C’era il tempo delle ciclabili. Uh quanti comuni, province, regioni, enti vari hanno fatto i verdi spinti puntando sulle ciclabili. Venti trent’anni di manifesti e inaugurazioni, di sindaci in pantaloncini per fare gli sportivi, e adesso, all’alba di una nuova era, climatica energetica e atmosferica, siamo qui a combattere con piste invecchiate o dimenticate. O marciapiedi mascherati da piste. Piste da dimenticare. Andare in giro in bicicletta in gran parte delle nostre città è come affrontare un percorso di guerra. Poi ci sono città a forte vocazione ciclistica da diporto e altre assolutamente meno. A Bolzano è un piacere andare in giro in bicicletta perché lì a senso civico e a piste non scherzano. Il piano della pista è ben segnalato e distinto dal percorso pedoni, non ci sono salti o buchi neri nemmeno quando arrivi al ponte del Talvera e lì devi fermarti, non per difficoltà, ma per ammirare uno degli angoli più belli di Bolzano. A Firenze è una delizia andare in giro in centro in bicicletta tra Piazza della Repubblica e via dei de’ Calzaiuoli, basta non incappare in binari improvvisi. Diversa cosa è a Roma, dove come ammette anche un romanaccio senza dubbi di identità, non c’è la cultura della bicicletta ma quella dello scooter e del motore a tutti i costi. A viale Angelico, Roma nord, zona Olimpico Teulada Clodio Mazzini, una delle arterie più importanti della città, c’è una bella ciclabile e anche ampia. Passa una bicicletta ogni ora. L’altro giorno ci passavo a piedi ed era sconvolgente vedere questi chilometri drittti dritti di ciclabile romana sotto belle ombrose piante e non vedere una bicicletta che è una. In compenso decine di scooter a fianco. Dicono che Roma è una città di saliscendi e quindi i colli bloccano in po’ la bici mania. Sarà. A Berlino ci sono biciclette in affitto ad ogni uscita della metropolitana e con una bicicletta puoi visitare tutta al città più conosciuta e più segreta e fermarti pure davanti all’Orso di Postdammer platz e lì parcheggiare e stare sotto quel tetto di acciaio cristallo e modernità che fanno di Berlino una vera capitale del mondo. Anche a Bologna ci sono le ciclabili e anche molti che vanno in bicicletta a cominciare dalle migliaia di studenti fuori sede che hanno nella bicicletta l’unico mezzo di trasporto per andare dalla stazione all’appartamento (spagnolo) e dall’appartamento a lezione, in sedi di facoltà anche tra loro distanti. E c’è un commercio smercio delle bicilette molto particolare. Eppure anche nella civilissima Bologna ci sono ciclabili a scomparsa, o ciclabiline e cioè piste ridotte all’osso per cui se ti trovi in due a passare, uno dei 2 si deve fermare. Molte ciclabili sono state realizzate sui ex marciapiedi e ti raccomando il manto di copertura: un’ora di bicicletta in quelle condizioni e ti devi rifare i copertoni delle ruote e anche un pezzo dell’inguine. Il bello è che ovviamente hanno realizzato le piste con segnaletica orizzontale: dovresti anche seguire gli omini disegnati sull’asfalto in direzione opportuna, fino a quando non t’accorgi che l’omino è capovolto e improvvisamente scopri che sei in senso contrario. Vietato anche da bicicletta. Incredibile. C’è una ciclabile in zona Mazzini che finisce direttamente nel dehor di una gelateria. C’è una pista in San Donato che finisce in un cantiere. Chi vuole andare in stazione a Bologna in bicicletta deve aspettare la fine dei lavori se vuole un po’ di sicurezza, altrimenti si deve raccomandare al patrono dei ciclisti. E al sindaco di turno. Ecco, inviterei i neo sindaci a farsi un giro in bicicletta. Per vedere la città che devono amministrare da un altro punto di vista. E sgambando un po’.
Fabrizio Binacchi
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BICICLETTA IN CITTÀ PERCORSI DI GUERRA
Le piste ciclabili cominciano bene e finiscono nel nulla o davanti a un tabellone pubblicitario E adesso dove vado? In mezzo alle macchine. Di Fabrizio Binacchi

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