Ci ha provato in tutti i modi, a riscattarsi da un destino segnato da un cognome allusivo che pare fatto apposta per solleticare l’italianissima vocazione a dilettarsi con personaggi e situazioni da commedia plautina, dove il greve gioco di parole e la facile battuta a doppio senso attirano inevitabilmente l’attenzione ed il plauso di un pubblico voglioso solo di una crassa risata.
Ci ha provato, disperatamente, a sollevarsi fino a vette inusitate di statista, di più, quasi un uomo del destino incaricato della missione salvifica della patria oppressa sotto il giogo del tiranno ed in trepida attesa di un novello Garibaldi pronto a sacrificarsi per il bene di tutti.
Ci ha provato, quotidianamente, ad esercitare una sorta di ubiquità mediatica in ogni talk show politico, ad ogni ora del giorno e della notte, ripetendo pedissequamente la lezioncina imparata a memoria sulla necessità di una nuova forza politica finalmente uscita dal cono d’ombra del berlusconismo ed in grado di esprimere tutta la dirompente novità della destra moderna non più repressa dalla dittatura del leader unico.
Ci ha provato, tenacemente, a farsi accreditare come mente pensante ed opinion leader di Fli al congresso di fondazione, da cui è uscito invece pesantemente sconfitto nelle sue ambizioni, dando origine ad una diaspora che per i tempi ed i modi con cui si è verificata è stata più che altro una evaporazione, una dispersione rapida e senza tracce di un movimento morto ancor prima di nascere.
Ci ha provato: ma non ci è riuscito. Italo Bocchino, oggi, sembra la caricatura di se stesso, una scheggia impazzita che ripete meccanicamente le stesse frasi, gli stessi gesti, ormai svuotati di ogni significato, cercando di allontanare da sé la scure dell’oblio che inesorabilmente sta calando su di lui e sulle sue soverchie ambizioni.
E se di Fini individuammo in tempi non sospetti tutta la risibile portata del suo presunto risveglio liberale dopo anni di passiva accettazione di una sudditanza a Berlusconi che aveva avuto come contropartita lo sdoganamento, prima, e la conservazione, poi, della destra come forza di governo, di Bocchino abbiamo ignorato a lungo l’esistenza, se non come piccolo rais del suo feudo elettorale, finchè l’eccesso della sua immotivata fiducia in se stesso non lo ha condotto ad una sovraesposizione che è stata anche la sua dannazione. Certe macchiette stantie, come la comparsata in veste di cuoco nella cucina di Alfonso Signorini – lo spin doctor di Berlusconi e quello di Fini uniti davanti ad un fornello a giurarsi reciproca fedeltà, un’immagine davvero impietosa dello stato agonizzante della nostra vita politica – o come gli eterni duelli a colpi di insulti con Sallusti e Belpietro, ci hanno impedito persino di avere un moto di umana simpatia per questo cantastorie sfiatato del crepuscolo della Seconda Repubblica, troppo forte e troppo urticante essendo stato l’impatto delle sue quotidiane gesta sul nostro già scosso sistema nervoso. Stanchi, di più, esausti dalla vista di Bocchino ventiquattro ore su ventiquattro, ci siamo trovati – e non è una confessione facile da fare – a ridere poi delle sue disgrazie gossippare, chè a tanto ci ha condannati l’inarrestabile crisi di una politica lanciata verso l’autodistruzione con la stessa misteriosa ed esacerbata follia dei lemmings suicidi. La saga di Bocchino, infine stoppato dalla vendetta di una moglie tradita e troppo a lungo silente – la solita vecchia italica storia di corna e di letto, che puntualmente esplode quando la nave affonda e non c’è più nulla da salvare, esaurita la possibilità di coltivare interessi comuni a proprio beneficio – è un triste paradigma di un paese ridotto ormai a macchietta, dove tutto è grave ma nulla è davvero serio, la ribalta ideale di personaggi piccoli piccoli che sembrano autogenerarsi dal nulla, dal vuoto pneumatico delle idee, e si danno il cambio l’uno con l’altro come i pupazzi di un carillon incantato su un unico movimento. Non vediamo un solo buon motivo per cui dovremmo prendere sul serio, anche solo per un momento, certe figurine sbiadite e prive di ogni spessore, che davvero sembrano inchiodate ad una vita da sinonimi – perché se Bocchino ha i guai suoi con quel cognome, non è che a Fini vada meglio…a furia di affinarsi, si è assottigliato proprio come le sue ambizioni, e da qui a somigliare ad un pallido fantasma il passo è breve. E forse già compiuto.
ChiBo

Io non chiamo in aiuto nessuno. Rassegnati all’idea che non tutti la pensano come te.
La donzella rosa dal solito cruccio
chiamò in sua difesa il bel Puccio
che fattosi nominare cavaliere di Cartoni
giunse urlando: “A me il vile che rompe i marroni”.
Tutto sommato ,il “carciofo” farà bene a continuare a strisciare…e si indigni pure ! Tanto non sappiamo chi sia…un pavido di sicuro .
Quanto al Bocchino “onorevole” ,sembra chieda scusa per scappatelle furbette ,magari motivo di invidia (solo per quelle ) da parte di molti . Non mi pare comunque un grande esempio ,nè di politica nè di goduria.
Posso solo pensare che ,senza questa legge poco elettorale , sarebbe certo trombato . Si può dire ?
Addirittura….
Non bastando il prode Marzio
a difender la donzella dallo screzio
arrivò il difensore degli oppressi Cariglia
che a tutti mostrò la sua coda di paglia.
Chiara Boriosi di tutto può essere accusata ma mai di volgarità: è proprio una cosa che no sta in cielo o in terra.
Va da sè che si può sempre dissentire e Pensalibero che consente a tutti di intervenire senza mediazioni favorisce la discussione.
Se posso esprimere una opinione, preferiamo i commenti che entrano nel merito di quanto scritto negli articoli.
L’interlocutore dallo pseudonimo cangiante ci tiene a fare sapere, legittimamente, che l’on Bocchino è un politico coi fiocchi, addirittura l’ AntiCavaliere da tanto tempo atteso.
Per ora, come ha scritto Chiara, appare piuttosto un cavaliere errante, del quale nessuno,nemmeno lui, conosce la meta.
Forse la conosce “servo strisciante”. Sia allora più cortese e meno “indignato” e ce la spieghi. Magari ci convince!
Chi si nasconde dietro pseudonimi, non richiede risposta. Grazie di avermi dato della stupida, essendo una signora non replicherò.
Ecco che arriva sul suo bianco destriero il coraggioso Marzio da Siracusa che abituato a far delle sviolinate alla sua boriosa donzella è pronto a sfidar chi non riconosce della sua bella l’ingegno.
Arduo è trovar l’ingegno di sì bella donzella.
Ma non è proprio vero nulla che i nomi sono ciotole vuote e servono solo per identificarsi, i nomi sono ciotole piene e sta a noi capire cosa significano, senza vocabolario in mano. L’indignata, poiché mi sembra il suo uno sdegno tutto femminile, sbaglia, e se non sbagliasse perché non cancelliamo tutti i nomi e cognomi e ci chiamiamo con dei numeri? Difendiamo l’unicità dei nomi e delle loro conseguenze.
P.s. va da sè che non ho nulla di cui scusarmi, men che meno con i lettori di questo sito che, peraltro, ha un Direttore responsabile che decide – lui e lui solo – cosa pubblicare e cosa no.
Caro amico, intanto io mi firmo con nome e cognome, cosa che a te, a quanto pare, riesce difficile. Riguardo il mio cognome, stai tranquillo che da quando sono andata a scuola ne ho sentite di tutte, ma per fortuna chi mi conosce sa che non sempre “nomen omen”. Ritengo di non aver scritto nulla di volgare su Bocchino, semmai di avere ironizzato, che è cosa molto diversa, in ogni caso non te la prendere, il tuo eroe non è reo di antiberlusconismo, ma solo dell’italico vizio del salto della quaglia al momento opportuno.
Trovo questo articolo volgare ed offensivo non solo per il soggetto chiamato in causa ma anche per tutti quei lettori che non usano quotidianamente un lessico da trivio o fanno allusioni poco educate.
Se una persona volesse fare della facile ironia sul cognome dell’autrice del presente articolo cosa dovrebbe scrivere? E’ una scrittrice boriosa? Oppure tra i boriosi è quella più boriosa? Simili battutine fanno ridere? A me no, in quanto mi ricordano le battutine dei compagni di scuola media. Ironizzare sui cognomi è da persona immatura.
Un pò di umiltà e chieda scusa all’on. Bocchino (reo di antiberlusconismo) e ai lettori di questo blog.
Impari ad essere meno boriosa cara Boriosi.
Grazie Marzio, detto da te è un autentico complimento.
Brava Chiara, anche per la bella prosa che nella sciatteria dominante significa idee.