
Due professori Lucian Bebchuk (diritto, economia e finanza oltre che direttore del programma di Governance c/o la Harvard Law School di Harvard) e Scott Hirst (professore alla Harvard di Fusioni, Acquisizioni e Corporate Governance) hanno calcolato nel 2020 che i tre colossi sopra citati esprimevano il 25% dei diritti di voto di tutte le società quotate sull’indice S&P 500 per arrivare al 34,3% entro dieci anni e al 40,8% entro venti. Una presenza enorme e, forse, spropositata?
Partiamo dall’inizio per fare chiarezza di cosa si occupano questi colossi citati dai prof. Bebchuk e Hirst? Sono dei famosi “hedge fund”, in generale gestiscono il denaro affidato loro dagli investitori con obiettivi e tecniche decisamente eterogenee.
BlackRock è la più grande società di investimento nel mondo con la sede centrale a New York. Gestisce, all’incirca, un patrimonio di 10.000 miliardi di dollari. Quotata a Wall Street, offre tutte le soluzioni d’investimento sia nel reddito fisso che in quello azionario e monetario, senza disdegnare il settore immobiliare. È la leader mondiale per l’emissione di 2 tipi di investimenti gli ETF e ETC. Gli ETF (Exchange Traded Fund) sono fondi di investimento quotati sui mercati che replicano l’andamento di un indice come quello azionario di Milano, per esempio. L’ETC, invece, è uno strumento finanziario che segue singole materie prime o un paniere di merci. Ciò che impressiona è dovuto all’enorme mole di danaro che potrebbe, e lo sottolineo, influenzare o condizionare scelte e decisioni anche di carattere politico.

La penetrazione di Black Rock è diventata enorme. Basti pensare che, insieme alla Vanguard e a State Street, sono i principali azionisti di molti dei più grandi titoli come Apple, Microsoft, Facebook, e anche grandi banche come Wells Fargo e Chase.
BlackRock è sicuramente la numero uno ed è, senza ombra di dubbio l’istituzione finanziaria più influente del mondo ed insieme alle altre due sorelle, anch’esse americane, gestiscono un patrimonio pari a 20.000 miliardi di dollari investito ovunque.
In estrema sintesi posseggono un patrimonio più di 10 volte dell’intero PIL italiano e 4,5 volte quello tedesco. Se sommiamo il patrimonio di tutte e tre si arriva a circa 22.000 miliardi di dollari pari quasi al PIL degli Stati Uniti e superiore a quello dell’intera Europa e della Cina che raggiungono, rispettivamente, 18.000 e 16.000 miliardi di dollari.
Negli ultimi vent’anni Blackrock, Vanguard e State Street hanno rastrellato un numero impressionante di azioni arrivando ad essere i maggiori azionisti nell’90% delle società quotate sullo S&P 500 (Standard e Poor’s). I settori di investimento principali: farmaceutica, armamenti, idrocarburi, ed elettronica, senza disdegnare banche e servizi.
Un’altra cosa che dovrebbe far riflettere, se non proprio preoccupare, è che i tre fondi sono intrecciati l’uno all’altro. Infatti Vanguard e State Street detengono insieme il 12% di Blackrock; Vanguard e Blackrock possiedono il 18% di State Street; mentre Blackrock e State Street hanno il 20% di Vanguard e sono al centro di un vasto intreccio azionario, in cui compaiono altri importanti Mutual Funds e soggetti finanziari (tra cui: Fidelity, T-Rowe, Goldman Sachs, J.P. Morgan e Morgan
Stanley. Un tale intreccio che le scatole cinesi impallidiscono al confronto e per dare maggiori punti di riferimento si allega la classifica mondiale dei primi 10 di cui 8 americane 1 Svizzera e 1 sola tedesca.

Quello che fa scattare allarmi non ascoltati è che questi tre colossi controllano anche il settore delle agenzie di rating. Le quali si sono prese negli anni il compito di emettere giudizi inappellabili sullo stato delle aziende e, fatto ancor più rilevante, sui debiti sovrani degli Stati. In questo caso a controllare un’immensa quota del mercato mondiale sono S&P Global Ratings, Moody’s e Fitch, di cui Blackrock, Vanguard, e State Stree sono azionisti di rilievo. Il potere, quindi, quello vero e che può determinare la crescita degli Spread, dell’Inflazione ecc. non è nelle mani degli Stati nazionali, ma in larga misura nelle mani di queste 3 società che non a caso fanno parlare della” The Specter of Giant Three “.
Senza dimenticare la loro presenza in Fox, CNBC e CNN nell’informazione e nello spettacolo e nell’industria farmaceutica come Pfizer, Moderna, Johnson e Johnson e Snapchat, Meta e Google.
Raffaele Romano

Se i grandi capitali che tengono le redini del mondo aiutassero la popolazione che è in difficoltà, darebbero un importante impulso ai consumi e ne trarrebbero loro stessi del beneficio.
Se venissero distribuiti un panino e 10 euro al giorno a tutti coloro che ne hanno bisogno, le 10 euro di ciascuno sarebbero sicuramente impiegate per acquistare dei beni primari e in alcuni casi sarebbero anche utili per creare del risparmio, per futuri investimenti piccoli e grandi.