Per Bersani la via è obbligata. Non potrà fare a meno di realizzare un consistente rinnovamento della dirigenza del suo partito. E dovrà parlare un linguaggio che non sia quello postcomunista e postdemocristiano.

Ora, per il PD, il nemico più insidioso è il trionfalismo, perché non è affatto detto che le due anime possano coesistere. La grande partecipazione della gente non cancella le polemiche astiose (dall’una e dall’altra parte) della campagna per le primarie tra le opposte tifoserie. Senza dimenticare che Bersani, il vincitore, la poltrona da presidente la deve ancora conquistare e non sarà affatto facile: il centrodestra è in crisi, ma la metà almeno degli italiani nutre quei sentimenti.
Quale che sia la quantità e qualità del coinvolgimento di Renzi nella imminente campagna elettorale, per Bersani la via è obbligata. Non potrà fare a meno di realizzare un consistente rinnovamento della dirigenza del suo partito. E dovrà parlare un linguaggio che non sia quello che scaturisce dai filoni culturali e politici postcomunista e postdemocristiano, che è stato il limite maggiore del PD.
Condivido quanto ha scritto in un suo articolo Elisa Sassoli, presidente di Neon, e tra i fondatori di Italia Spirito Libero, la rete di circoli e associazioni che il 15 dicembre terrà a Roma la sua prima Assemblea nazionale: “ Dalla riforma del mercato del lavoro improntata sulla flexsecurity ichiniana alla messa in discussione della contiguità con la CGIL(che sarà pure mossa da buona fede (?) ma si muove in mondo che non c’è più), dall’attenzione per le nuove categorie di “ sfruttati” ( ricordo il lavoro intellettuale free lance o le piccole partite IVA che non possono essere considerate solo come il cattivo evasore) alla questione giovanile e delle giovani donne e mamme, dalla meritocrazia ad una minor tassazione sui produttori, dalla spending review alle semplificazioni burocratiche, dalla riduzione del debito pubblico anche attraverso significative dismissioni all’ accettazione dell’ineluttabilità della riforma delle pensioni.
Posizione di destra? No, strumenti diversi , rispetto a quelli tradizionali (spesso obsoleti), per raggiungere obiettivi di sinistra: equità, dignità, una società nella quale ciascuno possa sostenere le proprie aspirazioni.”
Qualcuno sostiene che siano queste le posizioni che caratterizzano Renzi rispetto a Bersani ed al resto del PD. Che Renzi ne abbia fatto il proprio cavallo di battaglia è certo. Ma altrettanto, a me pare, che siano queste le posizioni che hanno sempre caratterizzato, in Europa, la tradizione liberalsocialista e socialdemocratica, e, in Italia, fatto la differenza rispetto alla sinistra comunista e postcomunista.
Oggi penso che una politica siffatta richieda un collegamento ed una sintonia assoluta con i partiti della sinistra europea perché la soluzione di questi problemi in piccolissima parte sta a Roma e in massima parte a Bruxelles. E che sostenere una improbabile “terza via” sia un limite di Matteo Renzi, mentre è un punto di forza di Bersani la ricerca del collegamento con i leaders socialdemocratici europei.
Infine le prospettive. Anche se Bersani ha vinto le primarie, è evidente che il futuro appartiene a Renzi che, infatti, ne ha fatto il suo slogan più efficace. Ma la partita elettorale è tutt’altro che chiusa, così come è apertissima quella dentro il PD per il controllo del partito. Non basta un “gentleman agreement” per cancellare tutto quanto abbiamo visto e sentito nei momenti caldi della polemica. Bersani e Renzi non sono soli ed altri scalpitano nelle diverse scuderie. Che non sono solo due.

Egregio Beppe Stilo,
sapevo che era la Fisica a non permettere vuoti ma se dici che è la politica ci credo o almeno ne prendo atto. Su Renzi decidiamoci….avevo sentito dire che erano i poteri forti a sponsorizzarlo,banche,capitale e dato che ci siamo andiamoci sparati con anche la Massoneria.Ora tu mi dici che è Santa Romana Chiesa. Francamente comincio ad avere confusione nella testa. Ma per venire a bomba,non ho problemi a votare secondo coscienza,ci mancherebbe altro,tuttavia con Renzi sarei stato più facilitato.Con Rosy Bindi che litigerà con Vendola molto presto su questioni importantissime come il matrimonio omosessuale-è veramente una cosa seria,non scherziamoci-inchiodando tutto a problematiche che a molti ora non interessano,visto che la Libertà ed il parlare di Filosofia passano direttamente dallo stomaco,mi resterà difficile e forse sceglierò altro. Ebbene essere a Sinistra significa altro,oltre a stare seduti sul lato sinistro del Parlamento. Persino DiPietro si è detto tale. Saluti.
Senza polemica, compagno Molinari. Ho ancora nel cassetto l’ultima tessera del PSI firmata da Bettino Craxi nel 1992, ed era appunto l’ultima di una lunga serie; ma il mondo cambia, e noi con lui: le ricette che propone Vendola – peraltro confuse e spesso parolaie – non hanno del resto niente a che vedere con un concetto liberal-socialista, o forse io nel frattempo sono diventato del tutto liberale se voglio mettermi un’etichetta. Che un apparato di partito, e il ghigno di Baffino la sera del ballottaggio lo dimostra, quattro notabili dantisi il titolo di socialisti, e un simpatico affabulatore possano cambiare in meglio l’Italia mi sembra assai improbabile. Tenderanno a continuare lungo la stessa strada che porta al declino e alla miseria collettiva, drenando risorse dall’economia e dal territorio (che viene orrendamente saccheggiato anche a sinistra in nome del “progresso”: venga a vedere i nostri campi trasformati in capannoni) brandendo slogan egualitari in costosi convegni.
La ricetta Renzi non era perfetta? Perlomeno sembrava indicare una strada nuova. Ma ha vinto “La lega degli uomini (e delle donne) spaventati”.
Senza voler santificare nessuno (perché penso che Renzi abbia semplicemente tentato d’imboccare una via quantomeno “diversa” da quella tradizionalmente battuta dai post-comunisti, ma andrebbe messo alla prova e non lo sarà) credo che il PD abbia avuto un’occasione unica e più che dignitosa di dimostrare di non essere un partito costituito dai e per i soliti nostalgici post-comunisti. Hanno dimostrato, al di sopra di ogni sospetto, di essere un partito formato prevalentemente dai soliti nostalgici post-comunisti. Il che, magari, aiuta a far chiarezza su per chi andremo o non andremo a votare. Ma a cosa è servito tutto questo bailamme? Semplicemente a ribadire qualcosa che sapevamo già? Semplicemente a vedere i soliti noti pavoneggiarsi per una vittoria ottenuta in casa propria ed alle proprie insindacabili condizioni?
Qualche settimana fa, Lucia Annunziata, alla richiesta su chi, secondo lei avrebbe potuto prevalere tra Bersani e Renzi alle primarie, rispose senza mezze misure che non aveva dubbio alcuno che, con tutta l’organizzazione del partito pronta a sostenere il primo, fosse davvero singolarmente buffo porsi soltanto la domanda. Dico Lucia Annunziata, non uno di noi presunti “anticomunisti viscerali”!
Penso che si siano perse settimane senza compiere alcun passo in avanti. Ad un elettorato che chiede un rinnovamento politico in una fase di grave crisi di credibilità per le tantissime ragioni che ben conosciamo, è stata riproposta la struttura monolitica di un partito portatore di un’ideologia ampiamente superata dalla storia. Che dire?.. chi vuol esser lieto sia!
Ecco ci risiamo con il vecchio vizio italiano di personalizzare la politica.
Bersani contro Renzi , e vai con il tifo.
Facendo il punto
Queste sono state primarie di coalisione , con 2 visioni e progetti politici, non il congresso del PD.
Un progetto prevedeva l’autosufficenza del PD l’altro la unione con le forze progressiste del paese nel solco del PSE.
Non ha vinto Bersani ne perso Renzi , il popolo dei simpatizzanti e i militanti dei partiti di centrosinistra hanno scelto la seconda opzione.
Perchè continuare con qiuesta personalizzazione estrema , non ne abbiamo abbastanze di partiti e movimenti personali??????
Si continua ad invocare il nuovo ha condannare il vecchio e le sue ideologie ma , questi 20 anni di nuovo più che senza ideologie è stato senza valori e ne vediamo i risultati.
Io sono socialista e i miei valori sono ancora fondamento per della buona politica anche nel 2.000. e non delego certo Renzi a rappresentarli.
Per me in politica si può essere giovani a 60anni, maturi a 70 e vecchi a 30.
Se il PD ha problemi di classe dirigente li risolva ma sono fatti del PD il progetto che è stato scelto è quello portato avanti da PD-SEL.PSI e questo deve andare al confronto elettorale.
Cordiali saluti
Maurizio Molinari
I
Siamo realisti e guardiamoci intorno.
Di Pietro? Finito-
Grillo ?Come tutte le ubriacture finirà.
Casini?Col 5% ormai “cronico”,parla come se avesse il 50%
Il PDL,il mio Partito?Prferisco non pronunciarmi.Se primarie ci saranno,ho firmato per Cattaneo,giovane sindaco di Pavia di 32 anni.
Vendola?Per carità lasciamo perdere.
Bersani? Brava persona.ma prigioniero ancora di un passato ,con tutto quanto c’è dietro,che non “buca”,
Ed allora?Il Renzi delle primarie?
Penso più al Renzi del dopo primarie.Al Renzi su cui Sacra Romana Chiesa punterà per aggregare i moderati,riempiendo un vuoto oceanico.E si sa che in politica i vuoti vanno riempiti .
Le prossime elezioni finiranno senza vincitori .Il Governo che nascerà vivacchierà eppoi di nuovo elezioni prima della fine della legisltarura.
Ed a sinistra’una sinistra laica,liberal-socialista di stampo anglosassone dovrà necessariamente rigenerarsi .Come .in che modo e con chi lo vedremo.E’ certo che questo passaggiuo sarà ineludibile.Ci vorrebbe un novello Tony Blair che putroppo non c’è.E che tale ruolo possa essere interpretato da Bersani ,scordiamocelo.Chi vivrà vedrà.
Sì, Casini si troverà due bei forni per decidere da chi comprare. La rinuncia alla vocazione maggioritaria, che era stata la grande intuizione di Veltroni al di là dell’errore tragico dell’alleanza con Di Pietro, comporta un ritorno ai vecchi ed abusati riti della politica. A differenza del Texas, questo “E’ un paese per vecchi”. Ma i vecchi hanno un difetto: muoiono.
Alle primarie PD ha partecipato meno del 6 per cento del corpo elettorale nazionale. Ora tutto si può tirare per i capelli ma ricavare da una percentuale così risibile i segni d’un mutamento storico mi sembra molto prematuro e azzardato. Non solo, se oggi il PD è accreditato al 31 per cento, i votanti alle primarie di questo 31 per cento sono stati circa il 17 per cento. Molto poco, se si considera una buona dose di voto proveniente dal centro destra. La combinazione dei media smaniosi del nuovo inventato, e una quantità di addetti sotto tutte le bandiere “cupidi rerum novarum” hanno organizzato la favola dello scontro epocale, che la nostra prospettiva toscocentrica ci impedisce ulteriormente di cogliere nella sua reale portata. Anche questa favola è finita, spengiamo la TV e ritorniamo alla realtà: affidare le beghe italiane a spalle senza protagonisti porta a poco o nulla.
Cosi ci troviamo in una strada obbligata, il centrodestra per battere Bersani, sarà costretto ad allearsi al centro e appoggiare il ritorno di Monti.
Tutto considerato a questo punto il male minore.