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Binacchi sfida i “Luoghi comuni” per scoprire il potere della parola

Da “Tragedia maturata” e “brancolano nel buio” a “pecora nera” e “la vicenda si tinge di giallo”, ma anche “nella misura in cui” e “la riunione si svolge presso”. E poi vision, mission, lokdown e fashion.

di Redazione Pensalibero.it | 13 Settembre 2021
L’ultimo libro Minerva Edizioni del giornalista con blog su Pensalibero, direttore Rai Emilia-Romagna

“Luoghi Comuni. Il potere della parola” è il nuovo libro di Fabrizio Binacchi, mantovano, giornalista direttore Rai Emilia Romagna con blog su Pensalibero, in vendita da mercoledì 8 settembre per Minerva Edizioni  di Bologna. Errori bellezze e stranezze del linguaggio giornalistico italiano ma anche tante farsi fatte e tic di comunicazione che l’autore descrive con sorriso ed ironia, dalla parte del lettore e telespettatore. D’altra parte Binacchi è da oltre 35 anni anche conduttore e giornalista radio televisivo e ha potuto raccogliere episodi e dietro le quinte molto curiosi. La prima presentazione del libro “Luoghi Comuni” è in programma il 15 settembre alle 18 alla Libreria Ambasciatori di Bologna, in dialogo col giornalista Luca Bottura, seguiranno altri incontri anche ovviamente a Mantova e nel mantovano

“Giocare, divertendosi, con i luoghi comuni per scoprire il potere della parola. E’ questo il motivo di fondo – dice Binacchi- che mi ha spinto a scrivere questo libro.” Non voglio insegnare, e tanto meno censurare, semmai sorridere e scambiarci quelle riflessioni sulla nostra lingua, sul nostro modo di comunicare, sui mostri tic espositivi che ci fanno soggetti unici ma spesso, o talora, anche criptici o ambigui perché ci “appoggiamo” a modi di dire e a frasi fatte che non sempre sono messe al posto giusto e nella frequenza sostenibile. 

Ah cavolo: ecco sono caduto nel luogo comune della sostenibilità. Accipicchia:  il rischio è sempre dietro l’angolo. Altra frase fatta. Vabbè, ma una volta ci può stare. Il problema è dalla seconda o dalla terza. Come dire. E se riducessimo anche i “come dire” ? , scherza già con sorriso ironico  l’autore.

“Tragedia maturata” e “brancolano nel buio”, “pecora nera” e “la vicenda si tinge di giallo”, ma anche “nella misura in cui” e “la riunione si svolge presso”, poi ancora “misura shock”, “stringere la cinghia”, “si sono portati sul posto, pistola alla mano” e poi cascate di parole inglesi come vision, mission, know-how, fashion, look, e l’ultimo dilagante “lockdown”.

Sono alcuni tra i tanti luoghi comuni o frasi fatte che leggiamo sui giornali o ascoltiamo alla radio o in tv. Qualche volta aiutano a capire meglio le notizie, altre volte invece appesantiscono e sviano, rallentano il racconto, portano distrazione, travisano il significato.

Binacchi ricorda anche episodi personalissimi, come quella discussione al Tg1 con Paolo Frajese sulla parola “esubero” che il conduttore non voleva pronunciare e quella chiacchierata con Federico Scianò sulla differenza tra “parole croccanti” e “parole flaccide”.

C’erano frasi fatte e parole stereotipate anche nelle cronache dei grandi giornali italiani appena nati nella seconda parte dell’Ottocento, come racconta nel suo contributo “storico” il professor Angelo Varni: ci si imbatte nelle “inevitabili“ aggettivazioni come “efferato delitto”, “onesta franchezza” e “sinistro crepitare delle fucilate”.

Come dimenticare, poi, i luoghi comuni dell’informazione sanitaria? Su questo aspetto il neurochirurgo professor Pasquale De Bonis elenca curiosità e stereotipi in campo medico-chirurgico e spiega le reazioni del nostro cervello.

La giornalista Camilla Ghedini, infine, illustra nell’introduzione come la parola giusta al posto giusto è indice di correttezza e anche di bellezza.

“Binacchi, avvalendosi dell’ironia e rinunciando alla “cattedra”, ricorda al giornalista che non può “sbagliare”, perche un suo errore genera un danno. E che non può parlare o scrivere come un saggista, ma neppure in maniera elementare – introduce così il libro Camilla Ghedini, giornalista – come ci siamo finiti in questo limbo che ci vede da un lato destinatari di legittime accuse di parzialità e dall’altro di ingiustificate imputazioni di inutilità? A causa dell’abuso o del non corretto uso delle parole, talvolta per fretta, desiderio di sintesi.”

“Ci siamo tutti dentro – commenta l’autore Fabrizio Binacchi –. Tra aspirazione e catarsi, tra delusione e coraggio. Se poi ci arriva la notizia che e stata trapelata, beh allora possiamo dire che siamo proprio fortunati. Perche brancolare nel buio? Il buio spesso non e fuori ma dentro di noi. Dobbiamo abituarci a chiedere sempre: Perche?. Oppure: In che senso?”

BIOGRAFIE

Fabrizio Binacchi, giornalista e direttore della sede Rai per l’Emilia-Romagna, è stato direttore del Centro di produzione Rai di Milano e, per 15 anni, docente a contratto di Teoria e Tecnica del Linguaggio Televisivo al master di Giornalismo dell’Università di Bologna. Ha cominciato la professione alla “Gazzetta di Mantova”, dove ha lavorato fino all’ingresso in Rai, al Tg1, come redattore economico sindacale. È diventato poi conduttore al Tg1 Mattina, caposervizio alla redazione politica, e caporedattore della fascia Tg1 delle 13:30. Ha condotto il Tg1 13:30 e due edizioni di Linea Verde su RaiUno. Nella testata giornalistica regionale è stato caporedattore di coordinamento, caporedattore regionale a Bologna, caporedattore centrale responsabile del Lazio e ha curato, inoltre, il settimanale Ambiente Italia in onda da Torino su RaiTre.

Autore e conduttore del programma Ci vediamo in onda, su RaiUno da Milano, ha ideato e condotto per tre edizioni il settimanale Tgr Agricoltura Regioni su RaiTre. Ha collaborato con “Il Giorno”, “Gazzetta di Mantova”, “Gazzetta di Reggio”, “Gazzetta di Modena”, “Nuova Ferrara”, “l’Allevatore”, “l’Informatore zootecnico e veterinario”, “Terra e Vita”, “l’Agricoltore Bresciano”. Ha scritto per “Voce di Mantova”, “Corriere Romagna”, “Affaritaliani.it” e “Pensalibero.it”. Ha pubblicato: Benedetta Politica (Lativa Edizioni 1992), Creative Note Book (Diabasis Editore 2004), Bambini di ieri, bambini di oggi (2007) e Le città della cultura (2016), per Minerva Edizioni.

Contributi di:

Pasquale De Bonis, neurochirurgo, professore ordinario dell’Università degli Studi di Ferrara, direttore della Scuola di Specializzazione in Neurochirurgia Unife.

Camilla Ghedini, giornalista professionista, consulente Comunicazione Istituzionale e Integrata, docente a contratto al master di Giornalismo dell’Università degli Studi di Bologna.

Angelo Varni, professore emerito di Storia Contemporanea, già direttore della Scuola di Giornalismo e master dell’Università di Bologna.

Pubblicato in : EditorialeTag: agricoltura, anni, bologna, emilia romagna, giornali, italia, mantova, milano, notizia, Pensalibero, rai, scuola, storia contemporanea

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