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Bersani, Rossi e l’occasione perduta (in Toscana)

di Vincenzo Caciulli | 24 Marzo 2013

enricorossiSe una capacità bisogna riconoscere a Pierluigi Bersani è quella di aver reagito alla sconfitta elettorale. Che si sia d’accordo o meno con la linea che ha imboccato, il segretario del PD ha messo in campo uno schema diverso da quello che appariva scontato e ha, di fatto, modificato il quadro e forse le prospettive. Non è dato sapere, nel momento in cui scriviamo, se il nuovo schema avrà successo o meno. Se Bersani riuscirà a riaffermare una sua centralità o dovrà passare la mano. Chi vivrà vedrà, ma è indubbio che nel sistema politico – partitico delle novità si sono affacciate. Non è possibile dire altrettanto guardando alle vicende toscane degli ultimi giorni. Non si può dire che il presidente della Regione Enrico Rossi abbia avuto la stessa intuizione nel gestire l’occasione fornitagli dal passaggio elettorale per il riassetto del governo regionale e la riscrittura delle priorità di governo. Eppure, la Toscana ha dato, nelle urne, dei segnali inequivocabili. Alla grande affermazione del movimento 5 Stelle ha fatto da cornice la débaĉle del PdL  e la dissoluzione della sinistra radicale (IdV, FdS, Verdi e PdCI) raccolta in Rivoluzione Civile.  Italia Bene Comune (PD più PSI, SEL e Centro Democratico) ha marcato il passo raccogliendo molti meno consensi sia del previsto che guardando alle serie storiche del voto. Impressionante il dato calcolato sulle preferenze di voto dei giovani. Nella fascia d’età tra i 18 e i 25 anni, perfino Scelta Civica di Monti ha raccolto più consensi del PD.  Prima delle elezioni, in occasione delle primarie del centrosinistra, la grande affermazione di Renzi nella regione dei bersaniani aveva già acceso la luce rossa del pericolo imminente. Il day after delle urne segnalava, per usare una formula cara ai vecchi comunisti, il distacco del paese reale da quello legale, la non rispondenza della maggioranza che sostiene Rossi con le opinioni correnti dei toscani. Ed evocava, sullo sfondo, i grandi travagli che la regione attraversa, dalle vicende bancarie (MPS ma anche la questione Verdini e quella del ruolo della nuova FIDI) a quelle delle Aziende Sanitarie, dalla disoccupazione alla crisi delle piccole e medie imprese e del commercio. Il presidente Rossi poteva cogliere l’occasione e dare un nuovo profilo al governo regionale. Poteva rinnovare la squadra in profondità, assumere le istanze di rinnovamento provenienti dalla società e dare la misura di un governo aperto e sensibile. Poteva individuare alcune linee guida – la trasparenza e la semplificazione, il riordino dei livelli istituzionali e amministrativi, la sburocratizzazione, una nuova politica per il lavoro, le pmi e il settore dei servizi e poi la legge elettorale che superasse il porcellum toscano – da mettere al centro della propria azione nei diciotto mesi circa che mancano alla fine della legislatura regionale.  Poteva cambiare schema. Ha preferito stabilizzare la propria giunta con l’ingresso di due pezzi forti del PD, sacrificando i socialisti e confermando assessori di riferimento di forze politiche che non esistono più. Se prima la Giunta era di coalizione, adesso è di Rossi, al massimo del PD. Il presidente ha messo la faccia dunque su un’operazione di continuità che non lascia prevedere scenari futuri radiosi. Probabilmente Rossi, almeno a leggere le sue dichiarazioni quotidiane, avverte la necessità di un salto di qualità. Condivide l’idea di tagliare le Province, di cambiare la legge elettorale, di dare impulso alle scelte infrastrutturali. Crede anche alla necessità di rendere al massimo efficiente l’operatività del governo regionale. Ma la cifra pubblica del suo governo non appare pari alla domanda di cambiamento che è nell’aria.

Pubblicato in : Primo piano

Info Vincenzo Caciulli

Vincenzo Caciulli. Dottore di ricerca in Crisi e trasformazione sociale si è occupato a lungo di ricerca storica e sociale presso università italiane e straniere. E’ stato consigliere regionale e membro dell’Autorità per le Comunicazioni della Toscana. Da oltre dieci anni lavora nella comunicazione con esperienze di amministrazione di società editoriali. Collabora con vari periodici tradizionali e online. Fa parte della Direzione nazionale del PSI.

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