
Gli unici linguaggi davvero planetari rimasti erano lo sport e la cultura. Erano perché anche questi ambiti stanno progressivamente cedendo alle logiche della contrapposizione politica. Nonostante guerre e tensioni internazionali per decenni gli atleti hanno continuato a partecipare alle competizioni globali, come le Olimpiadi, mantenendo vivo uno spazio minimo di dialogo tra i popoli. Oggi invece si è scelto di interrompere anche questo filo: basti pensare al divieto imposto agli atleti russi di partecipare agli ultimi Giochi invernali di Milano-Cortina. Lo stesso clima si è riflesso anche nel mondo dell’arte. Si è arrivati perfino a ipotizzare l’esclusione di artisti russi dalla Biennale di Venezia, una delle più importanti manifestazioni culturali internazionali. In questo contesto ha fatto bene il presidente Pierangelo Buttafuoco a opporsi con decisione al ministro Alessandro Giuli costruendo una sorta di “argine” culturale e difendendo il principio secondo cui l’arte deve restare uno spazio aperto, non un campo di sanzioni. Se chiudiamo anche i canali culturali, se impediamo agli artisti di esprimersi e confrontarsi al di là delle appartenenze nazionali, allora significa che stiamo entrando in un mondo diverso, dove a prevalere sarà soltanto la logica della contrapposizione e, in ultima analisi, della barbarie. Una barbarie che non è soltanto violenza fisica, ma anche incapacità di ascolto, rifiuto del dialogo, negazione dell’altro. Questo “virus” sembra aver già contagiato una parte consistente del nostro tempo, sempre più privo di armonia e sempre più dominato dalla forza bruta, dalle semplificazioni ideologiche e da una visione a doppia via della realtà. In un contesto simile la cultura dovrebbe rappresentare l’ultimo spazio di resistenza, un terreno neutrale dove le differenze non vengono cancellate ma messe in relazione. In questo senso, anche il richiamo di Papa Leone XIV appare significativo: fin dall’inizio del suo pontificato nel 2025 ha insistito sulla centralità della pace e del dialogo tra i popoli, invitando a non chiudersi nelle contrapposizioni sterili ma a mantenere aperti i ponti della comunicazione e dell’incontro. La sua missione, come egli stesso ha ribadito, è quella di predicare la pace anche quando sembra che nessuno voglia ascoltare.
Angelo Santoro

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