Facchetti

Beppe Facchetti è stato deputato al Parlamento e responsabile economico del PLI. E’ attualmente vicepresidente di Confindustria Intellect, che federa le associazioni della comunicazione e della consulenza.

Ha sempre lavorato, in aziende, associazioni e istituzioni, nell’ambito della comunicazione d’impresa, materia che ha insegnato all’Università di Perugia e attualmente di Milano. Editorialista di politica economica per “L’Eco di Bergamo”, ha ricevuto nel 2015 la medaglia dell’Ordine per 50 anni di attività pubblicistica. Già membro della Giunta esecutiva dell’ENI, vicepresidente di Sacis Rai, ASM Brescia. Consigliere comunale, provinciale di Bergamo, candidato alla presidenza della Provincia per il centrosinistra.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Dr Anvilon

    1 Gennaio 2022 alle 13:24

    Nella nostra italietta castratoria è tutto p.p.c., che non è un partito, né per presa conoscenza, ma “presa per c…”. Con rispetto parlando!

    Rispondi

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