Non ci sono riusciti durante la campagna elettorale, che ha visto tutti i principali canali televisivi ed i maggiori giornali spudoratamente sostenere PDL e PD e ci riprovano ora, a tamburo battente deformando il significato dell’esito elettorale. A maggior ragione occorre non abboccare.
Il risultato della conta delle schede, alla Camera e al Senato dice con chiarezza che la maggioranza degli italiani non sono entusiasti del cosiddetto bipartitismo. Non tragga in inganno il risultato clamoroso (in negativo) della Sinistra Arcobaleno che ha pagato sia la non esaltante esperienza nel governo Prodi, sia la pressione asfissiante del PD.
Tra astenuti, schede bianche e nulle e voti andati ad altri partiti, Berlusconi e Veltroni hanno dalla loro parte meno della metà degli elettori. Berlusconi avrà una maggioranza netta solo grazie ai marchingegni della legge elettorale
Per quanto riguarda i voti validi, i Veltruscones hanno, tutti assieme, attorno (forse meno che più) al 70%. Tanto per dare un’idea, meno di quanto mettevano assieme la vecchia DC ed il PCI: e all’epoca nessuno pensava che si potesse fare a meno di tutti gli altri partiti.
Il rifiuto del bipartitismo è ancora più riscontrabile se si considerano i buoni risultati ottenuti dagli alleati di PDL e PD e, cioè, IDV, e Lega: gli elettori che si sono fatti convincere dalla campagna per il “voto utile” ma non se la sono sentita di accodarsi a PD e PDL hanno scelto gli alleati minori delle due coalizioni; altri o si sono rifugiati nei partiti identitari o si sono dispersi in una miriade di altri partitini. Alla fine della musica, in Parlamento, nonostante tutto lo sforzo per indurre gli Italiani a schierarsi da una parte o dall’altra, ci saranno (per ora) sei partiti: PDL, PD, Lega Nord, IDV, Partito delle Autonomie, UDC; altri partiti, come la Sinistra Arcobaleno, la Destra di Storace ed il PS pur non entrando in Parlamento, mantengono una loro consistenza e sono presenti nel Paese in molte amministrazioni locali.
Inoltre restano tutte da vedere le conseguenze che si avranno all’interno dei due partiti maggiori a causa del risultato. Per Berlusconi il problema è tutto di equilibri e di governo. I voti per governare li ha alla Camera ed al Senato e pertanto sarà giudicato per quello che saprà fare in una situazione economica difficilissima che costringe una larga fascia di connazionali alla povertà. Il carisma che sempre deriva dalle vittorie gli consentirà di orientare gli assetti futuri del PDL e forse anche la sua successione.
Per Veltroni si presentano i problemi maggiori: lo si è potuto capire notando come cambiava l’umore dei rappresentanti del PD nelle maratone televisive via via che agli exit polls, come sempre benevoli con il centro-sinistra, si sono sostituiti i dati reali di una sconfitta netta, ancorché non di una disfatta. All’interno del PD ora si preannuncia una situazione di stallo: gli avversari di Veltroni gli rinfacceranno di non aver intercettato i voti di centro, di aver contenuto la sconfitta svuotando i partiti alla sua sinistra ma dando spago e aiutando a crescere un alleato come Di Pietro che fa dell’antipolitica la sua bandiera. Insomma, il partito democratico non è franato come qualcuno poteva temere ma ha bruciato attorno a se ogni possibilità di trovare alleati. E con il 33% dei voti non si può puntare al governo del Paese da soli.
Nicola Cariglia

Vedete, io sono convinto che non si cambia la mentalità di un popolo. Neanche il “semidio” Berlusconi credo possa riuscirci.
Praticamente da “in hoc signe vinces” di Costantino siamo sempre stati cattolici (perché abbiamo avuto il “pontefice massimo”), caratterizzando il mondo europeo, che però si è diversificato per “scismi”.
Con il medioevo le autonomie comunali, gli scontri tra Papa e Imperatore; guelfi, ghibellini; bianchi neri; ecc. hanno portato a forti diversificazioni. E finalmente, l’empirismo e l’illuminismo, ci hanno dato anche il pensiero critico caro ai vecchi filosofi.
Oggi Passa (temporaneamente) Berlusaconi e ovviamente gli si contrappone un forte schieramento contrario.
E’ successo nel 1994 con la “gioiosamacchinadaguerra”
E questo durerà finche durerà Berlusconi.
Dopo, la mia non è scientifica è “a pelle”, ripartiranno i soliti litigi e le solite alleanze: Cribbio non vorrete che improvvisamente gli italiani sono diventati anglossassoni.
Solo in quel contesto futuro potremo trovare una sintesi laica, in quanto (al di la dei valori ideali) ritorneranno gli uomini liberi e i fideisti dogmatici.
Di questo periodo resterà solo la Lega Nord, che rappresentando interessi locali forti, resisterà fintantoche il sud non sarà in grado di emanciparsi economicamente al suo livello.
Dovremo avere pazienza. Preconizzo sette/otto anni. Cristo ho detto dovremo. Dovevo dire ai giovani, DOVRETE, chissà dove saremo noi!
Queste elezioni secondo me hanno dimostrato che nella stragrande maggioranza dei casi gli elettori italiani non votano più per appartenenza ma semplicemente ricercando la governabilità: infatti hanno concentrato i propri voti sulle due alternative di governo PD-IDV e PDL-Lega-MPA che hanno conquistato quasi l’85% dei voti. Sono convintissimo infatti che senza apparentamento al PD per esempio l’IDV avrebbe preso meno della metà dei voti, cosi’ come il malmesso PS alleato al PD avrebbe ottenuto sicuramente più del 2%. Anche per questo motivo non credo che favolose riedizioni di Rose nel Pugno pur lustrate a lucido potessero arrivare al 4%(ovviamente avrebbero fatto miglior figura del PS..). Alla fine bisognerà ammettere che due vecchie volpi della politica come Giorgio La Malfa o Marco Pannella avevano annusato l’aria che tirava meglio di molti altri e cosi’ oggi sono gli unici che bene o male sono ancora in Parlamento(anche a costo di rimetterci un bel po’ di faccia..). Credo che la strada verso la creazione di due grandi partiti sia oramai irreversibile: ovviamente non tutta la politica italiana si risolverà in quei due partiti perchè esisteranno soprattutto partiti a carattere territoriale come la Lega o l’MPA e micropartiti residuali di estrema sinistra e di estrema destra. Ovviamente spero che vi sia spazio per un altro partito di tipo laico e liberaldemocratico sullo stile dei Liberali tedeschi ma credo che per costruirlo ci vorrà molto tempo, concentrandosi soprattutto sulle due dimensioni europee e locali per i prossimi 5 anni. Anche perchè credo che si debba ripartire da quelle zone dell’Italia in cui la Lega non riesce ad essere presente ed in cui una qualche traccia di antichi partiti laici e liberali ancora esiste: ovvero credo che si debba ripartire dalla Romagna, dalle Marche, dalla Toscana, dall’Umbria e dal Lazio perchè li’ è forte un certo mal contento verso le amministrazioni della fu Unione ma l’elettorato non se la sente di votare per il PDL. Li’ lo spazio politico per una forza laica, liberaldemocratica e repubblicana che si concentri sui problemi del territorio e che affronti i problemi con pragmatismo e senza prese di posizione nè ideologiche nè demagogiche c’è davvero, ve lo posso assicurare. Non è detto che si debba per forza ripartire da sigle nuove, si può anche ripartire da storiche Edere e Tricolori, ma bisogna farlo con questo spirito rinnovato sapendo che i risultati non si vedranno dall’oggi al domani ma tra diversi anni, e che gli elettori vanno convinti sulle questioni concrete e non in nome di vecchie appartenenze che interessano oramai poche migliaia di persone in tutta Italia.
Torno sull’argomento. Non per dare risposte ma per proseguire una discussione che è interessante. Le risposte, poi, ognuno se le darà da se: per quanto mi riguarda facendo tesoro delle osservazioni degli altri. Richiamo il titolo dell’articolo che ha dato l’avvio a questo dibattito: “Berlusconi ha vinto, il bipartitismo meno”. A nessuno sarà sfuggito che ho usato la parola bipartitismo, non bipolarsimo; perchè la bipolarizzazione ha funzionato, grazie alla scelta per il cosidetto voto utile fatta da gran parte degli italiani. Ma la gente non si è precipitata ad allungare le fila del PDL e del PD, piuttosto ha privilegiato Lega e IDV. Veltroni ha riportato gli stessi voti (160000 mila in più) rispetto a quelli messi assieme da DS e Margherita due anni fa; e la percentuale del PDL è la stessa di due anni fa (forse qualcosa di meno).
Questo mi fa intravedere lo spazio per chi abbia voglia di cimentarsi in qualche proposta diversa e nuova.
Alcune reazioni a questa mia affermazione partono- mi pare- da un riflesso condizionato, come se io intendessi riproporre il vecchio partito socialista, o liberale o repubblicano. Sono anni che non mi passa proprio per la mente: e lo trovo piuttosto singolare dopo tante contumelie che mi sono state rivolte da qualche taleban-socialista per aver pronosticato per tempo il fallimento della Costituente socialista, dopo che era stata trasformata nel ridotto dei reduci.
Penso a qualcosa di nuovo. E Marcello Paris coglie nel segno quando sottolinea la necessità di lavorare su temi concreti.
Non si tratta di rispondere alla preoccupazione di Da Ros di ritrovare un ruolo (qualche posto di comando?) ai socialisti o ai liberali e a tutti quanti non sono stati capaci di recidere il cordone edipico con gli antichi partiti. Si tratta di organizzare una presenza che consenta di avanzare proposte adeguate: dalla qualità della democrazia in Italia alla soppressione di province ed enti inutili, dall’innalzamento ai livellli europei dell’età pensionabile all’uso corretto delle risorse e del territorio e al modo di conciliare flessibilità e non precarietà del lavoro. Magari- come sostiene Puccio Cartoni- facendoci promotori (dato che siamo tutti extraparlamentari) di proposte legislative di iniziativa popolare.
Tutto questo non è possibile e occorre rassegnarsi ad entrare in uno dei due partitoni, nei quali non c’è modo per nessuno di esporre una qualsiasi idea? Magari domani sarò io il primo a sostenerlo: diventeranno migliori, avranno regole di democrazia interna….
Ma ora come ora, certi appelli a prendere atto della realtà, mi sembrano i soliti alibi per giustificare l’atavico vezzo di correre a sostegno del vincitore. E siccome il vincitore non ne ha bisogno…
La politica cammina sulle gambe degli uomini…..
E noi non abbiamo UOMINI.
(SIAMO TUITTI STANCHI, DELUSI, AMAREGGIATI, SCONFORTATI, SCORAGGIATI, SCO….e forse da laici, OLTRE AD ESSERE SUPPONENTI E LAVATIVI, non sappiamo neanche più che cosa vogliamo)
La civiltà politica però è lì. appena fuori dalla punta del nostro naso!
A presto.
Caro Nicola,
sei sempre puntuale e un pò tagliente.
Permettimi che argomenterò tra qualche giorno e Ti darò anche un pò di man forte.
Gino
Caro Nicola,
il fatto che PCI e DC sommassero insieme più voti di PDL e PD avendo al contempo la presenza di PSI, PSDI, PLI e PRI, non mi sembra un esempio calzante per dimostrare che anche nella sitazione attuale vi sarebbe spazio per i minori. Ricordo che il fattore K impedì per decenni al PCI di avere un ruolo istituzionale e i piccoli partiti prosperarono all’ombra del fattore K, il quale non appena venne meno segnò la crisi degli stessi, e per essersi opposto a questo destino Craxi fu punito. PCI e DC non solo non produssero un bipartitismo ma nemmeno un bipolarismo, il quale caso mai prosperò nel rapporto governativo e conflittuale con i laici, ma sempre perché il PCI era fuori scena. La situazione di oggi ha tutt’altro profilo. Tu porti l’esempio di Lega e UDC. Per me l’UDC è un fenomeno residuale e quasi patetico di chi non vuol ammettere che queste elezioni passeranno alla storia come la sconfitta, finalmente!, del cattolicesimo politico vetero e neoclericale. Si aspetta di leggere i conti a sinistra con le frange esaltate del cattocomunismo presenti sia nell’Arcobaleno che nel PD. Il successo della Lega segnala questo fenomeno, una nuova ventata laica che purtroppo l’Italia non sa recepire e tradurre a livello nazionale. Il problema per l’ennesima volta è ancora culturale, non secondo i giochini clientelari dell’egemonia gramsciana ma nella comprensione delle nuove diretrici storiche che bussano alla porta. M.S.
La piccola disputa che si è aperta su questo sito ci dice che i risultati delle elezioni sono letti con punti di vista differenti e con analisi contrapposte.
Berlusconi ha vinto e il bipolarismo si sta affermando. Questo al momento è innegabile. Se PDL, lega e Mpa da una parte, Pd e Di Pietro dall’altra hanno messo insieme il 70 per cento ciò non significa che il rimanente 30% in futuro possa, verosimilmente, insidiare seriamente gli attuali schieramenti maggiori.
E’ vero che la politica è il mondo del possibile e quello che sembra certezza oggi può essere smentito domani.
Ma se non ci sarà una disarticolazione interna ai due schieramenti la vedo difficile.
Naturalmente la sinistra all’interno del PD (ma c’è ancora?) dovrà fare un ampio e lungo esame di coscienza e tornare ad aggregare le altre forze di sinistra che a loro volta dovranno abbandonare il massimalismo e il radicalismo accettando la realtà dei mutamenti avvenuti nella società italiana e capire i bisogni dei cittadini.
Il Paese ha dimostrato, nella legittima insofferenza verso chi ha sprecato l’ancorché labile patrimonio della precedente vittoria elettorale, di volere pragmatismo, scelte coraggiose ma soprattutto meno tasse, potere d’acquisto non eroso ogni giorno dall’aumento dei prezzi, non sempre esogeni, e una maggiore serietà complessiva dei politici.
Io credo che la valanga di voti alla Lega e i molti consensi a Di Pietro siano da leggere in questa ottica: la credibilità su alcune riforme, abbattimento dei costi dell’apparato, miglior funzionamento della macchina statale.
Va da se che in quel 30% di cittadini “sparpagliati” ce ne sono molti pronti a raccogliersi intorno ad un’idea o ad una proposta convincente di Società e di Governo ma serve che questa proposta ci sia e sia credibile.
Non v’è dubbio che un ritorno della sinistra in Parlamento sarà ineluttabile altrimenti significherebbe che il Popolo italiano ha perso il senno. C’è da considerare, infatti, che la domanda frastagliata di tanta parte della popolazione non potrà essere pienamente soddisfatta dalla classe dirigente al Potere perché, ancorché legittimata da un forte consenso, non avrà la capacità di rispondere a tutte le esigenze.
Tornando al punto di partenza, ovvero sul bipolarismo compiuto o meno, la cartina di tornasole la avremo in una prossima tornata elettorale amministrativa di una qualche consistenza.
Pubblico questo commento di Fiorenzo Da Ros.
I numeri si interpretano???
Qui qualcuno ha confuso i numeri con i sogni.
33 + 38 ovunque fa 71 se aggiungiamo la parola percento senza nessun dubbio avremo 71%.
Questo vuol dire che la maggioranza degli Italiani, una schiacciante maggioranza degli Italiani,
ha deciso che il bipartitismo è il futuro,anzi è già il presente. Punto.
Gli italiani hanno scelto di essere un paese normale, un paese come tutti gli altri paesi democratici.
Facciamo pure teorizzazioni temerarie, ma cadremo a picco nel baratro, perchè neppure a Manolo
è riuscita l’impresa di arrampicare su una parete a specchio.
Da oggi tutti quelli che sono fuori, comunisti, verdi, socialisti (???)…..non si vedranno piu’ in nessun media
e alle prossime elezioni le percentuali già infime ottenute oggi, diventeranno microgrammi visibili solo sull’ago
della bilancia del farmacista.
Questi i fatti e anche chi oggi proclama il contrario ne è conscio.
Possiamo discutere tra noi se è bene che siamo i soli in Europa a non avere un partito socialista in parlamento,
ma non possiamo certo incolpare il popolo Italiano se un gruppo di soggetti tutt’altro che cuor di leone,
ubriachi di potere, al momento del bisogno, anzichè chiudersi in quadrilatero a solidale difesa di un ideale e
di una storia gloriosa, si sono azzuffati l’un l’altro come dei monelli.
Scomparsi per anni sono poi riapparsi pensando bene di riazzuffarsi e ripacificarsi a ciclo continuo, perdendo
ogni credibilità.
La nuova linfa socialista, decine di giovani veramente in gamba, presenti con me ad incontri, attivisti, fatti
fuggire da capò oramai ingobbiti, ma pronti a tutto per avere sotto il culo uno scagnello da consigliere comunale.
Agli ultimi incontri, presenti quattro gatti e per giunta spelacchiati, parlavano in pompa magna come quando il PSI
aveva in mano lo scettro del potere…..nonostante le molte docce fredde la “ciucca” evidentemente non era passata.
Non ci resta che fare i socialisti, essere utili alla società cercare il nostro spazio, mettere la nostra passione politica
o con Berlusconi o con Veltroni.
Il resto sembra tempo perso, sembra antistorico, dico sembra, perchè si possono aprire altri scenari, ma solo nel
caso in cui i vincitori di oggi buttino questa occasione unica per riabilitare l’Italia agli occhi del mondo, che non facciano
le riforme, che governino da cani…
Non lo voglio nemmeno pensare, voglio essere ottimista: la logica dice che a capo del governo c’è ora un uomo che
dalla vita ha avuto tutto, cui vanno riconosciute grandi capacità capacità personali, leale amico di Craxi e che vorrà
impegnarsi per lasciare la sua positiva impronta nella storia dell’Italia.
Questo mi auguro insieme alla maggioranza degli Italiani.
Fiorenzo Da Ros
Impossibile discutere con chi, come Da Ros, prescinde totalmente dalle cose lette e si lascia andare ad una serie di considerazioni, giuste o meno, che niente hanno a vedere con il contenuto dell’articolo. Comprendo la sofferenza e la delusione di Da Ros per le esperienze avvilenti che ha dovuto compiere nel suo partito; gli esprimo tutta la mia solidarietà ma lo invito anche a riflettere sul fatto che se ne può tranquillamente prescindere (molti di noi, per esempio, non sono mai stati iscritti al PSI e non si considerano per questo più o meno fortunati di Da Ros). Ripeto quanto scritto in risposta a Siracusa: PD e PDL non hanno più voti di quanti ne avevano DC e PCI. Allora altri partiti e altri uomini seppero dare, fuori dai due partiti maggiori, un grande contributo all’Italia. E’ un fatto, non un opinione. Mentre è opinabile se ciò possa o debba ripetersi oggi. (n. c.)
Certamente,a parte i “veltruscones”,è solo un bene che altri partiti siano ancora presenti nel Paese ,ed in molte amministrazioni locali . Come per il passato era normale ,ricorda Cariglia , non si è mai pensato minimamente di poter fare a meno di gruppi partitici che portavano ed alimentavano cultura politica ,interessi ed esigenze” di popolo”. Con un piccolo particolare da specificare : che le “sigle e siglette”,come gli alleati importanti di una coalizione,possano riuscire ad evitare la riproposizione di argomentazioni e problematiche di facciata ,od idealità svuotate di contenuti e poco aderenti alla realtà culturale e sociale dei gruppi che pretendono di rappresentare e guidare .E riescano davvero ad indicare “altre vie” oltre quelle prospettate da PDL e PD . E diciamoci la verità : da sempre vittorie e sconfitte si sono alternate in dipendenza delle capacità dei condottieri , e non semplicemente della numerosità degli eserciti . Numerosità che ha sempre un suo peso , ma a patto di poter essere mantenuta orientata ed incrementata da una guida capace : tornando al nostro argomento ,alcuni capi si sono dimostrati abili , altri meno. Molto meno . Il peccato maggiore sarebbe non trarre da questa dimostrazione le dovute conseguenze .
Bando quindi ai personalismi ( capaci solo di generare,come dimostrato , un nepotismo inane e dispendioso ) , ai proclami storici ed alle appartenenze acritiche . Come al rifugiarsi dietro vecchie sigle o dietro la nuova dizione di “antipolitica”. Immagine che , quando viene agitata, può far credere non si abbia il coraggio di affermare ,nell’azione politica , valori di correttezza ,onestà e giustizia.
Caro Siracusa,
non ho scritto che il bipartitismo è stato sconfitto. Ho scritto e penso che ha vinto meno di Berlusconi e che ci vuole calma prima di trarre conclusioni affrettate. In tutta la “prima repubblica”, DC e PCI mettevano assieme più voti di quanto attualmente non sia la somma ottenuta da PDL e PD. Eppure non si può dire che non ci fosse spazio per altri partiti e che questi non abbiano svolto ruoli importanti con presidenti della repubblica, del consiglio, delle camere, ministri di primo piano, etc.
Insomma, non è affatto vero che non ci siano altre vie oltre quelle prospettate da PDL e PD: lo dimostrano l’UDC di Casini ma anche il successo di Lega e IDV e un altro dieci per cento di voti dispersi in sigle e siglette.
Caro Cariglia,
in tutta sincerità non vedo come si possa dire che il bipartitismo sia stato sconfitto. Nell’ipotesi che fosse andato al voto il 100% degli elettori, PD e PDL avrebbero sommato il 70%, ed è un’ipotesi poiché in realtà alle politiche almeno un 15% non ha mai votato. Personalmente sono contento del risultato della Lega dove germina un anticlericalismo nuovo e non più basato soltanto sull’ateismo e la liberazione dei genitali di ottocentesca memoria. Sapremo intercettare le nuove matrici del laicismo o continueremo coi libri di storia risorgimentali e neo risorgimentali? M.S.