La rottura consumatasi in questi giorni tra Berlusconi e Fini ha più il sapore di un licenziamento che non quello di un confronto o di un chiarimento politico e questa considerazione è utile per comprendere in quale clima è maturato il conflitto.
Un clima caratterizzato da una reciproca sopportazione e da un’altrettanto reciproca posizione di presunzione creditoria dell’uno verso l’altro e viceversa; Berlusconi fermamente convinto di meritare la fedeltà incondizionata di Fini per averlo “sdoganato” nel 1993 in occasione delle elezioni comunali di Roma, Fini dal canto suo con la consapevolezza della propria matematica necessità per la tenuta del governo e con la convinzione che tale apporto è stato utilizzato in modo sempre più spregiudicato per coprire gli affari del Cavaliere e gli imbrogli della cricca dei tanti “berluschini” che si agitano e si muovono intorno al Premier.
Due diversi modi di intendere la politica: da un lato un lavoro a base di comunicazione ed immagine, dall’altro un approccio piu’ tradizionale e basato su militanza, storia e valori (magari non condivisibili, ma valori!). Uno sbocco che onestamente non era prevedibile, almeno in modo cosi’ repentino e che oggi puo’ essere funzionale agli obiettivi proprio di quel Berlusconi che non a caso ha deciso di accelerare i tempi della rottura con Fini anche se cio’ comporta il concreto rischio di interruzione anticipata della legislatura.
Un rischio molto concreto perche’ coincide con l’interesse del Cavaliere che ben conosce l’attuale impreparazione della sinistra ad affrontare delle elezioni anticipate e non vuole lasciare il tempo di organizzarsi a Fini, Casini ed altri.
A sinistra e nel PD in particolare sbaglia chi pensa di poter lucrare consensi da questo conflitto interno alla destra. Innanzitutto perche’ ad oggi lo scontento nei confronti del Governo Berlusconi non si e’ ancora trasformato in fiducia e consenso per una coalizione alternativa; in secondo luogo perche’ (finquando Fini non fara’ scelte diverse) il conflitto in atto tra il Premier ed il Presidente della Camera rischia di dare, sempre all’interno del recinto centrodestra, uno spazio ed una voce anche a chi non condivide le scelte ed i comportamenti di Berlusconi e dei suoi.
Quindi, paradossalmente, il conflitto Berlusconi-Fini rischia di non tradursi in una penalizzazione per la coalizione di governo; l’attenzione dell’opinione pubblica tende infatti a concentrarsi sul centrodestra creando le condizioni affinché in quello stesso perimetro politico possano coesistere le posizioni a favore del Cavaliere come anche quelle contrarie, con una evidente sottrazione di spazio di manovra alle forze ed ai partiti che hanno messo al centro della loro azione il contrasto del Premier.
Sarebbe opportuno che quella di Fini fosse una scelta e non solo una mezza scelta; sarebbe opportuno per non creare situazioni di comoda ambiguità e per consentire un confronto chiaro, come peraltro richiesto da un sistema politico bipolare quale nei fatti è attualmente quello italiano.
Sarebbe addirittura necessario nel caso di elezioni politiche anticipate, visto che la valutazione delle responsabilità e delle colpe, in alcuni casi gravi ed imbarazzanti, non consentirebbe a nessuno di attestarsi su “terze posizioni” da cerchiobottisti. Ciò ovviamente non riguarda soltanto Fini, ma anche altri soggetti politici che sono costantemente alla ricerca di posizioni di rendita politica preoccupandosi più del posizionamento che della capacità di aggregare consenso.
Oggi il Paese non ha bisogno di magie o di sofisticate alchimie politiche, ma di proposte e di fatti concreti che diano risposte e speranza a chi non ha lavoro, a chi lo ha in modo precario, a chi non arriva alla fine del mese e non ha davanti a se’ alcuna prospettiva.
Massimo De Simoni

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